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Arte & Idee

La Ricchezza del Mondo, un capolavoro per Expo

Intervista a Grazia Cucco, artista umbra al padiglione di Farinetti e Sgarbi

Un quadro vivo, come lo hanno definito critici e curatori che lo hanno visto in anteprima. E in effetti, quest'opera di Grazia Cucco, racconta proprio la vita.

Ecco perché sarà la geniale artista umbra, scoperta da Mogol oltre vent'anni fa e portata poi sulla scena dell'arte contemporanea da Vittorio Sgarbi, ad aprire il padiglione per Expo di Eataly, curato da Oscar Farinetti con Vittorio Sgarbi come ambasciatore. Che si sono dati un duplice obiettivo per declinare il gusto, quello delle eccellenze gastronomiche e artistiche. Ogni regione così avrà i propri rappresentanti nei due ambiti, accompagnati da una mostra antologica sulla storia dell'arte italiana.

E il lavoro di Grazia Cucco, miniaturista del contemporaneo, racconta i temi di Expo, a cominciare dal titolo, La Ricchezza del Mondo. Ne abbiamo parlato con l'artista.

Come è nato questo quadro?

"Mi è stata commissionata un'opera che avesse per tema quello di Expo, che fosse assolutamente originale e di grandi dimensioni. Normalmente lavoro su tavole antiche tra i 20 e i 30 cm, con una tecnica da miniaturista. Ma questa volta, ho misurato la parete del mio studio, a casa, e ho preso una tela della stessa dimensione: la mia grandezza massima. E poi, è venuta l'idea. Per una volta, completa: non è usuale per il mio modo di lavorare".

Perché, solitamente come nascono i suoi quadri?

"Di solito comincio a dipingere un angolo della tela senza avere la minima idea di cosa succederà quando sarò arrivata alla fine. Questa volta, invece, avevo perfettamente chiaro cosa volevo fare".

In quali tempi ha realizzato questo lavoro?

"Ho iniziato a metà dicembre e ho finito subito dopo Pasqua: una sorta di Resurrezione dalla fatica! Non mi sono mai fermata, soprattutto all'inizio, per dare l'impostazione generale del quadro. Poi, sono venuti i dettagli".

Dettagli che sono incredibili, di una finezza meravigliosa...

"Fanno parte della mia tecnica da miniaturista, di solito copio i fiori e i rami dal vivo, ma in questo quadro, così grande, non ho raggiunto il massimo livello di dettaglio perché avrebbe indurito troppo il risultato finale".

A presidiare campi coltivati, boschi, deserti, mari, fiumi, uccellini, formiche, mucche, cinghiali, conigli, pesci e tutte le altre meraviglie del Creato, ci sono quattro cavalieri-insetti, che sembrano usciti da uno scenario fantascientifico. Chi sono?

"Sono quattro templari che inizialmente indossavano mantelli con una croce sopra, che per me però non rappresentava la fede cristiana ma qualcosa di più vicino alla Croce Rossa: sono i protettori di un pianeta in pericolo. Al posto di quelle croci, facilmente equivocabili, ho dipinto su quei mantelli delle stelle marine, creature stupende, che vivono solo nei mari non inquinati".

Ma perché ha scelto degli insetti?

"Gli insetti accompagnano tutti i miei lavori, sono parte della mia vita. Amo moltissimo le mantidi religiose: pensi che sono riuscita anche ad addomesticarle. Bevono il latte e mangiano la carne trita e ne ho avuto un nido persino sul mio cavalletto. Ma hanno un aspetto troppo femminile, così questa volta ho scelto degli ingrandimenti di Empusa Pennata, una specie della famiglia delle mantidi, per me estremamente regale. Perfetta per il ruolo di guardiano del pianeta".

Una ricchezza da salvare, come allude il titolo, La ricchezza del mondo.

"Il titolo, come spesso avviene nei miei lavori, lo ha trovato il Maestro Mogol. E come sempre, ha colto esattamente il messaggio che volevo esprimere: come lo ha detto, mi ci sono ritrovata".

Per lei cos'è la ricchezza del mondo?

"La micronatura. Tutte quelle forme di vita che si possono notare solo se ci si siede nel bosco per un po' di tempo, con calma e senza pensare a niente. Allora si vedono tutti quegli insetti piccolissimi, quella vegetazione minima e quei colori che altrimenti, anche solo camminando, non si notano. Per me quella è una magia e io cerco di ritrarla in ogni mio lavoro".



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