Simona Santoni

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Mascella vigorosa, labbra carnose, Willem Dafoe è noto soprattutto per i suoi personaggi eccentrici e scuri, anche se lui ha detto di avere la faccia perfetta per interpretare il ragazzo della porta accanto. Di sicuro, anche se oggi compie 60 anni, l'attore americano ha ancora incredibilmente la faccia da ragazzo. Della porta accanto? Quello è da vedere.  

Nato nella borghesia del Midwest, padre chirurgo e sei tra fratelli e sorelle, Willem Dafoe ha iniziato a recitare da adolescente. Il debutto al cinema ha data 1981 con Michael Cimino e I cancelli del cielo, ma solo in una piccola parte.
Dopo arrivano Miriam si sveglia a mezzanotte, Strade di fuoco e Vivere e morire a Los Angeles. A dargli popolarità è Platoon (1986) di Oliver Stone in cui interpreta il Sergente Elias, ruolo che gli vale la nomination agli Oscar 1986 come miglior attore non protagonista. Una candidatura, tra l'altro, che gli arriva per un ruolo positivo: quello di un sergente che si sacrifica per difendere i suoi uomini.    

Willem ha sempre scelto i film in cui recitare in base al loro merito artistico piuttosto che per il loro potenziale al box office. Eccolo quindi comparire in una serie di film molto diversi, spesso prendendo ruoli che l'hanno reso uno degli attori più imprevedibili del cinema americano.
Nel segno dell'eterogeneità è stato l'agente idealista Fbi in Mississippi Burning, Gesù ne L'ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese; reduce del Vietnam paralizzato in Nato il 4 luglio, ex marine in Cuore selvaggio di David Lynch; avvocato alle prese con il fascino di Madonna in Body of evidence - Corpo del reato.    

Ha lavorato con Wim Wenders in Così lontano; è stato Caravaggio, la spia alla ricerca del conte Almansy, ne Il paziente inglese, Max Schreck ne L'ombra del vampiro che gli è valso la nomination come miglior attore non protagonista ai Golden Globe e agli Oscar 2001. È agente nel violento American Psycho; lavora con Steve Buscemi in Animal Factory (2000). Nel 2002 arriva il blockbuster che lievita la popolarità e veste i panni del super-cattivo, il rivale dell'Uomo Ragno, in Spider-Man di Sam Raimi.

Atletico, corpo definito da una sua particolare miscela di yoga e ginnastica, lavora anche con Paul Schrader nel ruolo di un sex addict in Auto Focus (2002), poi è uno dei cattivi in C'era una volta in Messico (2003) di Robert Rodriguez e fa parte del cast de Le avventure acquatiche di Steve Zissou (2004) di Wes Anderson. Lavora con tutti i registi più importanti e spesso e volentieri con Abel Ferrara: uno dei suoi ultimi ruoli è stato proprio quello di Pier Paolo Pasolini in Pasolini nel 2014 ("un personaggio che mi ha fatto imparare molto") dopo aver girato New Rose Hotel (1998) e Go go Tales nel 2007.    

"Io di solito faccio il cattivo perché non mi trovano particolarmente bello e romantico"

Un'altra collaborazione frequente è quella col geniale e controverso Lars Von Trier: dopo Manderlay (2005), nel 2009 Dafoe è protagonista con Charlotte Gainsbourg del disturbante Antichrist, quindi è l'usuraio di Nymphomaniac.

"Io di solito faccio il cattivo perché non mi trovano particolarmente bello e romantico", ha detto in un'intervista Dafoe. E ancora: "È una percezione sbagliata che io interpreto solo cattivi, ma se conoscete bene i miei film, i piccoli e i grandi, io interpreto brave persone. Certo ci sono cattivi che sono pieni di difetti, ma anche brave persone che sono fuori dalla società. Sono strani o sono criminali, ma moralmente tendono ad essere brave persone".

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