All'inizio c'erano i GAP di Giangiacomo Feltrinelli. Poi venne il Gruppo XXII Ottobre di Genova. Il primo volantino firmato ancora al singolare (Brigata Rossa) appare il 25 aprile 1970, giorno della Liberazione, nel quartiere popolare del Lorenteggio a Milano.

Pochi mesi indietro, lo spartiacque della strage di piazza Fontana e il crescendo dei timori di un colpo di stato come quello di Atene. L'anno precedente, il 1969, era stato anche quello dell'allargamento della contestazione che dalle università si allargava alle grandi fabbriche durante l'"autunno caldo" dei CUB. 

Mentre Feltrinelli pensava fin da subito ad una "nuova Resistenza" contro l'eversione fascista emulando le gesta del gappista Giovanni Pesce "Osvaldo" (del quale prese poi anche il nome di battaglia) entrando in seguito in clandestinità, tra i gruppi dell'extra sinistra attivi nelle lotte di fabbrica del 1969 si cominciava a parlare per la prima volta di "lotta armata" del proletariato. 

Dalla Resistenza "tradita" di cui parla Feltrinelli al palesarsi della strategia della tensione si creano le basi dei primi nuclei terroristici all'alba del nuovo decennio. I fondatori delle Brigate Rosse si incontrano per la prima volta alla fine di agosto del 1970 a Pecorile, un piccolo borgo non distante da Reggio Emilia. Dalla FGCI Reggiana viene Prospero Gallinari. Con lui ci sono Renato Curcio e Margherita "Mara" Cagol dall'Università di Trento e Alberto Franceschini da Reggio Emilia come Gallinari. Più che una riunione con intenti programmatici, quella di Pecorile è un'assemblea che pone in nuce il passaggio dalle spranghe dei servizi d'ordine alle armi da fuoco.

I punti di riferimento delle BR sono diversi da quelli dei loro predecessori: I GAP di Feltrinelli guardano all'esperienza della lotta partigiana e guardano con speranza all'esperienza del castrismo a Cuba e dell'Urss. Diversa ancora l'impostazione marxista-leninista del gruppo genovese XXII Ottobre. Curcio e i compagni volgono lo sguardo piuttosto verso l'America latina, dove si sta sviluppando l'azione rivoluzionaria dei Tupamaros uruguayani, ma anche verso la realtà nordamericana del movimento dei "Black Panthers". 

Ciò nonostante, una delle prime armi in mano a Franceschini è una Luger parabellum sequestrata ad un ufficiale nazista, avuta in dono proprio da un partigiano. Diverso è anche il metodo politico-strategico rispetto agli altri gruppi. Per le BR il modello è più quello maoista della presa graduale del potere attraverso una serie di azioni volte a destabilizzare il sistema dello Stato borghese. La struttura rigidamente paramilitare deve essere sempre congiunta e comunque funzionale all'azione politica da svolgersi in un arco di tempo prolungato. La base del consenso e del reclutamento erano naturalmente le grandi fabbriche del Nord. Prime tra tutte la Pirelli, la Sit-Siemens e in un secondo tempo l'Alfa Romeo.

Proprio alla Sit-Siemens nascono le prime azioni ancora di carattere soprattutto dimostrativo. In piazza Zavattari a Milano viene bruciata l'auto del dirigente della azienda di telefonia Giuseppe Leoni. Circolano i primi volantini a firma B.R. nei reparti, distribuiti dalle prime cellule brigaste a Milano e hinterland. Per i primi due anni la nuova formazione clandestina si limiterà ad atti per lo più di propaganda, mentre il Gruppo XXII ottobre di Mario Rossi già passa all'azione uccidendo a Genova il commesso dello IACP Alessandro Floris (26 marzo 1971) a scopo di autofinanziamento. 

Tra il 1970 e il 1972 tramontano sia il gruppo genovese falcidiato dagli arresti, che i GAP dopo la morte a Segrate del leader Feltrinelli. Le BR rimangono attive e sviluppano il proprio apparato militare e organizzativo per l'attuazione della "propaganda del fatto", dietro cui si nascondono le azioni armate dei brigasti. Il primo rapimento è quello di Idalgo Macchiarini, ingegnere della Sit-Siemens sequestrato a Milano il 3 marzo 1972. Successivamente rilasciato, sarà sottoposto al rituale del processo proletario presso la "prigione del popolo".  Di lì a poco le colonne delle BR si sarebbero allargate alle altre città del triangolo industriale, Genova e Torino. Il primo attacco ad un rappresentante dello Stato fu il rapimento a Genova del sostituto procuratore Mario Sossi, PM nel processo contro i terroristi della XXII Ottobre. L'arresto di Curcio e Franceschini nel 1974 risultò in un accelerazione del'"attacco al cuore dello Stato" con la pianificazione già dall'anno successivo del rapimento di Aldo Moro.  

© Riproduzione Riservata

Commenti