Edoardo Frittoli

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La guerra del giugno 1967 tra Israele e i vicini Stati arabi giunse come conseguenza a lungo termine di una serie di conflitti iniziati più di 40 anni prima, alla fine della Grande Guerra.

La situazione geopolitica era mutata in Medio Oriente dopo il crollo dell'Impero Ottomano, che per secoli aveva controllato gran parte del territorio. La Palestina ex ottomana fu affidata ad un Mandato Britannico e comprendeva l'attuale Stato di Israele, la Cisgiordania , la Striscia di Gaza e il resto dell'attuale Giordania, poi resa parzialmente indipendente dal 1923. Negli anni immediatamente successivi all'inizio dell'amministrazione britannica la cosiddetta "Dichiarazione Balfour" del 1917 fu inclusa negli accordi del Mandato. Questa prevedeva una progressiva colonizzazione ebraica della Palestina, uno dei punti fondamentali dell'idea sionista, tanto che il primo Alto Commissario del Mandato fu Herbert Samuel, un membro importante del movimento politico-religioso.

Una delle prime mosse di Samuel sarà quella di garantire la produzione e la vendita dell'energia elettrica in monopolio ad un membro sionista. La tensione tra gli arabi di Palestina e i primi coloni ebraici crebbe quando a Gerusalemme fu nominato Gran Muftì l'ultra-nazionalista Amin Al-Hussaini. L'arrivo successivo in Palestina di un ex leader delle rivolte arabe in Libia e Siria, lo sceicco Izz-Al-Din Al Qassam, provocò un'escalation di attentati contro i coloni che si trasformarono negli anni '30 in vere e proprie rivolte armate, stroncate dall'ufficiale britannico Orde Wingate e da un contingente di polizia ausiliaria britannica.

In questi anni muoverà i suoi primi passi nella carriera militare uno dei principali protagonisti della storia di Israele nel secondo dopoguerra: Moshe Dayan, che sarà parte di squadre speciali punitive e della milizia irregolare ebraica, la "Haganah". Passerà un periodo in carcere arrestato dagli Inglesi, prima di combattere al loro fianco nella seconda guerra mondiale contro la Siria di Vichy, perdendo l'occhio sinistro nel 1941.

Nel 1937 fu tentata una partizione della Palestina che avrebbe separato nettamente gli arabi dagli ebrei, ma fu respinta sia dall'una che dall'altra parte. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Tel Aviv è bombardata dalla Regia Aeronautica, mentre nel 1942 le truppe di Rommel si stavano rapidamente avvicinando al territorio palestinese, con la maggior parte dei Paesi arabi che speravano in una vittoria rapida delle forze dell'Asse. Amin Al-Husayni ebbe contatti diretti con Himmler, che affiderà al Muftì l'organizzazione delle legioni delle Waffen-SS islamiche.

Al termine della guerra, in Palestina scoppiarono gravi disordini anche tra gli estremisti ebraici e gli inglesi degli ultimi mesi del Mandato. L'attentato più grave fu quello dell'Hotel King David di Gerusalemme, che causò 92 vittime e la reazione di Londra, che cominciò ad internare gli immigrati ebraici irregolari. Nel 1947 l'Assemblea Generale dell'ONU dietro la spinta degli Stati Uniti sanciva la nascita di due stati separati sul territorio dell'ex Mandato: nasceva così lo Stato di Israele, che si troverà in guerra meno di un anno dopo il ritiro degli Inglesi contro gli Stati arabi confinanti (Libano, Siria, Iraq, Egitto), che invasero il territorio della Palestina ex-britannica. Al termine delle ostilità nel 1949 Israele guadagnerà alcuni territori, lasciando la Striscia di Gaza all'Egitto e la Cisgiordania alla Giordania.

Questa situazione geopolitica rimarrà pressoché immutata fino allo scoppio della guerra del Sei Giorni il 5 giugno 1967.

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