C’è una casa nel bosco, il tuo scempio conosco

Otto mesi di carcere a Dell’Utri per avere costruito una casa di legno su un albero. Una condanna sproporzionata, inflitta da uno Stato inflessibile ma strabico: che mentre punisce gli abusi, distrugge il nostro patrimonio artistico.

Il ponte di Calatrava a Venezia: opera d'arte o scempio? – Credits: Getty

Luca Nannipieri

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Otto mesi di carcere per una casetta in legno sopra un albero: è questa la condanna inflitta a Marcello Dell’Utri per avere costruito nel parco della villa a Torno, sul Lago di Como, una palafitta dove poter leggere come se stesse immerso nella foresta. L’accusa è abusivismo edilizio e alterazione delle bellezze paesaggistiche. Questa vicenda giudiziaria dà fiato a una antica lagnanza: nella proprietà privata, un cittadino non è libero di agire e non ne è padrone. Se edificare una casa su un albero in mezzo a un parco, che è un tuo possedimento, ti condanna a quasi un anno di prigione, significa che la proprietà privata è in realtà solo fintamente privata.

Accadono ripetutamente queste coercizioni. Il gruppo Prada, per esempio, ha acquistato il Palazzo Ca’ Corner a Venezia, affacciato sul Canal Grande. Nel suo progetto era previsto che Ca’ Corner avesse una destinazione plurima (residenziale, commerciale e museale). Allo Stato però questa condizione non è bastata e, con un atto che si può solo giudicare d’autorità, la direzione dei Beni culturali ha ridotto l’appartamento di Miuccia Prada.

Il gruppo Benetton ha comprato il Fontego dei Tedeschi, sempre a Venezia, vicino al Ponte di Rialto. Il Fontego era un ex palazzo delle Poste: versando 53 milioni di euro, il gruppo Benetton avrebbe voluto trasformarlo, sotto la direzione dell’architetto Rem Koolhaas, in un palazzo con una terrazza panoramica, un luogo espositivo e culturale e un punto vendita. Sono iniziate le accuse di scempio, le denunce alla procura per violazione dell’edificio. E tutto si è congestionato.

Con lo stesso principio, ovvero il presunto oltraggio del paesaggio e del patrimonio artistico, non doveva essere costruito neppure il ponte di Santiago Calatrava che è anch’esso nel cuore di Venezia; e non dovevano nascere la murata di alluminio e vetro di Richard Meier che ingabbia l’Ara pacis o la Nuvola di Massimiliano Fuksas all’Eur o ancora la sua Lucerna nel centro di Roma. Per quale ragione, allora, viene da domandarsi, minimamente sensata, una palafitta in legno su un albero sul Lago di Como vandalizzerebbe il paesaggio mentre un gabbione di alluminio sopra l’Ara pacis accanto al Mausoleo di Augusto è considerato perfettamente legale e concorde al paesaggio?

La realtà dei fatti non dà risposte al quesito. Anzi. La Villa Bianchi a Morazzone, in provincia di Varese, tanto per fare un altro esempio, era una villa liberty, perfettamente integra, con ferri battuti, decorazioni e affreschi. Ebbene, è stata abbattuta nel 2009, nonostante la vana battaglia che in sua difesa svolse Vittorio Sgarbi.

Per quale ragione, anch’essa minimamente sensata, costruire una terrazza panoramica sul Fontego dei Tedeschi è un oltraggio al patrimonio storico-artistico, mentre abbattere la villa liberty di Morazzone o il municipio affrescato di Sant’Aostino in provincia di Ferrara, demolito nel 2012 con il placet dell’amministrazione pubblica, è lecito e permesso? Per quale motivo, se vuoi recuperare le abitazioni cavernicole e le chiese rupestri in totale abbandono di Ginosa, straordinaria e dormiente cittadina vicino a Taranto, ti vengono imposti vincoli e divieti, mentre poco distante il ministero dei Beni culturali, con ingenti finanziamenti, ha costruito il museo archeologico di Metaponto, che è una struttura del tutto sproporzionata in fasto e volumetrie rispetto al modesto abitato circostante?

Si vuole evitare che i cittadini, nelle loro proprietà private, deturpino il contesto paesaggistico e i beni culturali, ma girando per l’Italia ci rendiamo conto quanto sia lo Stato stesso che vandalizza il patrimonio di cui si erige a garante. L’estrema discrezionalità del potere dello Stato (imporre dure sanzioni, addirittura il carcere, in alcuni casi, e chiudere gli occhi in altri) è la sua vera forza di coercizione.

Uno dei principi della cittadinanza europea è sempre stato: "Padroni in casa propria". Purtroppo occorre aggiornarlo: "...finché lo Stato non ti vede".

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