A testimoniare la storia dell'era delle grandi navigazioni e delle scoperte geografiche della flotta di Vasco da Gama, da oggi si aggiunge un piccolo strumento di navigazione, un astrolabio, che guidò i portoghesi nei lunghi e pericolosi viaggi verso le coste dell'India tra la fine del 1400 e i primi decenni del secolo successivo.

Ecco la sua storia, dal naufragio al ritrovamento fino alla conferma scientifica delle sue origini.

Isola di Al Hallaniya, Oman. Aprile 1503

Quei venti devastanti che i pescatori arabi dell'unica isola abitata dell'Oman avevano anticipato ai Portoghesi, si abbatterono come predetto sulle due "Naus" della quarta spedizione di Vasco da Gama verso l'India.

La furia del vento di Tramontana fece spezzare gli ormeggi, ruppe gli altissimi alberi. Mentre l'equipaggio della Sao Pedro si salvò aggrappandosi a uno degli alberi caduti nei flutti, quello dell'Esmeralda perì assieme alla nave, che scomparve nelle acque di tempesta portando con sè il suo carico e tutti gli strumenti. Al comando della flotta vi era in quel momento Vicente Sodrè, braccio destro del grande Vasco da Gama nonché zio del grande navigatore ed esploratore portoghese.

I superstiti salvarono quel che poterono del carico delle due navi, inviate dall'ambizioso sovrano portoghese Dom Manuel I, 20 anni prima della morte di Vasco per le febbri malariche che ebbero ragione su colui che aveva tenuto in scacco gli avversari arabi in durissimi scontri per la supremazia delle rotte commerciali.

Il ritorno alla luce

E' il 2014 quando i ricercatori della britannica Blue Water Recovery trovano il relitto che si rivelerà essere quello della "Esmeralda", scomparsa oltre 5 secoli prima.

Tra gli oggetti trovati nella stiva della "naus" un piccolo disco di bronzo corroso dall'acqua salmastra, con un foro al centro.

All'università di Warwick il piccolo oggetto sopravvissuto alla furia della tempesta è stato preso in consegna dal Professor Mark Williams. L'ateneo inglese ha in dotazione uno degli scanner tecnologicamente più avanzati, sotto cui è stato posizionato il piccolo reperto.

I dubbi hanno fatto posto alle certezze quando l'immagine azzurrognola ripresa dai macchinari ha rivelato ciò che si sperava di vedere: sotto la superficie corrosa dell'astrolabio sono comparse le tacche di navigazione, vale a dire i segni di misurazione dell'altitudine del sole all'orizzonte che i naviganti utilizzavano per stabilire la propria posizione in mare aperto. Ma soprattutto, quello che ha confermato l'origine dello strumento di navigazione più antico mai recuperato sino ad oggi, sono i due piccoli stemmi del Regno del Portogallo e di Dom Manuel comparsi sul modello 3D generato dal potentissimo scanner, che è in grado di dettagliare con estrema precisione la superficie degli oggetti (nell'ordine di 0.1 mm).

Il piccolo disco appartenuto ai più grandi navigatori della storia misura 17,5 cm. di diametro ed è databile tra il 1495 e il 1500.

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