Montparnasse, quel quartiere crocevia

Il genio di Modigliani e Soutine rivive nella mostra milanese. Un filo che arriva fino a Minjun

Credits: Corbis, Lionel Bonaventure/Afp/Getty Images

Marco Di Capua

-

Quei meticci che nei primi decenni del ’900 resero struggente Parigi erano quasi tutti ebrei e quasi tutti pittori di genio: l’italiano Amedeo Modigliani, il lituano Chaïm Soutine, il polacco Moïse Kisling. Ebrei erano anche i mercanti che li sostennero, Léopold Zborowski e Jonas Netter. Ancora poco nota ma di altissimo livello approda a Milano la collezione di quest’ultimo, nella mostra Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti (a Palazzo Reale, dal 21 febbraio all’8 settembre). Non d’avanguardia, perché non in contraddizione con il proprio tempo, quei solitari esprimevano uno stile intensamente individuale, il loro inguaribile disadattamento, nonché la malinconia e l’ardore della breve stagione che stavano attraversando. Che si svolse nei caffè e nei bistrot di Montparnasse, il quartiere che, abbandonato Montmartre, consentiva qualche possibilità in più di essere riconosciuti, dunque di diventare ricchi. Ciò naturalmente non avvenne, e nei quadri di quei leggendari "déracinés", sui muri bianchi e scrostati di Maurice Utrillo, santo bevitore che una misteriosa perversione del gusto postpone di gran lunga a un lavativo di talento come Marcel Duchamp, leggiamo la vita agra e poeticissima di chi ebbe dalla sua solo un sacco di tormenti e un acutissimo senso della bellezza.

Col tempo Montparnasse è cambiata molto, quel sistema dell’arte che allora si stava formando si è consolidato e si specchia sui vetri della lussuosa Fondation Cartier. Qui, fino al 24 marzo, sulla linea M che alla partenza significava Modigliani, c’è la spensierata mostra di Yue Minjun, L’ombre du fou rire. Un altro pittore è venuto da lontano, ma la sua risata ha seppellito un’epoca.

Leggi Panorama on line

© Riproduzione Riservata

Commenti