Giocattoli e TobeUs: cento designer per una macchinina in legno

Via la plastica dai giochi dei nostri bambini. Ed ecco auto in cedro del Libano

Antonella Matarrese

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All’inizio di tutto c’è la nascita, nel 2007, di un bambino chiamato Tobia, secondo maschio di un papà designer, ossessionato dagli oggetti per deformazione professionale e vocato alla qualità delle cose per dono di natura. Da qui l’appello che un padre architetto, stufo di giocattoli in plastica fatti a pezzi dopo poche ore, lancia a genitori e colleghi su una rivista di settore. Nasce così il progetto TobeUs, che oltre a richiamare il nome del piccolo Tobia diventa un manifesto di intenti: "To be used", per essere usate.

"Non ho memoria di nonni che mi costruivano giocattoli di legno, sono nato negli anni Settanta, però ero stufo di vedere macerie di giochi ovunque. Ho pensato che sarebbe stato importante dare ai bambini la possibilità di imparare ad amare un oggetto" spiega Matteo Ragni, ideatore del progetto TobeUs e padre di Tobia. "Ho creato quindi una macchina in legno di cedro del Libano, con un odore riconoscibile, indistruttibile, che potesse essere riusata anche fra molti anni. E per giunta antitarme, una volta riposta nei cassetti". Qualche telefonata, scambi di idee e poi è partita la catena dell’ideazione delle macchinine in cedro. Un coinvolgimento progettuale ed emotivo che, messo da parte l’ego, ha toccato la sensibilità di maestri come Mario Botta, Alessandro Mendini, Andrea Branzi. Tutti hanno mandato il loro modellino ideale, partendo da due tagli in un ceppo di uguale misura. È nata la collezione 100% TobeUs, esposta al Museo nazionale della scienza di Milano. E ora in vendita, per piccoli e grandi.

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