Edoardo Frittoli

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Nei mesi precedenti al maggio 1915, l' Italia era stata investita da fiumi di parole.

In guerra oppure neutrali: le piazze e i giornali erano stati invasi dalla polemica virulenta e dalla fine retorica di D'Annunzio e dei compagni interventisti. Gli industriali si erano uniti all'idea della guerra, pur mantenendo un silenzio formale che  tuttavia pesò in modo determinante sulle decisioni del Governo.

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Poi le declamazioni altisonanti degli intellettuali cedettero il passo ai dialetti, alle imprecazioni, agli ordini urlati alla truppa. Il Patto segreto di Londra con Francia, Gran Bretagna e Russia era stato siglato appena il 26 aprile, appena un mese prima. Già i vertici dell'Esercito avevano ammassato le truppe sul confine orientale e il 3 maggio era scattata ufficialmente la mobilitazione delle classi dal 1894 al 1899 nell' Esercito Permanente.

L'inquadramento era stato frenetico, l'addestramento lacunoso. Si decise il reclutamento regionale per impedire una blocco logistico alle ferrovie, con un passaggio dei soldati nei cosiddetti "depositi" Reggimentali sulla via per il fronte. Così in breve tempo circa 500.000 soldati in realtà scarsamente armati ed addestrati si ammassarono al confine, il cui punto nevralgico fu il corso del fiume Isonzo.

Secondo la strategia del generale Luigi Cadorna gli Austriaci, in netta inferiorità numerica, avrebbero ceduto il passo agli italiani verso una rapida corsa su Vienna. E' evidente che le cose andranno molto diversamente. L'ottimismo del Re, dei generali, degli industriali e della minoranza degli italiani che decisero per la guerra annegò pian piano nel fango sudicio delle trincee.

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