Erode il Grande, a Gerusalemme in pellegrinaggio d'arte

Il re della Giudea al centro di una mostra di successo (prolungata). E con l'estate la città risorge

Credits: Ufficio stampa

di Giorgio Ieranò

Con la mostra su Erode il Grande (Herod the Great: The King’s Final Journey), aperta fino a fine dicembre all’Israel Museum di Gerusalemme, Israele fa i conti con la sua storia remota e, in parte, anche con quella recente. Non è casuale, infatti, che a Erode finora non sia mai stata dedicata alcuna mostra. Il sovrano, re dei Giudei dal 37 al 4 a.C., è una figura scomoda. La tradizione cristiana, complice un brano del Vangelo di Matteo, l’ha consegnato all’esecrazione universale, accusandolo falsamente della Strage degli innocenti. Talvolta gli si attribuisce anche l’assassinio di Giovanni Battista, opera invece di un suo figlio omonimo, Erode Antipa. Ma, al di là di queste, gli antichi narravano altre nefandezze del sovrano. Se pure non aveva fatto strage dei figli altrui, aveva assassinato due figli suoi, temendo che potessero spodestarlo. Da qui la frase attribuita all’imperatore Augusto e che oggi campeggia nella mostra di Gerusalemme: "Meglio essere il maiale di Erode che suo figlio". Perché Erode, da ebreo, almeno il maiale non l’ammazzava.

Ma, e qui sta un altro problema, il re dei Giudei non era neanche un vero ebreo. Suo padre Antipatro veniva dall’Idumea, ai limiti del deserto del Negev, conquistata all’ebraismo solo pochi decenni prima. Sua madre era una principessa araba. Politicamente, poi, Erode era filoromano. A Gerusalemme era entrato nel 37 a.C. con l’aiuto delle legioni di Roma. E per tutta la vita era riuscito a schierarsi, con disinvolto cinismo, dalla parte del vincitore di turno: prima Cesare, poi i cesaricidi, poi Marco Antonio, infine Augusto.

Per molta tradizione giudaica, insomma, Erode, a cui pure si deve l’ultima costruzione del Tempio di Gerusalemme, era un tiranno mezzo ebreo infame e collaborazionista. Forse l’unico che lo amava era l’archeologo Ehud Netzer. Dopo avere scavato appassionatamente per decenni la grande fortezza di Erode, l’Herodion, con il mausoleo del sovrano, Netzer è morto proprio in un incidente sugli scavi nel 2010. Gran parte dei reperti in mostra, appena restaurati, sono frutto delle sue ricerche. Compresi i frammenti del sarcofago in cui Netzer nel 2007 identificò la tomba di Erode.

E qui sorge un altro problema: gli scavi sono israeliani ma il sito è nei territori occupati della Cisgiordania. L’Autorità palestinese ha protestato per quella che ritiene una spoliazione e ha descritto la mostra come un’operazione propagandistica finalizzata a legittimare storicamente l’occupazione israeliana. Insinuazione respinta dagli israeliani. Ma il destino di Erode, evidentemente, resta quello di dividere gli animi.

1 - Spettacoli ovunque
Tre settimane dedicate a tutte le arti, danza, teatro, jazz, musica classica con artisti italiani e israeliani. È il Festival d’Israele (23 maggio-22 giugno), che si svolge in alcune zone storiche della città, come la Torre di Davide o la Colonia dei lebbrosi. Denso il programma (www.israel-festival.org.il oppure tel. +97226237000).

2 - Luci alla ribalta
Per la quinta volta Gerusalemme ospita il Festival delle luci: la città vecchia, dal 5 al 13 giugno (ore 20-24), sarà movimentata da installazioni luminose
e spettacoli (www.lightinjerusalem.org ).

3 - Si parte!
Settemila metri quadrati, ristoranti, bar, pub, spazi per concerti e gallerie: è da vedere l’antica stazione ferroviaria di ottomana memoria appena restaurata, situata alla German colony, non lontano dal Caffè Smadar, ritrovo dei giovani.

4 - Su questa pietra...
Fino all’11 febbraio 2014 sarà esposta la Gabriel revelation stone, il ritrovamento più importante dai tempi dei rotoli del Mar Morto. La pietra riporta scritte sull’angelo Gabriele secondo le tre religioni monoteiste. Si potrà vedere al Museo d’Israele (www.imj.org.il ).

5 - Ben mangiare
Anche dal punto di vista culinario la città è un crocevia di culture. Ecco alcuni indirizzi da segnare. In piazza del mercato di Maghane Yehuda c’è il Macheneyuda, cucina israeliana di alto livello. Famoso è l’Arcadia dello chef stellato Erza Kedem. Pura cucina kasher è quella dell’Eucalyptus, rivisitazione dei piatti tradizionali.

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