Arte & Idee

Alcune cose da sapere su Sophie Calle, l'artista dei sentimenti

Incontro con la fotografa e videoartista francese, in occasione dell'apertura della sua mostra al Castello di Rivoli di Torino

Intervju med kunstnaren Sophie Calle.

Micol De Pas

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Prende la vita con un certo distacco, come se il suo occhio coincidesse perfettamente con quello della fotocamera o della cinepresa. Il mondo di Sophie Calle, quello più intimo e remoto da raggiungere, viaggia su stampe in grande formato e su video esposti nei musei. Un esempio su tutti, il lavoro presentato al Padiglione Francia della Biennale di Venezia 2007: una lettera del fidanzato in cui lui dichiarava la fine della loro relazione, interpretata secondo le diverse peculiarità professionali, da una serie di donne diverse (compresa Luciana Littizzetto, in un video fantastico, mentre sbuccia le cipolle in cucina). Quasi il lavoro, la professione, fosse l’unico tratto peculiare di ognuno: il resto non esiste. Oppure, è talmente dirompente da richiedere una declinazione in forma di universale, come in un’opera d’arte, appunto.
E ora, è arrivata al Castello di Rivoli di Torino con MAdRE, una mostra che vale per due: due progetti artistici legati tra di loro, in questo gioco, quasi in rima, tra le parole Madre e Mare. L'esposizione ha inaugurato l'11 ottobre, in occasione della Giornata del Contemporaneo, con successo: il museo ha registrato 2500 presenze nella giornata di sabato.

E anche questa volta, la Calle presenta le strade su cui scorre l’emotività. Voir la mere è un lavoro realizzato ad hoc per il Castello di Rivoli, in cui l’artista immortala lo sguardo di chi vede il mare per la prima volta, pur abitando a Istanbul, città dominata da questo elemento. Rachel, Monique, invece narra la storia della madre dell’artista: a partire dalla sua morte, filmata in diretta, compone una sorta di diario a ritroso. L’elemento di unione è proprio lei, la madre, che, in questo caso, fa rima con mare. Vi proponiamo una breve intervsita con l'artista.


C’è una foto di sua madre mentre gioca tra le onde, al mare. Perché ha scelto questa immagine?
“Fa parte del progetto Rachel, Monique e la foto fa da collante tra i due lavori espsoti”.


"Rachel, Monique" è un progetto a cui ha lavorato per molti anni. Lo ritiene concluso adesso?
“No. Ma allo stesso tempo: forse?”


Qual è stata l’idea di paertenza per questo lavoro? “Essere presente alla morte di mia madre”. (Nelle didascalie è riportata questa spiegazione: «Mia madre amava essere oggetto di discussione. La sua vita non compariva nel mio lavoro e questo la contrariava. Quando collocai la mia macchina fotografica ai piedi del suo letto di morte - volevo essere presente per udire le sue ultime parole ed ero intimorita che potesse morire in mia assenza - esclamò: "Finalmente!"», ndr)


Ma chi sono Rachel e Monique? “Mia madre e il soggetto di uno show. Punto.”


"Voir la mer" è il resoconto di un’esperienza unica: vedere il mare per la prima volta. Che significato ha il mare per lei? “Nessuno in particolare. Il progetto riguarda persone che non lo hanno mai visto pur vivendo in una città dominata da questo elemento. Non riguarda me in nessun modo”.


Un modo per trasformare un’intuizione in un’idea universale? 
“Questo lo dice lei. Per me è solo la trasformazione di un’idea in un progetto artistico”.


Un’intuizione importante che in qualche modo ha cambiato la sua vita? 
“Non parlo della mia vita, tranne quando la uso in un progetto. La maggior parte dei miei progetti, però, hanno cambiato la mia vita”.

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Sophie Calle, MAdRE, a cura di Beatrice Merz

Castello di Rivoli, Torino, fino al 15 febbraio 2015

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