Al via a Castrovillari la Primavera dei teatri

Giunta alla tredicesima edizione questa vitalissima rassegna offrirà dall’1 al 4 novembre un  assaggio non convenzionale di cosa bolle in pentola nella saporita  cucina del teatro italiano

Maurizio Sguotti, Vittorio Gerosa - Foto di Nicolò Puppo

Roberto Barbolini

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Dissonorata, La Borto, Italianesi: grazie a questo trittico di spettacoli che, soprattutto attraverso l’uso espressivo e non statico del dialetto calabrese, affrontano con pudore e senza facili sbandieramenti ideologici urticanti temi sociali, Saverio La Ruina s’è affermato in pochi anni come uno dei migliori autori-attori italiani, vincitore di due Premi Ubu e d’un Premio Hystrio. Ma La Ruina, assieme al regista Dario De Luca, è anche cofondatore della compagnia Scena Verticale e direttore del festival Primavera dei teatri, che si svolge ogni anno a Castrovillari. Giunta caparbiamente alla tredicesima edizione malgrado i tagli per la crisi, questa vitalissima rassegna dedicata ai linguaggi della scena contemporanea offrirà anche quest’anno, dall’1 al 4 novembre, un assaggio non convenzionale di cosa bolle in pentola nella saporita cucina del teatro italiano, con una particolare attenzione alla nuova drammaturgia e ai giovani gruppi, senza però trascurare realtà già ben consolidate. Come i Fanny & Alexander che inaugureranno il festival con Discorso Grigio: non un coinvolgente Discorso del re, come quello di Giorgio VI nel film con Colin Firth, bensì un fumoso Discorso del Presidente alla Nazione, che gioca con i luoghi comuni dell’oratoria politica e i suoi eterni inganni.

 Anche La Ruina sarà in scena col suo monologo più recente, Italianesi: storia d’un italiano dimenticato per 40 anni in un campo di prigionia albanese, che rispecchia la vicenda di altre migliaia di soldati e civili rimasti intrappolati in Albania dopo la fine della seconda guerra mondiale, sotto la dittatura di Enver Hoxha. La compagnia Costa/Arkadis presenterà invece ben tre spettacoli. Il più curioso sulla carta è Messa in scena: autentica messa in scena d’una messa, col proposito di porne in evidenza i manierismi «spettacolari», contrapposti alla potenza delle parole evangeliche. Fra le molte “prime nazionali”, infine, segnalerei almeno Chiusigliocchi di Oscar De Summa, protagonisti quattro suicidi, allestito dalla Corte Ospitale. E La Merda, allora? Lo spettacolo di Cristian Ceresoli, dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia, sembra dire tutto fin dal titolo. Ma incuriosisce anche La ragazza al buio di (e con) Maria Teresa Berardelli, monologo al femminile tra senso d’espiazione e ansia di libertà. Una cosa è certa: per i drogati della scena, verticale o meno, a Castrovillari sarà consentita la smodata quantità.    

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