Edoardo Frittoli

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Esattamente 50 anni fa veniva assassinato a Los Angeles Robert Kennedy. Ripercorriamo gli ultimi drammatici momenti della vita del Senatore democratico e i fatti che seguirono le indagini dopo la sua morte.

Hotel Ambassador, Los Angeles. Ore 00:10 del 5 giugno 1968

Il Senatore democratico Robert Francis Kennedy (1925-1968) aveva appena vinto le primarie in California, avvicinando decisivamente il fratello di JFK alla corsa alla Casa Bianca. Le ultime settimane erano state particolarmente stressanti dopo la sconfitta in Oregon a vantaggio del rivale Eugene McCarthy, ma i dati provenienti dai sondaggi che il candidato Kennedy aveva ricevuto assieme ai 2.000 presenti all'Ambassador Hotel di Los Angeles facevano sperare per il meglio.

Ma il sogno di Bobby di diventare presidente come suo fratello John Fitzgerald si infranse poco dopo la mezzanotte negli angusti corridoi di servizio dell'Ambassador, dove il candidato di passaggio stava salutando il personale di servizio dopo il verdetto favorevole.

Atteso in un'altra ala dell'hotel per annunciare alla stampa la vittoria, il Senatore ed ex Ministro della Giustizia percorse gli stretti corridoi adiacenti alle cucine protetto soltanto da due bodyguard privati e dall'agente dell'FBI William Barry.

Durante il percorso Bobby Kennedy si fermò più volte a stringere la mano ai dipendenti dell'Ambassador. Poi, d'improvviso, la tragedia.

Piombato in mezzo al corridoio da una pila di carrelli di servizio, il cittadino giordano di origini palestinesi Sirhan Sirhan faceva fuoco con la sua calibro 22 a poca distanza dal Senatore. Kennedy è colpito in tre punti: un proiettile attraversa la spalla, uno penetra nel collo e l'altro, che si rivelerà fatale, si conficcava a frammenti nel cervello dopo essere entrato poco sotto l'orecchio destro.

Mentre l'attentatore veniva bloccato dalla sicurezza ad un soffio dal linciaggio, i colpi esplosi da Sirhan avevano ferito altre 5 persone che si trovavano a breve distanza dalla vittima.

La moglie di Robert, Ethel, in attesa dell'undicesimo figlio, era presente mentre Bobby agonizzava ancora cosciente, sincerandosi delle condizioni degli altri feriti .

Kennedy fu trasportato all'ospedale più vicino per essere stabilizzato dopo un massaggio cardiaco e quindi trasferito al Good Samaritan Hospital dove è sottoposto ad un delicato quanto inutile intervento chirurgico. Robert Kennedy non riprenderà mai conoscenza e morirà all'1:44 del 6 giugno 1968.

L'assassino

Sirhan Sirhan era nato nel 1944 nel Mandato Britannico di Palestina da una famiglia di religione cristiana. Emigrò a New York assieme alla sua famiglia nel 1956, per spostarsi in seguito in California, a Pasadena. Figlio di un padre severo e violento il giovane giordano aderì al movimento mistico dell'Ordine dei Rosacroce.

Quando maturò l'idea dell'assassinio del Senatore Robert Kennedy il mondo era turbato dal conflitto arabo-israeliano della Guerra dei Sei Giorni dell'anno precedente e gli Stati Uniti dalla morte del reverendo Martin Luther King, con cui Kennedy aveva intrattenuto ottimi rapporti fino all'assassinio di Memphis. Nei mesi precedenti l'omicidio le principali città statunitensi erano state teatro di gravi scontri razziali.

Da alcuni appunti dell'assassino ritrovati in seguito al delitto apparve l'ossessione nei confronti del Senatore democratico, accusato di essere un amico dei sionisti e fornitore di armi ad Israele durante la guerra del 1967.

L'autopsia e le ipotesi di un secondo attentatore

Il coroner Thomas Noguchi eseguì l'esame autoptico sul corpo di Robert Kennedy la mattina del 6 giugno 1968. Nel rapporto stilato anche alla presenza di medici legali dell'Esercito emerse che i proiettili sparati da Sirhan verso Kennedy erano stati 4 e non 3. L'ultimo aveva colpito di striscio l'abito del Senatore senza creare danno. Contando che la pistola che sparò aveva 8 colpi e che i feriti erano stati 5 oltre a Kennedy, emerse l'ipotesi che qualcun altro potesse aver sparato quella notte.

La perizia balistica inoltre evidenziò come il colpo fatale fosse penetrato sotto l'orecchio destro dopo essere stato esploso da distanza molto ravvicinata (nell'ordine di centimetri) mentre Sirhan aveva evidentemente esploso i suoi colpi frontalmente e alla distanza di oltre 1 metro dalla vittima. Inoltre, alcuni mesi dopo i fatti, il giornale Free Press venne in possesso di alcune fotografie scattate dalla Scientifica che ritraevano altri buchi di proiettili sullo stipite di una porta che si scoprì essere stato rimosso il 28 giugno e in seguito distrutto.

Le testimonianze che fecero seguito all'assassinio contribuiranno ad alimentare i sospetti di complotto, con l'apparizione di una misteriosa donna "con l'abito a pois" che sarebbe stata vista in compagnia di Sirhan prima dell'assassinio. Questa sarebbe anche stata vista dalla collaboratrice della campagna di Kennedy Sara Serrano e sentita pronunciare le parole "l'abbiamo ucciso…abbiamo ucciso Kennedy" mentre scendeva le scale verso la hall dell'Ambassador. Anche un agente della Polizia di Los Angeles, il sergente Paul Sharaga, dichiarò inizialmente di aver incrociato la "donna dall'abito a pois" appena fuori dall'Ambassador mentre la sua pattuglia si stava precipitando sul luogo dell'attentato. Tutte le testimonianze saranno con il tempo ritrattate e comunque non considerate come prova dagli inquirenti.

Sirhan Sirhan sarà condannato inizialmente alla pena capitale, poi commutata nell'ergastolo che l'assassino di origini palestinesi sta ancora scontando nella prigione di Corcoran, in California.

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