Rita Fenini

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Sino al 24 settembre 2017, la Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno ospita la mostra "Bertozzi e Casoni. Minimi Avanzi", che presenta 24 opere - di diversi formati - realizzate dai due dei più importanti e riconosciuti maestri della scultura ceramica contemporanea, cui si aggiunge un’installazione inedita di grandi dimensioni, creata appositamente per gli spazi del museo, che dialoga con i suoi luoghi ricchi di storia e con i capolavori d’arte antica in esso conservati.

Le date

La mostra è visitabile dal 25 marzo al 24 settembre 2017 secondo il seguente calendario

marzo - aprile - maggio:
martedì - venerdì, 10 - 13 e 15 - 18
Sabato, domenica e festivi 10 - 18
Lunedì chiuso

giugno - luglio - agosto - settembre:
martedì - domenica 10 - 19
Lunedì chiuso

Dove

Ad ospitare la mostra, la Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, Piazza Arringo, 7

Perché è importante

La rassegna, curata da Stefano Papetti, Elisa Mori, Giorgia Berardinelli e Silvia Bartolini, oltre ad essere la prima personale del duo Bertozzi e Casoni in terra marchigiana, riveste inoltre un importante significato di rinascita culturale e turistica per tutta la regione: prevista originariamente per lo scorso 26 novembre, l’inaugurazione dovette subire uno spostamento a causa dei terribili eventi sismici che colpirono le Marche e in particolare le province di Ascoli Piceno e Macerata. A quattro mesi di distanza, l’esposizione si ripresenta ora con lo stesso progetto espositivo.

"Bertozzi e Casoni. Minimi Avanzi" affronta alcuni temi cari ai due artisti, primo fra tutti, quello del cibo in tutte le sue declinazioni - avanzi di banchetti, rifiuti, lattine, rimasugli, pattumiere - oltre a fiori, farfalle, animali, giornali, ed elementi della vita quotidiana che, sapientemente smembrati e riassemblati, compongono le insolite nature morte realizzate in ceramica policroma che li hanno resi celebri. Opere costantemente in bilico tra surrealismo compositivo e iperrealismo formale, in cui la caducità del mondo organico si collega a quei sentimenti di disgusto e orrore che proiettano il pubblico nel mondo dell’usa e getta e della futilità del materialismo moderno: ma attraverso la ceramica, Bertozzi e Casoni restituiscono agli oggetti nuova esistenza, donando loro una sorta di nuova vita “eterna”. Essi, infatti, sottratti alla deperibilità, acquisiscono una nuova valenza, quella della godibilità estetica

Chi sono Bertozzi e Casoni

Terminati gli studi, Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni frequentano l'Accademia di Belle Arti di Bologna, fondano una società e partecipano alle manifestazioni che tentano di mettere a fuoco i protagonisti e le ragioni di una “nuova ceramica”. Abilità esecutiva e distaccata ironia caratterizzano già le loro prime creazioni in sottile maiolica policroma. Importante è la collaborazione (1985-1990) con la Cooperativa Ceramica di Imola, dove lavorano come ricercatori nel Centro Sperimentazioni e Ricerche sulla Ceramica.

Negli anni Novanta emerge nel loro lavoro un aspetto maggiormente concettuale e radicale e la critica e le più importanti gallerie d'arte nazionali e internazionali cominciano ad interessarsi al loro lavoro: le loro sculture - simboliche, irridenti e pervase da sensi di attrazione nei confronti di quanto è caduco, transitorio, peribile e in disfacimento - sono diventate icone internazionalmente riconosciute di una condizione umana universale, non solo contemporanea.

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