Arte & Idee

Canova: l’invenzione della bellezza eterna

Il grande scultore neoclassico è protagonista di due mostre. Ad Aosta con i suoi capolavori. E a Possagno con immagini che ricordano le barbarie dell’Is

canova

Antonio Carnevale

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Uomini in divisa che devastano statue, busti, sculture. Vengono in mente i miliziani dell’Is, lo scempio iconoclasta contro il patrimonio artistico in Siria, in Iraq, in Libia. Invece qui siamo in Italia, con i soldati francesi che decapitano la Paolina Bonaparte scolpita dal Canova, e mimano con la sua testa una partita di calcio. Antico rancore contro il «traditore di Napoleone». Ecco allora la magnifica effige di Ebe, coppiera degli dèi, mutilata e distrutta come gli altri marmi dell’artista, martirizzati dai colpi di cannone.

Decine di foto scattate nel 1917 documentano quelle offese, e dal 24 luglio si potranno vedere per la prima volta nella mostra Guerra all’Arte. Il Canova mutilato, alla Gipsoteca Museo del Canova a Possagno, rassegna ideata da Alberto Prandi e dal direttore dal museo Mario Guderzo come emblematica sintesi dell’assurdità di ogni guerra. I restauri, nel corso del Novecento, hanno restituito integrità a (quasi tutti) quei capolavori. Le opere di Canova sono custodite nei musei di tutto il mondo. E adesso una sapiente selezione (70 opere) si potrà vedere anche ad Aosta, in un’altra rassegna dedicata all’artista: Antonio Canova, all’origine del mito (al centro Saint-Bénin, fino all’11 ottobre) a cura dello stesso Mario Guderzo.

In mostra c’è la celeberrima produzione scultorea, dove s’incarna la forma pura dell’ideale neoclassico. Ma c’è anche un percorso nell’intero processo creativo dell’artista: appunti, schizzi, bozzetti, e anche le meno conosciute opere pittoriche, quadri a olio che Canova quasi nascondeva al pubblico (li considerava «ozi») e raramente sono circolati nelle mostre.

Le due rassegne sono occasioni per tornare a guardare un artista di cui oggi non guasterebbe un’aggiornata biografia, visto che «nuovi documenti sono recentemente emersi» come ci avvisa Guderzo. La meriterebbe il grande scultore, che fu eletto da Napoleone come suo ritrattista, e che fu scelto da Papa Pio VII per tutelare l’immenso corpus artistico dello Stato della Chiesa.

Devoto dell’arte a tutto tondo, Canova si è speso non soltanto per diffondere la propria arte, ma anche per recuperare (dopo Waterloo) le numerose opere del nostro patrimonio che le armate dell’imperatore avevano trasportato illegalmente in Francia (questo il motivo del rancore di quei soldati francesi). E se fino a pochi anni fa pesava ancora il giudizio negativo di Roberto Longhi («la sua arte non si sa dove sia»), come se quelle sculture fossero solo virtuosismo e vuoto estetizzante, vince ora il commento che fu di Stendhal: «Ha avuto il coraggio di non copiare i greci, ma di inventare la bellezza, così come i greci avevano fatto».

Scomparve nel 1822. Le sue spoglie sono a Possagno. Ma il suo ricordo è forte a Venezia, dove morì, e dove i suoi allievi vollero dedicargli, nella chiesa di Santa Maria dei Frari, il cenotafio che conserva il suo cuore: una degna reliquia laica per l’uomo che ha saputo convertire papi e sovrani alla religione artistica della «bellezza eterna».

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