Così i conformisti diventano prepotenti

Più aumenta il "politically correct" e più aumentano i tabù. Ad esempio l'euro...

Il ministero dell'Integrazione, Cécile Kyenge (credits: Imagoeconomica)

Marco Cobianchi

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Provate a entrare in un qualsiasi salotto e avanzare qualche dubbio sul matrimonio gay. O a dire che il ministro Cécile Kyenge non ha combinato nulla. Oppure che l’euro è una delle principali cause del declino italiano. Si viene considerati persone ferme a uno stadio evolutivo di molti gradini inferiore rispetto agli standard comunemente accettati come civili. Lo sguardo sarà compassionevole ma non indulgente, perché l’ignoranza non si scusa, si cura. Essere fuori dal mainstream conformista del flusso della storia non è ammesso. Solo Vladimir Putin, che non vuole dare i bambini russi in adozione ai paesi che ammettono i matrimoni omosessuali, se lo può permettere, ma lui è uno zar e non conta. Barilla no, perché promuovere l’immagine della famiglia tradizionale equivale a negare i diritti di quelle omosex quando si potrebbe obiettare, con Friedrich von Hayek, che «i diritti, di fatto, non esistono». Vero o non vero, non si può dire.

Il conformismo è un prodotto elitario. A definire Cécile Kyenge una dei «100 intellettuali più influenti del mondo» è stata la bibbia della politica estera, Foreign Affairs, che ha consolidato il pregiudizio per il quale una persona di colore in un posto di responsabilità è naturaliter «influente» e chi dice il contrario è leghista, perciò incivile. «Ma la madre di tutti i tabù è Israele» dice Massimo Fini, uno che di conformismo la sa lunga, «perfino criticarlo come stato è impossibile. Al comico antisemita Dieudonné la laicissima Francia ha negato l’ultima ridotta della libertà di opinione che è il teatro. Non era successo nemmeno nella Serbia di Slobodan Milosevic». Per restare in tema: era conformista ieri attaccare Papa Ratzinger tanto quanto è conformista oggi elogiare Papa Francesco: chi lo critica trova orde di Eugenio Scalfari sostenere (senza ridere) che ha «abolito il peccato» e, quindi, non può che essere un eccellente Papa. E chi dice il contrario è un senza Dio. O, perlomeno, un senza Papa, che per Scalfari è molto peggio.

Provate a dire che il Dante di Roberto Benigni è di una noia mortale oppure che gli ultimi 10 dischi di Mina non valgono il prezzo del cd su cui sono incisi oppure (per gli amanti delle emozioni forti) a sostenere che la costituzione (il tabù dei tabù dei tabù) va cambiata e sarete circondati da finti tolleranti, ma veri conformisti, costretti a essere democratici. Ma non tutto è perduto: per esempio l’euro. I populisti no-euro di ieri saranno i candidati no-euro di domani, ma dopo che l’Europa è diventata Nobel per la pace (come Nelson Mandela, per dire, e al posto di Malala, sempre per dire), obiettare sull’integrazione politica è impossibile. Jochen Bittner, notista politico del tedesco Die Zeit, ha definito «eretici» gli intellettuali ed economisti euroscettici, ammettendo, però, che gli eretici, nella storia, hanno spesso avuto ragione. Solo che lo ha scritto sul New York Times. In Germania è ancora tabù.

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