Luca Bergamin

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Da Cnosso a Fontanellato. Da Minosse a Franco Maria Ricci. Il 29 maggio l’editore italiano di libri d’arte illustrati più conosciuto del mondo inaugurerà, dopo dieci anni di lavoro, il Labirinto della Masone nella sua tenuta nella campagna parmense. Costruito interamente con piante di bambù, sarà protagonista fino al 9 maggio anche alla libreria Hoepli di Milano, da lunedì al sabato, dalle 11 alle 19,30, dove i visitatori potranno ammirarne le vedute fotografiche insieme ai volumi delle edizioni Ricci.

Il Labirinto della Masone riporta in auge un motivo architettonico che risale almeno all’antica Grecia, e più precisamente a Creta, dove il re dell’isola, Minosse, incaricò l’architetto Dedalo di tracciare un intrico di strade, gallerie e stanze per imprigionarvi il Minotauro, creatura metà uomo e metà toro alla quale Minosse doveva sacrificare ogni anno sette fanciulli e sette fanciulle per placare l’ira di Poseidone. Da allora il labirinto ha influenzato in vari modi arte e architettura, come si può vedere, anche in Italia, dal labirinto pavimentale della Casa del Poeta Tragico, a Pompei; da quello di Calvatone, in provincia di Cremona; o dai bassorilievi del Duomo di San Martino a Lucca.

Dopo la fioritura in epoca medievale, quando, conforme al modello spiroidale che orna il pavimento della cattedrale francese di Chartres, rappresentava il pellegrinaggio in Terra Santa, il labirinto è tornato di moda nel Rinascimento e nel Settecento, quando l’aristocrazia lo ripropose in forme vegetali come passatempo mondano, giocoso ed erotico, nel quale ambientare giochi d’amore. È il caso, tra gli altri, di Villa Pisani a Stra, in provincia di Venezia, dove la damigella attendeva il cavaliere mascherato sulla torre al centro del percorso. Più di recente, il fascino del dedalo, oltre a ispirare i racconti dello scrittore argentino Jorge Luis Borges ha infine acceso la fantasia di artisti come Richard Serra o Michelangelo Pistoletto, che l’ha ricreato addirittura di carta. L’uomo, insomma, continua a essere stregato da quelle che Franco Maria Ricci chiama «forme piene di rigiri e avvolgimenti». Simboli, in definitiva, della vita stessa.

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