Orazio La Rocca

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C'è un'altra Cappella Sistina in Vaticano che quasi nessuno conosce. È fatta di autoritratti nascosti, firme appena accennate, sigle misteriose. Di ritratti di personaggi minori, di committenti e di benefattori, ma anche di criptomanie (nomi degli stessi artisti “scritti” attraverso simboli, schizzi, abbozzi floreali o di strumenti artigianali), messaggi cifrati, motti.

Come dire, l'altra “faccia” della Sistina, quella nascosta ai più perchè oscurata dalla maestosità del Giudizio Universale, dal fascino delle storie della Genesi, della Creazione, di Adamo svegliato dal celeberrimo contatto con la mano di Dio; dall'albero del Bene e del Male con la cacciata dal Paradiso Terrestre di Adamo ed Eva; i Profeti, gli episodi della vita di Gesù Cristo.

La Cappella Sistina in un libro

Immagini immortali affrescate da Michelangelo, da circa 500 anni ammirate ogni giorno da migliaia di visitatori, pellegrini, viandanti, studenti e storici dell'arte. Affreschi che hanno sempre conservato tra le loro righe, nascoste al grande pubblico, un ricchissimo mondo di messaggi grafici per la prima volta portati alla luce in “Verità nascoste sui muri dei Maestri, Michelangelo, Raffaello, Pintoricchio e gli altri in Vaticano”, l'ultimo libro scritto da Maurizio De Luca, restauratore emerito dei Musei Vaticani. Nel testo (edito da Artemide), ricco di foto e ricerche iconografiche in gran parte inedite, l'autore mette a frutto gli oltre 40 anni di lavoro e di conoscenza trascorsi sia nella Sistina che in tutte le gallerie museali vaticane, con un obiettivo unico nel suo genere, “far conoscere al pubblico anche quegli aspetti della Sistina cosiddetti minori ma che minori non sono, attraverso – spiega Maurizio De Luca – tutto il mondo di simbologie che gli autori della Cappella più famosa del mondo hanno realizzato ai margini delle grandi storie che affrescate”.

Da qui, la particolarità del libro fin dal titolo, “Verità nascoste sui Muri...”, che ha il pregio, commenta nella prefazione lo storico dell'arte Claudio Strinati, soprintendente emerito dei Musei capitolini, “di raccontare una ampia parte della Cappella che, pur essendo di grandissimo valore, finora non poteva essere adeguatamente portata a conoscenza dei visitatori”, ai quali è stata negata la possibilità di venire a contatto con gli aspetti più intimi e personali della Cappella.

La cura della Cappella Sistina e i nuovi impianti 

Vale a dire, un fiume ininterrotto di persone provenienti da tutto il mondo che, con la competente direzione del direttore emerito dei Musei Vaticani Antonio Paolucci e dell'attuale direttrice Barbara Jatta, ormai toccano i circa sei milioni all'anno, cifra non più superabile per non mettere a rischio la cura ambientale della Sistina, anche se dallo scorso anno è stata dotata di due nuovi impianti di ultimissima generazione che hanno migliorato la climatizzazione e l'illuminazione con 7 mila di luci in Led. Un impianto d'avanguardia, che però non potrà mai far vedere compiutamente anche l'”altra” Sistina che ora, grazie alla grande intuizione del maestro De Luca, si presenta al grande pubblico con tutta la carica umana dei suoi autori incastonata nelle pieghe di tratti pittorici, magari piuttosto marginali rispetto ai grandi affreschi della volta e delle pareti, ma meritevoli comunque di grande attenzione.

Le grandi firme della Cappella Sistina

Inaugurata da papa Paolo III la sera della Festa di Ognissanti del 31 ottobre 1512, da 5 secoli la Cappella è sostanzialmente sinonimo di Michelangelo, anche se sulle sue pareti ci sono opere realizzate dai più grandi pittori del Rinascimento come Sandro Botticelli, Perugino, Domenico Bigordi del Ghirlandaio, Cosimo e Piero Rosselli, Pinturicchio, Luca Signorelli, ovvero i cosiddetti Quattrocentisti autori delle storie bibliche lungo le pareti laterali della Sistina. Storie arricchite da un buon numero di particolari “minori” che sfuggono al grande pubblico come, appunto, i ritratti di personaggi, le firme, le sigle e, persino, elementi dal significato religioso decisamente all'avanguardia.

Il Giudizio Universale di Michelangelo

Artifizi pittorici – si legge nel libro di De Luca - a cui non sfugge, ovviamente, nemmeno Michelangelo. Ecco, quindi, il suo inquietante autoritratto nel Giudizio Universale seminascosto nella pelle scorticata in mano a San Bartolomeo ai piedi del Cristo, che lo stesso Buonarroti spiegò con la famosa frase “già mi stanno scorticando vivo”, riferendosi ai detrattori dei suoi affreschi. Tra i quali, uno dei più velenosi fu Biagio da Cesena, il cerimoniere di Paolo III, che Michelangelo, dopo averlo apostrofato con un eloquente “ma andasse a giudicare all'Inferno!”, immortalò non a caso a destra, nella parte bassa del Giudizio Universale, tra i dannati destinati all'Inferno, avvolto da un gigantesco serpente. Vera e propria vendetta dell'artista, che però nella parte alta del Giudizio Universale tocca temi teologici di grande spessore nella danza degli angeli apteri (senza ali) che giocano con gli elementi della Passione, la croce e la colonna della flagellazione, per festeggiare la resurrezione di Gesù; come pure in basso a sinistra  nel singolare sorriso di un teschio che – secondo le intenzioni dell'artista – forse era felice perchè Cristo con la resurrezione aveva sconfitto la morte.

Firme, autoritratti e simbologie nascoste della Cappella Sistina

“Nella grandezza della Sistina, questi particolari sono piccole cose che, benchè interessanti, possono sfuggire al visitatori e – spiega il maestro De Luca – per questo durante le visite, oltre ad ammirare i grandi affreschi, bisogna saper guardare con attenzione anche i particolari, soffermarsi con calma sulle sfumature, con curiosità, senza farsi prendere dalla fretta. Purtroppo la distanza non aiuta”. Il Perugino – dopo Michelangelo - è uno degli autori che ha lasciato più tracce.

Nel Viaggio di Mosè in Egitto nella parte destra dell'affresco compare il suo autoritratto, un signore con cappuccio e vestito di rosso e lo sguardo fisso verso il visitatore. Ancora il Perugino compare con la sua firma a sinistra nel Battesimo di Cristo scoperta durante i restauri diretti dal maestro De Luca e, con la sigla in oro PS – che sta per Peruginus - lungo il  bordo del mantello di Cristo nella Consegna delle Chiavi.

In questo affresco il Perugino ha disegnato anche Giovanni De' Dolci (terz'ultimo personaggio a destra vestito di nero) e alla sua destra Baccio Pontelli, rispettivamente l'impresario e l'architetto della Cappella Sistina. L'autoritratto di Cosimo Rosselli compare invece nel Discorso della Montagna: è il secondo personaggio in alto, accanto a Fra' Diamante vestito col saio dei domenicani.

Tra i nomi nascosti (criptomanie), campeggia la “firma” del Ghirlandaio: è un giovane biondo con in testa una corona di ghirlande nell'affresco de La Vocazione dei primi apostoli. Cosimo Rosselli lascia una sua personalissima traccia nell'affresco de La Consegna delle tavole della Legge e L'adorazione del vitello d'oro, dove ritrae nella parte bassa una ciotola con pittura rossa e pennello.

Due i “segni” di Luca Signorelli nell'affresco Testamento e Morte di Mosè, con un suo autoritratto (a sinistra dell'opera, il secondo personaggio in piedi vestito con un ampio mantello giallo e blu). Ma anche una misteriosa frase in francese, “Tout a droit...” (Tutto a destra), un motto beneaugurante dell'epoca forse scritto da Luca Signorelli in segno di soddisfazione per l'affresco o forse come gesto di rispetto per Mosè che, pur morendo prima di arrivare alla Terra Promessa, guida il suo popolo nella giusta direzione.

Altri segni e graffiti sono stati scoperti nella Cantoria in legno, lungo la parete destra guardando il Giudizio Universale: tra le firme rinvenute di molti cantori, c'è quella del maestro Joaquin De Près, cantore e noto compositore di musica sacra rinascimentale. Anche questa è la Cappella Sistina, cappella dei papi per eccellenza, sede prestigiosa del Conclave, ma anche libro di storia dell'arte rinascimentale aperto a tutti, credenti e non credenti.     

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