Quando Klee e Le Corbusier ridisegnarono l’Italia

Due mostre a Roma mettono a confronto il fascino che il nostro Paese ha esercitato sullo sguardo dell’architetto francese e del pittore tedesco

"Colori e colonne", opera del 1931 di Paul Klee

Marco Di Capua

-

In tempi di spread sfavorevoli, con tanto di giudizi pesanti da parte di invisibili mercati, forse varrà la pena raddrizzare la schiena ripensando al visibilissimo "differenziale artistico" che per qualche secolo ci ha tenuti in cima alla cultura internazionale. Un paio di mostre romane bisogna leggerle, anche patriotticamente, così. Sono L'Italia di Le Corbusier (dal 18 ottobre al 17 febbraio) al Maxxi, e Paul Klee e l'Italia (dal 9 ottobre al 27 gennaio) alla Gnam. Mettono a fuoco, accompagnate da cataloghi Electa, la fascinazione che il nostro Paese ha esercitato sulla mente e sullo sguardo del più radicale architetto francese e del più grande pittore tedesco del ’900. Marina Talamona ha raccolto 320 documenti (inclusi dipinti e progetti) e 300 fotografie per rappresentare, con l’aiuto dell’allestimento di Umberto Riva, i quattro viaggi che tra il 1907 e il '23 condussero Charles-Edouard Jeanneret (1887-1965), arcinoto come Le Corbusier, in Italia.

Mentre viaggia, il giovane disegna moltissimo, convinto che soltanto attraverso la matita le cose "restano in noi per la vita". Scrive: "Se avete disegnato la Torre di Pisa, inclinata rispetto al Duomo e al Battistero, vi accorgerete che questo stupefacente fenomeno ha una straordinaria forza poetica". E aggiunge: "Se avete visto Roma fatta di linee orizzontali, di prismi cilindrici o poligonali, non avrete più voglia di fare immonde contaminazioni".

L’uomo che, massacrando ornamenti, vorrà ordinare la nostra esistenza cercando la lirica nella geometria e la funzionalità della macchina nelle nostre abitazioni, colui che non farà che parlare di luce e spazi verdi, è pur quello che dedica i suoi libri a Stalin e a Benito Mussolini cercando committenze, ma svelando anche il tratto che assimila certo utopismo urbanistico ai totalitarismi del ’900.

Accanto allo strano cubismo di Le Corbusier, ecco in mostra opere di Carrà, Morandi, Severini. Però, nella mente di questo amato e odiato produttore di città radiose, ruotano altre connessioni: nel 1934, in un pomeriggio d’estate, dal finestrino di un treno che passa da Pisa Le Corbusier ne ridisegna lo skyline e lo accosta al suo progetto del Palazzo dei soviet, annotando sul foglio: stessa unità. Ricordi e rivelazioni di una matita?

Paul Klee (1879-1940), nato vicino a Berna ma di padre tedesco, e tale nell’attualizzare il "wanderer", il viandante della tradizione romantica, venne in Italia sei volte, la più importante e duratura delle quali fu la prima, nel 1901. E benché non tralasciasse né un museo né una chiesa, e nemmeno un concerto che per poco valesse la pena, amò l’Italia così come si ama una fonte irradiante ma indefinita, l’origine biologica della bellezza. Ora 100 opere, nella mostra romana, mettono a confronto questo luminoso cacciatore di essenze con artisti europei (Wassily Kandinsky e Josef Albers) e italiani (kleiani) come Osvaldo Licini, Fausto Melotti, Gastone Novelli, Achille Perilli.

Di Michelangelo, Klee accetta l’importanza ma in fondo non gliene importa nulla, gli piacciono i mosaici ravennati e le pitture pompeiane. Cerca la vita: il porto di Genova, il mare coi velieri, le strade malate e sozze di Roma, gli occhi languidi delle donne, lo spettacolo travolgente e feroce di una Napoli che gli fa desiderare di "essere per qualche tempo un napoletano".

Il giovane Paul non sarà più così giovane al suo ritorno in patria. L’Italia ha agito su di lui come l’India su Hermann Hesse, un luogo che rimodella l’esistenza. A proposito: anni dopo Hesse rievoca Klee in Pellegrinaggio in Oriente e presenta la figura di un uomo disposto a cercare se stesso molto lontano, anche in Africa, in Asia.

I due pellegrini, Hermann e Paul, avevano perfino fondato il gruppo che potesse realizzare quel desiderio di un altrove straniero. Sapete come si chiamava? La Lega. Curioso, no?

Leggi Panorama online

© Riproduzione Riservata

Commenti