Edoardo Frittoli

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Ottant'anni fa un'emorragia cerebrale spegneva per sempre il cervello di uno dei più importanti intellettuali del ventesimo secolo.

Antonio Gramsci, fondatore del Partito Comunista Italiano, era stato rimesso in libertà appena sei giorni prima dopo aver passato dieci anni tra carcere, confino e cliniche per la condanna inflitta dal Tribunale Speciale fascista.

Interprete del marxismo in chiave innovativa e non schematica, sarà gradualmente isolato all'interno del partito da lui fondato per l'evoluzione del proprio pensiero politico che plasmò l'ideologia comunista e della lotta di classe in modo opposto al dominante stalinismo saldamente presente nel Pci, avvicinando più la sua idea politica a quella delle moderne socialdemocrazie.

Nato da una modesta famiglia sarda di origini albanesi, Antonio Gramsci conobbe la miseria per alcune vicissitudini giudiziarie del padre. Dotato sin dall'infanzia di un intelletto vivace e dalla predisposizione agli studi, fu tuttavia tormentato dal morbo di Pott, una forma gravemente invalidante di tubercolosi ossea che ne compromise la crescita e la struttura muscolo-scheletrica. Terminati gli studi classici a Cagliari, si trasferisce a Torino dove con fatica riesce a frequentare la facoltà di Lettere, venendo a contatto per la prima volta con le organizzazioni socialiste della città operaia ed avendo come docente Luigi Einaudi. 

Cresciuto intellettualmente con il liberalismo di Croce e Salvemini, Antonio Gramsci aderisce al socialismo dopo le prime elezioni a suffragio universale maschile indette da Giolitti nel 1913. Con lui ci sono alcuni dei futuri leader comunisti: Palmiro Togliatti, Umberto Terracini, Angelo Tasca. Durante gli anni della militanza socialista partecipa al violento dibattito tra interventisti e neutralisti che preludono all'ingresso dell'Italia nella Grande Guerra, elaborando la "terza via" della "neutralità operante attiva" dove avrebbe dovuto realizzarsi l'alleanza tra operai settentrionali e contadini meridionali, fino ad allora isolati dalla società cristallizzata dell'Italia postrisorgimentale.

Gli sviluppi internazionali del conflitto portano a due episodi importanti per le idee gramsciane: la Rivoluzione russa e la conseguente uscita dalla guerra della nazione e la disfatta di Caporetto, che riaccende gli animi tra i socialisti protagonisti dei moti di protesta di Torino il 23 agosto 1917. Entrato nella redazione torinese del'"Avanti!" conoscerà Mussolini per poi fondare due anni dopo il proprio giornale "Ordine Nuovo" negli anni delle lotte operaie note come il "biennio rosso" del 1919-20. E'dall'esperienza dell'occupazione della Fiat che Gramsci inizia il rapido distacco da socialisti e Camera del Lavoro, ritenuti privi di un programma efficace nell'azione rivoluzionaria delle masse operaie. Nell'ottobre 1920 è indetta la prima riunione degli scissionisti assieme a Bordiga e Bombacci e il 21 gennaio 1921 a Livorno nasce il Partito Comunista D'Italia (PCD'I). Durante una successiva trasferta a Mosca per partecipare ai lavori dell'Internazionale socialista, Gramsci è ricoverato in sanatorio e qui conosce la futura moglie Giulia Schucht. Rientrato in italia, inizia a delinearsi il suo distacco dai massimalisti interni al partito che lo porterà ad avvicinarsi ad alcune delle nuove realtà politiche del mondo cattolico, in particolare a Piero Gobetti

Conscio della situazione seguita all'ascesa del fascismo, Gramsci si distacca da Bordiga nel tentativo di rafforzare lo schieramento antifascista assieme al PSI e ai cattolici. Nel 1924 è eletto in Parlamento e fonda il quotidiano comunista "L'Unità". Decisamente critico durante i giorni del ritiro sull'Aventino dei partiti d'opposizione, ebbe come molti l'illusione che il delitto Matteotti avesse segnato il destino del governo di Mussolini, per lo scandalo che l'assassinio aveva generato in tutta Italia. Il governo del duce rispose al contrario con un colpo d'acceleratore, appoggiato da una classe borghese spaventata da un possibile "salto nel buio" del Paese. 

Dopo il 1925 le forze d'opposizione sono represse e l'anno successivo,con l'attentato fallito a Mussolini, tutti i partiti del vecchio parlamento sono messi fuori legge. 

Antonio Gramsci è arrestato l'8 novembre 1926 e dopo un breve periodo al confino a Ustica è condotto in carcere a Milano. A San Vittore riceverà la visite del fratello Mario, federale fascista a Varese e soprattutto della cognata Tatiana Schucht, che gli fornirà appoggio e materiali per lo studio che sarà poi pubblicato nei "Quaderni del carcere". Nell'opera è contenuta l'analisi socioculturale e politica che accompagna in chiave storica l'evoluzione dell'Italia dal Risorgimento in avanti, con particolare rilievo alla mancata alleanza tra gli operai del Nord e i contadini del Sud. La questione meridionale e l'industrializzazione dell'Italia settentrionale avrebbero permesso secondo Gramsci un'alleanza tra la borghesia industriale ed il latifondo, di cui il fascismo sarebbe naturale espressione politica. Ad allontanare Gramsci dalla visione massimalista di leader come Palmiro Togliatti sarà proprio la visione graduale in cui la lotta di classe si sarebbe dovuta svolgere in Italia come contrapposizione prima intellettuale e culturale e quindi politica, in sostituzione dell'egemonia esercitata dal regime proprio negli anni del massimo consenso, in netto contrasto con la dottrina dominante dello stalinismo

Antonio Gramsci non vedrà mai l'evoluzione drammatica dell'Italia fascista. Trasferito nel 1935 dal carcere alla clinica Quisisana di Roma, passerà gli ultimi due anni tra estreme sofferenze prima della morte sopraggiunta mentre l'Italia mussoliniana s'inebriava dei successi coloniali e sosteneva il rafforzamento dei regimi autoritari con l'intervento in Spagna.



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