Affittiamo l'arte agli stranieri

Mentre l'Italia si adopera per recuperare opere dai musei di tutto il mondo, ecco la proposta controcorrente di un gallerista internazionale

Statua in marmo di Vibia Sabina, restituita all'Italia dal Museum of fine arts di Boston

di Fabrizio Moretti

Negli ultimi mesi il Dallas museum of art ha restituito all’Italia sette oggetti di antichità romana. Il Toledo museum of art ha restituito al nostro Paese un rarissimo vaso romano e il J. Paul Getty museum di Los Angeles ha annunciato che farà tornare in Sicilia una testa greca in terracotta raffigurante una divinità, comprata nel 1985 da un mercante di New York. Anche altri musei, compreso il Metropolitan di New York, il Museum of fine arts di Boston e il Cleveland museum of art, hanno in passato restituito oggetti di antichità ai vari paesi di provenienza.

L’Italia, da questa campagna di restituzione, ha sicuramente da trarre vantaggio. Tuttavia, invece di costringere i grandi musei stranieri a restituirci capolavori che hanno in passato comprato legittimamente, non sarebbe meglio lasciare le opere là dove sono e convincere quei musei a darci in cambio cospicue somme in denaro, in modo da finanziare il nostro ministero dei Beni culturali, che ha subito troppi tagli e oggi non ha più le risorse finanziarie di cui ha bisogno per la manutenzione e valorizzazione del nostro patrimonio?

In fondo le opere d’arte sono un bene dell’umanità, non importa dove stiano. L’importante è che siano amate e messe nelle condizioni di essere ammirate da tutti. Succede invece che molte opere, di quelle restituite all’Italia, non vengano esposte per mancanza di spazio e finiscano puntualmente nascoste nei depositi.

Le nostre opere d’arte andrebbero invece considerate testimonial fondamentali per promuovere il turismo, una fonte di reddito vitale per molte città, che potrebbero essere gioielli, se solo la politica si occupasse seriamente della loro gestione. Abbiamo un patrimonio inestimabile, è così difficile valorizzarlo e sfruttarlo come hanno fatto i francesi del Louvre con Abu Dhabi, solo per fare un esempio?

Impegniamoci allora a cercare scambi internazionali che possano portare benefici finanziari al nostro Paese, come per esempio affittare a musei stranieri opere che stanno nei nostri depositi, quindi nascoste a tutti, a realtà come la Cina, che si stanno affacciando alla cultura italiana. Fino a qualche tempo fa, addirittura la prestigiosa Dama con l’ermellino di Leonardo dei principi Czartoryski di Cracovia si poteva affittare; perché allora non fare lo stesso con le nostre opere minori, ma che sono spesso dei capolavori che tutti vorrebbero ammirare?

Speriamo che il prossimo governo sappia fare qualcosa di più in questa direzione. Ma purtroppo, in questa campagna elettorale permanente, nessuno parla di quell’arte che potrebbe essere per l’Italia una eccellente via di salvezza.

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