Rita Fenini

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Curata da Enzo Savoia e Francesco Luigi Maspes, la mostra al GAMMANZONI s’inserisce nel programma delle celebrazioni promosse in Italia per il centenario della prima Guerra Mondiale.

Esposte una trentina di dipinti del pittore e scenografico friulano Italico Brass che, allo scoppio della Grande Guerra, per eseguire schizzi e studi, ottenne dal Comando Supremo e dalla Regia Marina il permesso di seguire i soldati lungo la linea del fronte, soprattutto nella zona compresa tra Sdraussina, il monte San Michele e San Martino del Carso

Quando

"La Grande Guerra. I racconti pittorici di Italico Brass" sarà aperta al pubblico dall'11 aprile al 1 luglio 2018 nei seguenti giorni e orari:

da martedì a domenica dalle 10.00 alle 13.00 / dalle 15.00 alle 19.00 (ultimo ingresso, ore 18.30)

Aperture straordinarie: 25 aprile , 1 maggio , 2 giugno 2018

Dove

Ad ospitare la mostra, gli spazi del GAMMANZONI, Centro Studi per l’Arte Moderna e Contemporanea in via A. Manzoni, 45 a Milano

Perchè è interessante

Con una pittura in cui l’aria, la luce e il colore si fondono e si diffondono indissolubilmente e con efficacia, la guerra dipinta da Italico Brass non è mai tragica o a tinte fosche: il suo è un linguaggio artistico in cui prevale il lirismo, mediato (soprattutto dopo i soggiorni di studio a Monaco e a Parigi, dove conobbe gli Impressionisti) dalla cultura veneziana di Ricci, Tiepolo e Guardi.

"Le trincee di Brass sono tranquille, non si sente l’odore della morte", ebbe modo di ricordare Mario Rigoni Stern commentando le immagini, le scene e i soggetti dei "racconti pittorici" di Brass

Il percorso espositivo milanese, oltre ai dipinti di Italico Brass provenienti dalla collezione degli eredi Brass, si completa con una serie di fotografie d’epoca sulla prima guerra mondiale e con una sezione dedicata alle immagini di soldati in azione dipinte da Giulio Aristide Sartorio, Giuseppe Montanari e Achille Beltrame.

Italico Brass, note biografiche

Italico Brass nacque a Gorizia nel 1874: la cittadina era austriaca, ma la famiglia irredentista e questo spiega il suo nome, Italico.

Studiò a Monaco e a Parigi, accanto agli Impressionisti: nel 1895, di ritorno dalla Francia, si trasferì a Venezia. Si dedicò allo studio del paesaggio, con lunghe permanenze nel Bellunese e nel Friuli Venezia Giulia e fu presente a quasi tutte le Biennali, dove allestì anche due personali (1910 e 1935) ed ebbe una personale postuma nel 1948.

Pluripremiato, partecipò a mostre in Italia e all’estero e la sua buona conoscenza dell'arte antica lo favorì nella selezione delle commissioni tecniche per le grandi mostre di Tiziano (1935), Tintoretto (1937) e Veronese (1939).

Si spense improvvisamente a Venezia nel 1943.


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