Fotografia - Le storie in bianco e nero di Gianni Berengo Gardin, in mostra a Milano

A Palazzo Reale, dal 14 giugno la mostra reduce da Venezia, si propone arricchita di una nuova sezione dedicata proprio alla Gente di Milano: 40 fotografie con i volti, i cortili, la storia della città che lo ha adottato.

Riccardo Fano

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Dal 14 giugno Palazzo Reale presenta la mostra GIANNI BERENGO GARDIN. Storie di un fotografo, che dopo il grande successo alla Casa dei Tre Oci di Venezia, arriva a Milano arricchita di una nuova sezione dedicata proprio allaGente di Milano: 40 fotografie con i volti, i cortili, la storia della città che lo ha adottato e che nel 2012 lo ha insignito dell’Ambrogino d’oro.

L’edizione milanese approfondisce con nuove fotografie la serie Morire di classe, realizzata su commissione di Basaglia, che indaga sulla drammatica situazione dei manicomi in Italia, per cui Berengo Gardin ha realizzato una storica inchiesta e il lavoro sugli zingari, una ricerca che ha portato il fotografo a vivere in tre campi nomadi: “gli zingari sono sempre prevenuti nei confronti della macchina fotografica proprio perché, solitamente, si fotografa il lato negativo della realtà” racconta Berengo Gardin, “per me è stato difficile entrare in questo mondo, ma quel che mi resta da questo reportage è la generosità, la poesia e la musica”.

La vera grandezza di questo testimone del nostro tempo sta proprio nella capacità di raccontare, nei suoi scatti in bianco e nero, le storie senza pregiudizi, una ricchezza di sentimenti attraverso una narrazione lineare e coerente.

Considerato da molti il più rappresentativo tra i fotografi italiani, ha cominciato nel 1954 a lavorare seriamente con la macchina fotografica, tenendola appesa al collo mentre girava il mondo e usando sempre la pellicola. “Il mio lavoro non è assolutamente artistico” racconta Berengo Gardin “e non ci tengo a passare per un artista. L’impegno stesso del fotografo non dovrebbe essere artistico, ma sociale e civile”.

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