William Friedkin, il Leone d'oro di Venezia: i suoi film più belli

Il regista americano che ha reinventato il poliziesco e l'horror sarà premiato per la sua carriera alla prossima Mostra del Cinema. Ripercorriamo i suoi titoli indimenticabili

William Friedkin (Photo by Francois Durand/Getty Images)

Simona Santoni

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Prime decisioni dalla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia numero 70, che si terrà dal 28 agosto al 7 settembre 2013: il Leone d'oro alla Carriera andrà al regista statunitense William Friedkin.

Autore rivoluzionario che ha vissuto i momenti migliori della sua vena cinematografica negli anni '70, è stato scelto dal direttore Alberto Barbera, che ha avuto l'approvazione del Cda della Biennale presieduto da Paolo Baratta.

"Ha contribuito, in maniera rilevante e non sempre riconosciuta nella sua portata rivoluzionaria, a quel profondo rinnovamento del cinema americano, genericamente registrato dalle cronache dell'epoca come la Nuova Hollywood. Dopo aver scardinato le regole del documentario con alcuni lavori televisivi impostisi per lo sguardo asciutto, spietato e imprevedibile, Friedkin ha rivoluzionato poi due generi popolari come il poliziesco e l'horror, inventando di fatto il blockbuster moderno": queste le motivazioni portate da Barbera. Aggiungendo che Friedkin ha mostrato negli anni "una fedeltà rischiosa ai propri ideali che, allontanandolo dal centro del cinema hollywoodiano, lo ha spinto a cercare nel cinema indipendente quella libertà necessaria a perseguire la ricerca di un linguaggio fatto di spiazzamenti continui, di istinto visivo folgorante, visionario, allucinatorio, eppure insaziabilmente affamato di realtà anche quando sembra perdersi nel delirio cinetico, astratto e perfezionistico delle prepotenti sequenze d'azione e d'inseguimento che caratterizzano la sua opera in maniera emblematica. William Friedkin rappresenta ancora oggi l'esempio di un cinema esigente, intellettualmente onesto, emotivamente intenso, programmaticamente avventuroso ed erratico: un antidoto potente e generoso al crescente livellamento del cinema contemporaneo".  

Il cineasta, che proprio durante la Mostra, il 29 agosto, compirà 78 anni, ha così accolto la notizia: "Venezia, specialmente durante la Mostra, è una casa spirituale per me. Il Leone d'oro alla carriera è qualcosa che non mi sarei mai aspettato, ma sono onorato di accettarlo con gratitudine e amore".

Al Lido Friedkin avrà anche l'occasione di presentare il restauro de Il salario della paura (Sorcerer, 1977), appositamente realizzato dalla Warner Bros. "Considero Il salario della paura il mio film più personale e il più difficile da realizzare" ha dichiarato Friedkin. "Sapere che sta per avere una nuova vita al cinema, è qualcosa di cui sono profondamente riconoscente. Il fatto poi che il film abbia la sua prima mondiale alla Mostra di Venezia, è qualcosa che attendo con grande gioia. È una vera resurrezione di Lazzaro".    

In attesa di questa resurrezione, ritiriamo fuori dalla cineteca cinque suoi film, che vale davvero la pena rivedere.

1) Il braccio violento della legge (1971)

È il film che permette a un Friedkin trentaseienne di venir consacrato nell'Olimpo dei grandi di Hollywood. Reinventa il genere poliziesco e ottiene cinque Oscar, tra cui miglior film e miglior regia. Protagonisti due poliziotti della squadra narcotici di New York, interpretati da Gene Hackman e Roy Scheider, malvisti dai superiori a causa dei loro metodi violenti. Quando si troveranno sulle tracce di un'importante spedizione di droga di un misterioso trafficante francese (Fernando Rey), questo caso, tra pedinamenti e insuccessi, diventerà per loro una vera ossessione. Memorabile l'inseguimento mozzafiato nella metropolitana.

2) L'esorcista (1973)

Ispirato a un libro di William Peter Blatty (che ne è anche sceneggiatore), è una delle pietre miliari del cinema horror, il film che tutti almeno una volta hanno citato nella vita. Candidato a ben dieci Oscar, ne vinse due, uno per la sceneggiatura non originale e uno per il sonoro. Nonostante i problemi di censura, ebbe un notevole successo e un grande impatto nella cultura popolare.
Per quanto la storia sia abbastanza semplice, un esorcismo applicato su una bambina (interpretata da Linda Blair) posseduta dal demonio, lo sviluppo è avvolgente nel ritmo e nel salire della tensione. La struttura narrativa perfetta ed effetti speciali innovativi per i tempi ne fanno un classico senza tempo.

3) Cruising (1980)

È uno dei suoi film più controversi e difficili, che segue alcuni titoli un po' fiacchi. Ha per protagonista Al Pacino nei panni di un investigatore che si finge omosessuale per catturare uno psicopatico che frequenta il mondo gay del West Greenwich Village di New York. Estremo e disturbante, all'uscita scatenò le ire degli attivisti gay, che accusarono la pellicola di omofobia.
Questo non gli hai impedito di essere rivalutato nel tempo di diventare un cult e un simbolo del politically uncorrect.

4) Vivere e morire a Los Angeles (1985)

Altro bel colpo, altro poliziesco memorabile, uno dei più pessimisti e violenti degli anni Ottanta.
Per vendicare la morte del suo vecchio collega, l'agente federale Chance (William Petersen), aiutato dal nuovo collega Vucovich (John Pankow) dà la caccia al pittore falsario Masters (Willem Dafoe) e per catturarlo segue una sola regola: non ci sono regole.

5) Killer Joe (2011)

Il cerchio si chiude: proprio alla Mostra di Venezia 2011, con Killer Joe presentato in Concorso, Friedkin ha dimostrato ancora una volta di non aver perso il tocco, nonostante sia passato per anni di minore riuscita creativa. Il film ottiene un successo di critica e pubblico.
Killer Joe, interpretato da Matthew McConaughey, è tanto per cambiare un poliziotto, che nel tempo libero fa il killer a pagamento. Ad assoldarlo è un giovane (Emile Hirsch) che ha debiti pericolosi e che per saldarli conta nell'assicurazione sulla vita della madre... Violenza, cinismo e comicità nera e assurda si intrecciano con sapienza e gusto.

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