Rita Fenini

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Con circa 130 opere concesse in prestito dalle più importanti collezioni italiane e internazionali - pubbliche e private - la mostra allestita a Palazzo Reale rappresenta la più ampia e importante rassegna antologica mai realizzata su Carlo Carrà: l’esposizione apre al pubblico a trent’anni dall’ultima rassegna dedicatagli dal Comune di Milano (1987) e cinquantasei anni da quella che – Carrà ancora in vita – si svolse nel 1962, entrambe realizzate proprio a Palazzo Reale.

Quando

La mostra apre al pubblico dal 4 ottobre 2018 al 3 febbraio 2019 nei seguenti giorni e orari:

Lunedì: 14.30-19.30

Martedì/Mercoledì/Venerdì/Domenica: 9.30-19.30

Giovedì/Sabato: 9.30-22.30

Dove

Ad ospitare l'esposizione le sale di Palazzo Reale, in Piazza del Duomo 12 a Milano

Curatori

Promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e Civita Mostre, la mostra è curata da Maria Cristina Bandera - esperta di Carrà e direttrice scientifica della Fondazione Roberto Longhi di Firenze - con la collaborazione di Luca Carrà, nipote del maestro, fotografo e responsabile dell’archivio di Carlo Carrà, e fa parte del palinsesto Novecento Italiano ideato dall’Assessorato alla Cultura per il 2018.

Perchè è interessante

Divisa in 7 sezioni, ciascuna espressione di uno specifico periodo della vita e dello stile del grande Maestro, attraverso le sue opere più significative, la mostra vuole ripercorrere l’intero percorso artistico di Carlo Carrà: dalle prove divisioniste ai grandi capolavori che ne fanno uno dei maggiori esponenti del Futurismo e della Metafisica, ai dipinti riconducibili ai "valori plastici", ai paesaggi e alle nature morte (che attestano il suo ritorno alla realtà dagli anni Venti), senza trascurare le grandi composizioni di figura risalenti soprattutto agli anni Trenta, il decennio a cui risalgono anche gli affreschi per il Palazzo di Giustizia di Milano, documentati in mostra dai grandi cartoni preparatori.

Il percorso espositivo, fluido e coerente, scandisce le tappe di una vita interamente dedicata alla pittura: “La mia pittura è fatta di elementi variabili e di elementi costanti. Fra gli elementi variabili si possono includere quelli che riguardano i princìpi teorici e le idee estetiche. Fra gli elementi costanti si pongono quelli che riguardano la costruzione del quadro. Per me, anzi, non si può parlare di espressione di sentimenti pittorici senza tener calcolo soprattutto di questi elementi architettonici che subordinano a sé tutti i valori figurativi di forma e di colore. A questi principi deve unirsi quello di spazialità, il quale non è da confondersi col prospettivismo; poiché il valore di spazialità non ha mai origini per così dire visive. Questo concetto nella mia pittura è espressione fondamentale.” (Carlo Carrà, 1962)

A completare l'esposizione, anche una raccolta di documenti, fotografie, lettere e filmati che testimoniano l’intensa vita di Carlo Carrà, documentata con dovizia di particolari anche nelle pagine de "La mia vita", l’autobiografia scritta dall'artista nel 1942.

Carlo Carrà, breve biografia

Nato a Quargneto (Alessandria) l’11 febbraio 1881, Carlo Carrà inizia giovanissimo l’attività di decoratore e nel 1906 si iscrive all’Accademia di Brera: le opere di questo periodo rivelano l’influenza del Divisionismo italiano mischiato con la tradizione del Naturalismo lombardo del diciannovesimo secolo.

Nel 1908 Carrà incontra Umberto Boccioni e Luigi Russolo, con i quali, due anni dopo, firma il Manifesto dei pittori futuristi e il Manifesto tecnico della pittura futurista: le radicali posizioni politiche e artistiche del pittore si riflettono nel monumentale dipinto I funerali dell’anarchico Galli, rielaborato stilisticamente dopo un viaggio a Parigi nell’autunno del 1911, quando l’artista si avvicina al Cubismo.



Tornato a Parigi nel 1914, Carrà conosce Guillaume Apollinaire e Pablo Picasso: in questo periodo inizia a sperimentare con il collage e le “parole in libertà” ed appoggia il movimento interventista nel suo libro del 1915 Guerrapittura

Abbandonate molte delle premesse futuriste, nel 1916 Carrà esalta l’arte dei pittori italiani del ‘300 e del ‘400 e nel 1917, a Ferrara, incontra Giorgio de Chirico, di cui adotta le tecniche compositive e l’iconografia metafisica in una serie di interni e nature morte.

Assieme a de Chirico e al fratello di questi, Alberto Savinio, collabora nel 1918 con la rivista “Valori Plastici” e, l’anno dopo, pubblica il suo libro "Pittura metafisica", celebrando le proprietà trascendenti della forma pura e degli oggetti comuni. 



Le sue posizioni teoriche, basate sul “ritorno all’ordine” del dopoguerra, segnano la rottura con il classicismo di de Chirico: dopo una breve fase legata al Realismo magico, alla metà degli anni ’20 Carrà sviluppa il suo stile maturo, che nelle figure arcaicizzanti e nella pennelata rievoca il naturalismo impressionista del diciannovesimo secolo.

Nel 1933 è tra i firmatari del Manifesto della pittura murale, nel 1941 gli viene assegnata la cattedra di pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera e nel 1945 pubblica l’autobiografia La mia vita.

L’artista muore a Milano nel 1966.

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