Andrea Staid, le nostre braccia
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Andrea Staid, le nostre braccia

Torna in libreria per Milieu edizioni il saggio di Staid su metticciato e antropologia delle nuove schiavitù

Le nostre braccia, il saggio sulle nuove schiavitù dell’antropologo Andrea Staid, uscito per Agenzia X nel 2011, torna in libreria con una nuova edizione a cura di Milieu. Un testo tanto importante quanto di difficile collocazione, perché tratta le nuove forme di schiavitù, quelle del lavoro in nero con cui sono sfruttati i migranti in Italia, e lo fa dalla prospettiva più ampia del meticcio, del transculturale. Il transculturale, spiega l’autore nelle prime pagine del libro, esige che tutti gli uomini “godano delle medesime universali possibilità” e viene così contrapposto al multiculturale inteso come insieme di culture che convivono senza compenetrarsi.

Nella prefazione, la scrittrice Igiaba Scego, romana afrodiscendente, parte da un tragico episodio – l’ennesimo, tragico, episodio – avvenuto nella provincia italiana per sottolineare il punto focale attorno a cui ruota il saggio di Staid: la violenta furia che si abbatte quotidianamente sul diverso, che venga identificato nel migrante o nel cittadino di seconda generazione. Il migrante, sottolinea Scego, viene colpevolmente presentato da media e politici in un’ottica bidimensionale, senza tener conto della molteplicità di esperienze, professionalità, energie e vissuti che il termine (come tutti i termini riferiti a un gruppo di persone, d’altronde) comporta.

Antropologo militante, Staid utilizza una scienza che per definizione oltrepassa ogni confine, culturale o statale che sia, per scardinare le certezze comuni in materia di immigrazione, raccontando sia da un punto di vista politico, sia sociologico, l’odissea dei migranti che arrivano fortunosamente in Europa. Con una nutrita serie di esempi Le nostre braccia analizza la convivenza di individui provenienti da diversi background nelle moderne metropoli e provincie, le implicazioni politiche dell’immigrazione e il business di lavori in nero che strangola uomini e donne che si trovano costretti a scegliere ogni giorno il “meno peggio” per sopravvivere una notte in più.

Lo stile del saggio di Staid è denso, ed esige dal lettore attenzione completa e disponibilità a mettere in gioco le proprie credenze. L’analisi del fenomeno, tuttavia, non è lasciata alle sole parole dell’autore ma viene supportata da un intero lungo capitolo in cui sono raccolte le interviste a uomini e donne che raccontano in prima persona le loro sofferenze. Le esperienze umane sono le più variegate, ma tutte hanno un punto in comune: la fuga in cerca di una dignità lavorativa e umana sistematicamente tradita. Ed è proprio nell’ottica di un cambiamento politico e sociale con al centro la dignità dell’uomo, prescindendo dal paese da cui proviene, che Le nostre braccia va letto.

Andrea Staid
Le nostre braccia
Milieu edizioni, 2018
156 pagine, 14,90 euro

Per approfondire:

La crepa: viaggio ai confini dell'Europa

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Matilde Quarti