Rita Fenini

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La Fondazione Carriero di Milano prosegue il suo percorso di indagine e approfondimento dedicato all’arte concettuale analizzando l’opera di Giulio Paolini, suo indiscusso pioniere nel nostro Paese.

Titolo della mostra, curata da Francesco Stocchi e organizzata in stretta collaborazione con l’artista, "Giulio Paolini. Del bello ideale"

Quando

La mostra apre al pubblico dal 26 ottobre 2018 al 10 febbraio 2019 nei seguenti giorni e orari:

da martedì a domenica dalle 11:00 alle 18:00
ingresso libero
chiuso il lunedì

Dove

Ad ospitare l'esposizione gli spazi della Fondazione Carriero in via Cino del Duca 4 a Milano

Perché è interessante

Attraverso un percorso espositivo non cronologico, scandito in 3 nuclei tematici che si articolano nello spazio ed entrano in relazione con l’architettura dell’edificio, il visitatore può mettere a fuoco la poetica di Paolini e comprenderla con più facilità

Grazie ad un'ampia selezione di lavori, "Del bello ideale" ripercorre l’intero arco dei suoi 57 anni di carriera, esponendo capisaldi della produzione di Paolini tra cui spiccano: Senza titolo (1961), Monogramma (1965), AB 3 (1966), Nécessaire (1968), Controfigura (critica del punto divista) (1981), alcuni dei suoi celebri autoritratti e tre nuove opere realizzate appositamente per l’occasione.

Particolarmente interessante l’allestimento al piano terra, che ruota attorno al tema del "Ritratto e Autoritratto", vero e proprio topos della storia dell’arte occidentale e fulcro della poetica di Paolini, che fin dall’inizio degli anni Sessanta si è cimentato in modo fortemente personale con l’analisi di questa tematica, distillandola al punto tale da arrivare alla "sottrazione" dell’autore nella sua opera

Le altre due sezioni si intitolano, rispettivamente, "In superficie" e "Uno di due": la prima sviluppa la relazione con il tema della prospettiva nelle sue varie declinazioni; la seconda indaga invece il rapporto tra il mito e la classicità nell’universo artistico di Paolini, emblemi di quella bellezza ideale che creano una distanza apparentemente incolmabile tra opera d’arte e osservatore.

In questo viaggio introspettivo su più livelli, Paolini assume la veste dell’archeologo, dello studioso che abbandona la dimensione nostalgica del guardare al (proprio) passato per analizzarlo con nuova consapevolezza, scavando nella psiche e nella storia dell’arte fino ad arrivare alle radici del suo pensiero.

La mostra è una sorta di viaggio nella categoria filosofica del tempo, che evidenzia come la ricerca artistica di Paolini non si colloca su una linea di evoluzione diacronica (dal passato al presente al futuro) ma bensì in una dimensione sincronica, come se il suo lavoro fosse - alla fine - un’unica opera continua.

Margherita Palli

Ad arricchire il percorso espositivo gli interventi della scenografa Margherita Palli, invitata a entrare in dialogo con il corpus di opere di Paolini e a creare così degli interventi che “mettano in scena” i nuclei tematici della mostra e che, attingendo alle stesse fonti dell'Artista e ad alcune opere della sua collezione privata, offrano ai visitatori la possibilità di entrare nel suo mondo e di partecipare dall’interno a questo viaggio introspettivo

Giulio Paolini, biografia

Giulio Paolini è nato il 5 novembre 1940 a Genova e risiede a Torino.

Grafico di formazione, ha sempre nutrito un particolare interesse per il campo editoriale e la pagina scritta. Fin dall'inizio ha accompagnato la sua ricerca artistica con riflessioni raccolte in libri curati in prima persona: da Idem, pubblicato nel 1975 da Einaudi (Torino) con un'introduzione di Italo Calvino, a Quattro passi.

Dalla sua prima partecipazione a un'esposizione collettiva nel 1961 e dalla sua prima personalenel 1964 ha tenuto innumerevoli mostre in gallerie e musei di tutto il mondo.

Dal 1969 ha realizzato anche scene e costumi per rappresentazioni teatrali, tra cui si distinguonoi progetti ideati con Carlo Quartucci negli anni Ottanta e le recenti scenografie per due operedi Richard Wagner per la regia di Federico Tiezzi (2005, 2007).

Tra le maggiori antologiche si ricordano quelle al Palazzo della Pilotta a Parma (1976), allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1980), al Nouveau Musée di Villeurbanne (1984), alla Staatsgaleriedi Stoccarda (1986), alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma (1988), alla Neue Galerieam Landesmuseum Joanneum di Graz (1998), alla Fondazione Prada a Milano (2003), al Kunstmuseum di Winterthur (2005) e alla Whitechapel Gallery a Londra (2014).

Ha partecipato a diverse mostre di Arte povera ed è stato invitato più volte alla Documenta di Kassel (1972, 1977, 1982, 1992) e alla Biennale di Venezia (1970, 1976, 1978, 1980, 1984, 1986, 1993, 1995, 1997, 2013).

Il suo lavoro è rappresentato in numerose collezioni pubbliche internazionali.

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