Simona Santoni

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Piuma di Roan Johnson, secondo film italiano in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, ha fatto ridere sonoramente la stampa per buona parte del film, alla prima proiezione per gli addetti ai lavori. Ma alla fine è stato accolto da qualche fischio, timidi applausi e un livoroso "Vergogna". Al primo italiano in concorso, il doc sull'immortalità Spira Mirabilis di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti, sabato era capitata sorte opposta: durante la prima per la stampa si è assistito a un fuggi fuggi generale a film ancora in corso e, conclusa la visione, è seguito l'applauso dei "reduci" rimasti in sala. Amabili contraddizioni da cinefili al Lido. 

Piuma disegna con freschezza e simpatia la storia di due adolescenti alle prese con un evento più grande di loro: la nascita di un figlio. Accolgono la notizia con la spregiudicatezza e la spensieratezza tipiche dell'età, soprattutto Ferro (Luigi Fedele), bambinone di cuore grande e ancor più grande inadeguatezza. Cate (Blu Yoshimi) è invece più matura, è già abituata ad aver a che fare con degli irresponsabili: suo padre (Francesco Colella), malato di calcioscommesse, è "l'unico italiano che s'è fatto lasciare da una rumena". I genitori di Ferro invece sono affidabili e presenti: Carla (Michela Cescon) forse è sin troppo protettiva, mentre Franco (Sergio Pierattini) si dispera per quel figlio combinaguai, incapace di mettere un pizzico di serietà nelle questioni che contano.

"Ho scritto Piuma con Ottavia Madeddu, Carlotta Massimi, Davide Lantieri. Tramite la storia di Ferro e Cate volevamo raccontare noi stessi e una grande paura che condividevamo: fare un figlio", racconta Johnson in conferenza stampa. 

Nato a Londra da padre inglese e madre italiana e cresciuto a Pisa, Johnson conferma una sensibilità vivace nel raccontare i più giovani sulla soglia di un passo importante, dimostrata già in Fino a qui tutto bene (2014). Allora affrescava gli ultimi giorni da universitari di cinque ragazzi, ora inquadra Ferro e Cate alle prese con gli esami di maturità, in senso letterario e non solo.
Come si spiega allora quell'ingeneroso "Vergogna" urlato in sala Darsena (oltre che nel masochismo tutto italiano di usare più riguardo con le produzioni straniere che con quelle nostrane)? Piuma è un'opera spassosa e ben recitata (Pierattini su tutti), colorata e profondamente umana, ma non è il film che ti aspetteresti di trovare in corsa per il Leone d'oro in un festival che punta anche all'esplorazione e alla sperimentazione. È un insieme di battute e sketch giocose ed esilaranti, un puzzle di situazioni divertenti ed esasperate, che lascia poco spazio ai silenzi e alle sfumature, alla profondità. Ma è così anche quell'età in bilico tra incoscienza e maturità: rumorosa, pittoresca, turbolenta. Ed è così che spesso a quell'età si affronta la vita: con la leggerezza di una piuma, passando sopra a tutte le brutture del mondo sottostante nuotandoci sopra, sospesi in aria. Una leggerezza che è fluttuar morbidamente via, ma non chiudere gli occhi o voltar la schiena. Con la leggerezza della commedia, Johnson lancia qua e là anche qualche piccola grande verità: "Dalla lotta di classe siamo passati alla lotta tra generazioni, che ce posso fa'?", dice Ferro cercando di giustificare con faccia bronzea le sue incapacità. 

"È un caso più unico che raro che ci sia in concorso a Venezia una commedia", afferma Johnson. "È un attestato di stima ma è anche il segnale che è il momento di sdoganarla. Tra l'altro noi italiani siamo maestri di commedia". 

Gli fa eco Michela Cescon: "Di solito sono trasportata in altri progetti, non comici, ma la commedia mi piace. E poi in Piuma c'è una sceneggiatura di ferro, è un film ricco di idee. Non si può definire la commedia un film di serie B: Piuma è di serie A".

Johnson inframezza la narrazione con alcune scene quasi oniriche, delicate e un po' ruffiane. Piuma è come le sue paperelle di plastica che galleggiano nell'oceano: invece che in una vasca da bagno, si trova nelle acque pericolose e affascinanti della Mostra del cinema. E alla seconda proiezione per la stampa solo applausi. 

In chiusura la canzone di Francesca Michielin Almeno tuPiuma arriverà al cinema il 20 ottobre con Lucky Red. 

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