Film denuncia: Il fascino discreto della borghesia

Luis Buñuel distruggeva l'immagine della borghesia del tempo, lasciando però il dubbio di dire il vero o forse no

Quando uscì, esattamente 40 anni fa, Il fascino discreto della borghesia scatenò applausi e indignazione quasi in egual misura, dividendo l’Italia al solito modo, cioè in guelfi e ghibellini, pro Peppone o pro Don Camillo.

Il trentesimo film di Luis Buñuel ci andava pesante, diciamolo, in quanto a distruzione dell’immagine della borghesia del tempo, lasciando però sempre il dubbio di dire il vero o forse no. Il film infatti saltava dalla realtà al sogno, spiazzando, sparigliando e giocando con le pulsioni primarie: fame e sesso. Con la scusa di mettere a tavola le due famiglie protagoniste, Buñuel servì al pubblico su piatti d’argento l’ipocrisia relazionale, la mancanza di spiritualità, la convenzionalità dei riti sociali propri della classe in questione. Si portò a casa l’Oscar come era giusto che fosse: sarebbe stato sorprendente che l’Academy non si inchinasse alla ferocia geniale e surreale del regista spagnolo.

Leggi Panorama online

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Borghesia, riprenditi!

Perché la "classe guida" ha smesso di esercitare il proprio ruolo? Risponde un osservatore raffinato che la conosce molto bene

Borghesia, quella classe incompatibile diventata irriconoscibile

Un tempo li riconoscevi a prima vista, i borghesi. Oggi, invece, non sai proprio più chi siano.  La classe media si stringe

Borghesia: da Beneduce a Marchionne, ascesa e caduta di un ceto

Le nuove categorie tendono a confondere lo schema classico del marxismo. Ma un calciatore milionario è un borghese? E il grande manager?

Commenti