Arezzo, arte contemporanea: il profano (al femminile) riesce a farsi sacro

Decine di artiste internazionali invadono il capoluogo toscano fra i tesori locali di Cimabue e Piero della Francesca

Credits: Ufficio Stampa

Antonio Carnevale

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Un territorio miracolato e fertile di genialità quello che fra ’400 e ’500 vedeva nascere o lavorare tipi come Luca Signorelli, Giorgio Vasari, Michelangelo, Masaccio. È zeppa d’arte la terra di Arezzo e dintorni. Basterebbe ricordare il lavoro immerso nell’algida poesia di Piero della Francesca, ovvero Le storie della vera croce nella Cappella Bacci della Basilica di San Francesco: solo uno fra i tanti capolavori rinascimentali custoditi in città. Eppure il genius loci, nell’epoca della globalizzazione, rischia di avere vita dura. Il pericolo è che la grande storia perda connessione con il presente.

È dunque per ridare alla città di Arezzo la dignità di fucina artistica che la rassegna Icastica (www.icastica.it), curata da Fabio Migliorati, intende portare «internazionalismo dentro il localismo». Lo porta letteralmente, visto che proprio all’ombra di quegli affreschi in San Francesco ci sarà l’opera della tedesca Heike Weber, mentre sotto il crocefisso ligneo di Cimabue, altro gioiello locale, nella Basilica di San Domenico, arriverà la libanese Mona Hatoum. Via così: arte antica e contemporanea si mischieranno in un percorso lungo 4 chilometri, fra nessi sorprendenti, relazioni pericolose, e tappe in 20 luoghi della città, dalle vasariane Logge e Casa-museo fino ai palazzi storici e le piazze.

Un itinerario fra storia e attualità, questo, che per la sua prima edizione (fino al 1° settembre) sarà tutto di genere, 2013 project: glocal women è infatti il sottotitolo della rassegna all’ombra del quale esporranno soltanto donne: 40 artiste provenienti da tutto il mondo, fra giovani promesse italiane (come Tamara FerioliCarla Mattì) e vecchie glorie internazionali (come Marina Abramovic´ e Yoko Ono).

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