Stefania Berbenni

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Altro che Cigno nero o film affini, funesti quadri del mondo della danza, dove fra tutù e punte vivono spietatezza, invidia, competitività.

La storia di Nicoletta Manni e Timofej Adrijashenko, rispettivamente Prima ballerina della Scala e ballerino aggiunto del teatro milanese, è da film. Meglio: da commedia rosa, quasi un po’ melò, se non fosse che questi due ragazzi di 25 (lei) e di 22 anni (lui) sono, come tutti i grandi ballerini, dei doveristi di arabesque e plié.

Giovani, belli. E innamorati. Quasi due fidanzatini di Peynet che si librano sui palcoscenici, con un altro partner o insieme.
In coppia li abbiamo intervistati alla Scala, per ascoltare la loro storia da film. Eccola.

Appassionata fin da piccola
Nicoletta: “Mia mamma aveva una scuola di danza a Brindisi e io fin da piccolissima, a due anni, chiedevo di seguirla. A 13 anni sono entrata alla Scuola di ballo della Scala e a 17 ero diplomata. Troppo giovane per entrare nel Corpo di ballo e così sono andata a Berlino”.
Timofej: “L’idea di farmi ballare è stata di mio padre, grande appassionato di danza. Avevo nove anni, papà pensò di “educarmi” in quel modo. Era quasi una punizione. A 14 anni sono arrivato per la prima volta in Italia per un concorso”.

Fu nella cittadina umbra che i due fidanzati di oggi si incontrarono. Da concorrenti. Si squadravano, sapendo di dover temere l’altro, un avversario.
Lei: “ Non ci siamo neppure salutati, però ci tenevamo d’occhio”.

Per Timofej, Spoleto fu una chance insperata, riuscì ad entrare nell’Accademia lasciando Riga, in Lettonia, la sua città natale. Ricorda: “Non sapevo una parola d’italiano, spesso non capivo cosa mi dicevano. Oltre alle lezioni di danza, dovevo fare anche quelle di italiano. Fu un periodo molto duro”. Anche per Nicoletta quegli anni non furono facilissimi: “Ho rinunciato all’adolescenza, lasciato la mia famiglia alla quale sono molto legata, affrontato Milano prima, Berlino poi”.

Un sogno che si avvera
Nel 2013 però Nicoletta Manni viene richiamata da Makhar Vaziev, allora direttore del ballo del teatro meneghino. “Ci speravo: tornare alla Scala era il mio sogno”. E l’anno dopo anche Timofej viene chiamato a Milano: lui bello come un attore americano (c’è chi lo paragona a Leonardo DiCaprio), lei eterea, con un viso perfetto. È un attimo perché dall’amicizia e dalla complicità fra colleghi, si passi all’amore. Nicoletta: “Ci siamo avvicinati poco a poco lavorando insieme. Un vantaggio stare insieme? A me ha aiutato poter portare in scena una storia vera. Penso ad esempio quando abbiamo ballato insieme il Romeo e Giulietta”.

Timofej Adrijashenko è nato nella stessa città di un grande della danza, Michail Barysnikov: “Capita che mi paragonino a lui. È inevitabile…”.

Quasi con timidezza, ognuno di loro confessa cosa apprezza più nell’altro. Lui: “Nicoletta è una combattente”. Lei: “Amo la sua spontaneità”.

Da quando Roberto Bolle li ha coinvolti sia nel suo docufilm, sia nei suoi spettacoli (Bolle & friends) la loro popolarità è schizzata: lei ha 28mila follower su Facebook, lui 14mila. E tutti e due vengono fermati per strada perché riconosciuti: “Arrivare a certi livelli, essere la Prima ballerina della Scala comporta responsabilità, il pubblico si aspetta il massimo. E non ci si può fidare di nessuno”. “Lui: “Anch’io la penso sempre così, cerco di evitare conflitti e discussioni. E di rimanere sempre me stesso”.

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