Cinema

Venezia 2019, ecco perché il Joker di Joaquin Phoenix ha vinto

In un festival dai rari sussulti di bellezza, è stato incoronato Leone d'oro il film di Todd Phillips, che suona la rivolta degli emarginati

Joker

Simona Santoni

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Quando Joker è stato incoronato Leone d'oro alla 76^ edizione della Mostra del cinema di Venezia, in sala stampa è scoppiato un boato di giubilo. Tra i colleghi, Joker di Todd Phillips ha raccolto moltissimi consensi. E a quanto pare anche nella giuria del festival capitanata dalla regista argentina Lucrecia Martel.

Noi non possiamo dire la stessa cosa: Joker è un buon film, certo, ma non centra in maniera potente il doppio obiettivo che richiederemmo a un Leone d'oro, ovvero ricerca artistica dallo sguardo originale e impatto emotivo forte. 

Joker che conquista Venezia, comunque, non è una scelta che grida vendetta. Quello che grida vendetta, invece, - rimanendo  nell'ambito di piacevoli considerazioni post-festival (per fortuna che la Mostra faccia ancora discutere!) - è che Marriage Story di Noah Baumbach non abbia ricevuto nessun premio. Ma di film e opere d'arte valide che non hanno avuto riconoscimenti è pieno il mondo. 

Ora cerchiamo di intuire ed esplorare cosa abbia portato la giuria di Venezia 76 a celebrare il Joker drammaticamente interpretato da Joaquin Phoenix, che al Lido è stato davvero un gentleman con stampa e pubblico: si è concesso, ha sorriso, ha abbracciato i fan e ha cancellato il brutto ricordo di Venezia 69, quando, in occasione di The Master, in conferenza stampa aveva acceso una sigaretta e, senza dire una parola, si era limitato a fumare.

Una Mostra dai rari acuti di bellezza

Ammettiamolo: Venezia 76 ha avuto un cartellone zeppo di divi ma povero di grandi film. E questo è un parere non solo personale. 

Ha avuto il brillante merito di lasciare calde e forti le luci su di sé fino alla fine, sino all'ultimo giorno di proiezioni, soprattutto grazie a una folta presenza di star di richiamo. Sul red carpet si sono succeduti, tra i vari, Brad Pitt, Meryl Streep, Johnny Depp, Mick Jagger, Catherine Deneuve, Roger Waters, Juliette Binoche, Kristen Stewart...

Al Lido, però, è mancato "il" film. È mancato quel grande film che disarma e mette tutti d'accordo. Che conquista irrimediabilmente. E, se è vero che non ci sono stati neanche film da fischi e "buu", dall'altra parte sono stati davvero pochi i buoni film. In questo scenario, è chiaro che la scelta del Leone d'oro si fa più complicata e al contempo meno criticabile. Se manca il corridore che distacca tutti di ampia misura, l'occhio non può che ricadere sul manipolo di sfidanti che si eleva dagli inseguitori. 

Del resto Lucrecia Martel l'ha detto: "Per fortuna non è stato un verdetto all'unanimità, i premi sono stati frutto di grande dialogo".

Non è mica un cinecomic

Molti hanno visto nella vittoria del Joker a Venezia un grande cambiamento di rotta: la Mostra del cinema di Venezia, da sempre dal palato sofisticato e attenta a dare lustro ad opere che senza il Lido avrebbero difficilmente visibilità e mercato, ha benedetto un cinecomic. Ma non è proprio così. Joker è sì un personaggio dei fumetti, il film ha sì la benedizione della DC Comics, ma resta comunque un film d'autore

Todd Philipps, già autore della trilogia comica Una notte da leoni, ha riletto il personaggio del clown psicopatico immaginandogli addosso un passato tutto suo. Il film è scollegato dal DC Extended Universe. Non ci sono super poteri, non c'è Batman (ma c'è Bruce Wayne bambino), non ci sono combattimenti dai fantasmagorici effetti speciali. Joker è soprattutto lo studio dell'umano, nelle sue volte psicologiche ed esistenzialistiche. 

Joaquin Phoenix è il Joker

Che Joaquin Phoenix sia un attore straordinario è noto. Riesce a toccare sfumature intense di dolore e alienazione come pochi sanno fare, rimandando indietro, nel pubblico, emozioni forti e piena partecipazione. 

I ruoli sopra le righe, poi, sono il suo pane: si pensi al giovane dal disturbo bipolare di Two Lovers o allo psicotico che si unisce a Scientology di The Master o all'ex veterano di guerra coi traumi d'infanzia di A Beautiful Day - You Were Never Really Here. Con il suo animo inquieto, riesce a trasferire quel tormento ai suoi personaggi. Per questo molti lo hanno adorato come Arthur Fleck, uomo dai problemi mentali emarginato e deriso, pronto a diventare Joker. Per la parte è dimagrito di diversi chili. 

Paolo Virzì, giurato, ha definito la sua performance "disumana": fosse stato per lui, avrebbe meritato la Coppa Volpi (andata invece a Luca Marinelli per Martin Eden), ma il regolamento non vuole che si assegni un altro premio al film Leone d'oro. 

Noi siamo tra i pochi a non essere rimasti estasiati dalla sua interpretazione, proprio perché Joaquin Phoenix nel Joker sembra... Joaquin Phoenix. Sembra l'uomo inquieto alle prese con uno dei suoi innumerevoli ruoli sopra le righe. 

La ribellione sadica a una società che ghettizza

Joker è anche un atto di ribellione. È il vessato che invece di farsi martire si fa vendicatore e carnefice. È il pugno levato di chi ha preso troppi pugni. È la rivolta degli emarginati contro una società che ghettizza e mette addosso le stellette da diverso. 

Quando Arthur Fleck, all'ennesima angheria subita, tira fuori la pistola e spara contro i suoi aggressori, tre giovani della classe più agiata, come in una sorta di V per Vendetta si solleva anche il popolo di Gotham City. La sua maschera da pagliaccio diventa il simbolo dell'agitazione. I cittadini, sempre più poveri e frustrati, alzano voce e mani contro chi li ha spolpati, in maniera cieca e violenta. 

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