Fabrizio Moretti: 'Date l'arte ai mercanti'

La provocazione dell’antiquario: per difendere i beni culturali sarebbero più utili degli storici dell'arte

Fabrizio Moretti (Credits: Sandro Michahelles)

Stefano Pirovano

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L'antiquario Fabrizio Moretti è un figlio d’arte, giovane per il mestiere che fa ma già membro di board importanti come quelli di Frieze Masters e Tefaf, la più prestigiosa fiera d’arte antica e moderna al mondo, che si tiene a Maastricht (Paesi Bassi) e apre il prossimo 15 marzo. Panorama l’ha intervistato, per capire come appaia dal suo osservatorio l’Italia dei beni artistici. E cosa aspettarsi, quest’anno, dal mercato delle antichità.

Il film di Giuseppe Tornatore, La miglior offerta , racconta la vicenda di un mercante d’arte. Le è piaciuto?
No, racconta una realtà che non esiste. Credo si sia persa una grande occasione.

Eppure, in Italia il pubblico pare non essersene reso conto.
Infatti, e a questo punto forse bisognerebbe cominciare a porsi delle domande.

Da noi l’antico non è «cool»?
È possibile.

E allora?
Il passato va riportato nel presente. A Londra, per esempio, hanno aggiunto a Frieze, una fiera d’arte contemporanea fra le migliori al mondo, una sezione dedicata all’antico, si chiama Frieze Masters.

Com’è andata?
Un successo. Il principio è che l’arte di qualità è senza tempo.

In Italia pare si prepari una stagione di riforme. Cosa chiede al nuovo premier?
Che finalmente affidi il ministero a una persona preparata.

Cosa pensa dell’operato di Lorenzo Ornaghi ai Beni culturali?
Non ne parliamo.

È arrabbiato?
Sì, molto. Se questo Paese va avanti, è anche grazie al turismo, quindi all’arte. Tuttavia, non c’è alcuna forma di valorizzazione, anzi. Nell’ultima campagna elettorale di beni culturali non si è parlato affatto.

Prima o poi un ministro arriverà...
A questo punto sarebbe meglio se fosse un mercante d’arte, cioè qualcuno che ami le opere ma che ne capisca anche il valore economico.

E se invece fosse scelto fra gli storici dell’arte?
In Italia, purtroppo, viaggiano con il paraocchi.

Nel frattempo, all’estero?
Si ottiene molto di più spendendo molto di meno.

Magari in forza di un rapporto migliore con i privati: come si ottiene?
Creando facilitazioni fiscali. Motivandoli a donare. Rendendoli partecipi. Alleggerendo il più possibile la burocrazia. Invece qui si fa di tutto per tenerli lontano. Con il risultato che poi soldi e competenze vanno altrove.

Il 15 marzo si inaugura la Tefaf, fiera d’arte antiquaria e moderna più importante al mondo. Quali sono i segreti del suo successo?
Il primo è la localizzazione decentrata: ci si va solo per vedere la fiera. Il secondo è la selezione severissima circa autenticità e qualità dei pezzi. Il terzo è che l’istituzione non ha scopo di lucro. I soldi incassati vanno a una fondazione destinata a mercanti e galleristi.

Si sente dire che la Tefaf guarda a est.
È vero, ma la Cina è una piazza molto difficile riguardo ai beni antiquari.

Può consigliare un libro?
Raccomando Confesso che ho sbagliato di Federico Zeri. Racconta il lato divertente di questo settore.

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