Antonella Bersani

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Erotico, coinvolgente, viscerale. Sulla musica del Bolero di Ravel si possono costruire sceneggiature, spot, documentari tanto è nota e capace di toccare le corde più profonde, ma quando si tratta di danza ecco che quelle note trovano la dimensione ideale.

Un’esagerazione? Forse, ma  questo è’ il motivo per cui tale balletto o tale musica continua a esercitare un fascino primitivo.

In termini di danza, viene subito in mente il Bolero con cui Maurice Béjart ha conquistato le platee internazionali sia con la versione femminile che con quella maschile interpretate da ballerini come Luciana Savignano, Maya Plisetskaya, Sylvie Guillem o il primo e indimenticato Jorge Donn. Ma c’è anche un altro Bolero, quello che il Balletto di Milano (in scena all’Elfo Puccini di Milano lunedì 20 luglio con un’unica rappresentazione) ha ripensato, ricoreografato a cura di Adriana Martellitti e persino rappresentato a Losanna, città simbolo della scuola Béjartiana. Si tratta di un’opera neoclassica, contemporanea, che rilegge il “conflitto tra melodia e ritmo” del Bolero (sono le stesse parole del compositore a definirlo tale) spogliandolo della componente/ossessione omossessuale di Béjart ma non di quella erotica, per altro impossibile da eradicare. In scena uomini e donne. In scena l’eterna dualità tra anima e corpo, cuore e bestialità, amore e possesso.

La serata del 20 offre molto a un pubblico che vuole emozioni. Insieme con Bolero, ormai in repertorio da 5 anni, il Balletto di Milano presenta infatti anche coreografie ispirate e realizzate su musiche delle grandi canzoni francesi (Charles Aznavour, Jacques Brel, Edith Piaf e Yves Montand), mostrando ciò che la danza può aggiungere e aiutando a capire l’anima di una compagnia che in 23 anni diattività ha creato a Milano un punto di riferimento artistico di riguardo, divenuto Ambasciatore della danza nel mondo.

“Io mi sono sempre ispirato a questo principio: riportare la danza al suo mondo originario, quello del linguaggio universale delle emozioni e non di un’élite” spiega il direttore artistico della compagnia Carlo Pesta, già ballerino scaligero e direttore artistico di enti lirici quali il Pucciniano di Torre del Lago “Lavoriamo con le nostre forze: pochi finanziamenti ma tante tournée e spettacoli di successo che non solo ci hanno permesso di sopravvivere, ma anche di crescere e di restaurare il Teatro di via Fezzan 1 senza mutui o indebitamenti. Oggi siamo l’unica compagnia di danza ad avere un Teatro proprio di riferimento”.

Formato da 26 elementi rigorosamente selezionati dalle più prestigiose accademie (gli ultimi due inserimenti dalla scuola del Teatro alla Scala), il Balletto di Milano è stata la prima compagnia italiana a esibirsi al Bolshoi di Mosca, conta 110 spettacoli all’anno ed è ospite dei maggiori teatri ed enti lirici italiani e internazionali totalizzando annualmente circa 100mila spettatori. “Realizziamo ogni anno nuove produzioni, complessivamente 8 balletti e 3 opere liriche, collaborando con coreografi emergenti o anche molto affermati. E’ questo che ci permette di essere invitati nei maggiori teatri del mondo”. Dopo Milano infatti, la Compagnia è attesa in Estonia, in Lettonia e quindi a San Pietroburgo. E per la prossima stagione, grande attesa per la nuova produzione Anna Karenina, coreografie di Teet Kask (molto affernato nel nord europa e per la prima volta al lavoro in Italia) su musiche di Tchaikovsky.

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