Rita Fenini

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Protagonista dell’arte italiana degli anni Sessanta e Settanta, al centro di un vivo e crescente interesse internazionale, alla nota artista spezzina Ketty La Rocca (La Spezia, 14 luglio 1938 – Firenze, 7 febbraio 1976) la VXIII Biennale Donna di Ferrara dedica la mostra "Ketty La Rocca 80. Gesture, speech and word", vasta selezione di opere che ruotano sul fulcro fondamentale della poetica dell’artista: il rapporto tra linguaggio verbale e corpo

Quando

La mostra è visitabile sino al 3 giugno 2018 nei seguenti giorni e orari

Da martedì a domenica 9.30 – 13.00 / 15.00 – 18.00

Aperto il 2 giugno 

Dove

Ad ospitare "Ketty La Rocca 80. Gesture, speech and word" gli spazi del Padiglione d’Arte Contemporanea di Ferrara, in C.so Porta Mare 5

Prestiti

La mostra, oltre all’indispensabile sostegno dell’Archivio Ketty La Rocca, si arricchisce dei prestiti del Mart di Rovereto, della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, della Collezione Palli, della Collezione Frittelli, delle Teche Rai e della Quadriennale d’Arte di Roma

Perchè è interessante

Curata da Francesca Gallo e Raffaella Perna e realizzata in collaborazione con l’Archivio Ketty La Rocca di Michelangelo Vasta (figlio dell'artista), la mostra si muove su un doppio binario, tematico e cronologico: il polo della parola e quello del gesto

Esponente di primo piano della "poesia visiva" e da sempre animata da un grande interesse per la condizione femminile, fra le circa 50 opere in mostra, di particolare interesse sono i Collage e i Cartelli, basati sul rapporto tra immagine mediatica e parola, una sorta di analisi dello stereotipo femminile offerto dai media e dalla pubblicità: attraverso queste opere infatti, con sguardo pungente e ironico, l'artista irride i cliché, ponendo sotto accusa il processo di reificazione del corpo femminile nella comunicazione contemporanea

Inoltre, vista la grande importanza della performance nel lavoro di Ketty La Rocca, non potevano mancare, all'interno del percorso espositivo, due repliche del gioco-performance "In principio erat verbum" (eseguite dagli allievi dell’Istituto d’arte Dosso Dossi di Ferrara) e l’audio originale della performance del 1975 "Le mie parole, e tu?", dove, a un testo sintatticamente perfetto, ma privo di qualsiasi significato - letto dall'artista - si contrapponeva l'allocuzione vocativa e accusatoria "tu", "you", pronunciata dagli studenti spettatori: realizzate in maniera corale e sempre a partire da testi "nonsense", ripetitivi, pieni di intercalari ed espressioni di stampo burocratico, scopo di queste performance era quello di ribadire l’incapacità delle lingue storiche di comunicare in modo autentico

Ketty La Rocca e la poesia visiva

La poesia visiva nasce all'inizio degli anni sessanta da tutte quelle sperimentazioni artistiche e letterarie compiute nel clima della Neoavanguardia e pone in un unico contesto artistico le potenzialità espressive della parola in relazione all'immagine.

I poeti visivi si rendono conto che sia la letteratura sia l'arte stavano utilizzando un linguaggio eccessivamente lontano da quello comune e decidono così, per colmare questa distanza, di creare un "moderno volgare", il cui lessico proviene dall'ambito della comunicazione di massa, cioè dai quotidiani, dai rotocalchi, dalla pubblicità e dai fumetti: tramite veri e propri collage di immagini e parole, la poesia visiva trasmette messaggi profondi e forti, che vanno oltre le stesse parole e le immagini

Ideatori e protagonisti della "poesia visiva" i fiorentini Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti, fondatori del "Gruppo 70", al quale aderì un nutrito numero di artisti e la stessa Ketty La Rocca, che si è mostrata molto interessata a questa forma artistica e l'ha conformata in modo da renderla sua (strutturando le sue opere in maniera molto personale ed originale), per poi continuare il suo percorso lasciando da parte la poesia visiva e dedicandosi ad altre forme di comunicazione artistica.

Craniologie (1973)

Fra le varie espressioni artistiche realizzate da Ketty La Rocca, di grande impatto visivo ed emotivo le cosidette "Craniologie", attraverso le quali l'artista, con un linguaggio scarno, pulito e classico, ha elaborato la propria situazione negli ultimi periodi della sua breve vita.

Sorta di collage realizzati sulla base delle radiografie che mostrano il cranio dell'artista attaccato dalla patologia terminale, è proprio con questi lavori che Ketty La Rocca raggiunge gli esiti più alti della sua poetica: sullo sfondo delle evanescenti impronte radiografiche del suo cranio, l'artista intarsia l'immagine della sua mano, come se si trattasse di un calice colmo di fiori con intorno una brulicante scia di "you", una preghiera intima al suo interlocutore.



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