Redazione

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Dopo tre giorni di lotta con le fiamme, il 5 settembre 1666 veniva finalmente domato quello che resterà nella storia come il Grande incendio di Londra, il più devastante che abbia mai colpito la città. Nell'area dell'odierna City andarono distrutte oltre 13.000 abitazioni, quattro ponti sul Tamigi e innumerevoli importanti edifici civili e religiosi, dalla Royal Exchange alla Cattedrale di Saint Paul, alla Fleet Street che collegava la commerciale City of London alla zona delle istituzioni, nel quartiere di Westminster.

Solo un quinto della città "entro le mura" medievali non venne coinvolto dall'incendio, partito dal forno del panettiere di Carlo II d'Inghilterra, a Pudding Lane, che in quattro giorni divorò l'80% della città. Nonostante le dimensioni dell'incendio - furono 65.000 gli sfollati - si è a lungo ritenuto che il numero di morti fosse stato basso, una o due decine, ma la cifra documentata è stata giudicata recentemente non attendibile. 

Un'imponente rievocazione di quei tragici giorni è andata in scena ieri sera Londra, dove una gigantesa ricostruzione della Londra del 17esimo secolo, un modellino lungo 120 metri realizzato dall'artista, è stato dato alle fiamme lungo il corso del Tamigi. La scultura data alle fiamme nella notte londinese è opera dell'artista statunitense David Best, in collaborazione  con il collettivo Artichoke.


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