Cinema

Venezia 2018, tra futuro e passato: i film più attesi

Da Lady Gaga senza trucchi nel debutto alla regia di Bradley Cooper all'Orson Welles incompiuto. La "Mostra d'Arte" illustrata da Piera Detassis

A Star Is Born

Piera Detassis

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Lady Gaga senza trucchi e senza inganni nel rifacimento del classico A Star Is Born (È nata una stella), debutto alla regia di Bradley Cooper. E poi, i dolori del giovane Neil Armstrong (Ryan Gosling), primo uomo a metter piede sulla luna in First Man dal regista di La La land, Damien Chazelle; il remake di Suspiria di Dario Argento firmato Luca Guadagnino; le allucinazioni di Van Gogh-Willem Dafoe nel lisergico At Eternity's Gate di Julian Schnabel.

Sono questi i titoli più eclatanti e popolari della Mostra cinematografica di Venezia Lido, ormai regina della corsa agli Oscar, diretta con sempre maggior sicurezza da Alberto Barbera capace, sotto quell'aria cortese, di affrontare le polemiche più vivaci.

Tra futuro e cinema dell'età dell'oro

Ha rotto l'embargo cannense su Netflix, accettando in concorso i titoli della piattaforma streaming, in particolare Sulla mia pelle di Alessio Cremonini che ricostruisce con durezza il caso Stefano Cucchi ed esce contemporaneamente in sala e on line in 190 Paesi. Ai puristi la cosa non è piaciuta, ma il futuro non spaventa Venezia che ha, da tempo, spalancato le porte alla Realtà Virtuale e alla serialità (quest'anno in anteprima arriva la serie L'amica geniale tratta dalla trilogia di Elena Ferrante) e nello stesso tempo sa rendere omaggio al cinema dell'età dell'oro, già forse memoria. 

La celebrazione è ovunque: è un inno alla settima arte il film di Roberto Andò Una storia senza nome, commedia noir con Alessandro Gassman ispirata dal furto di mafia della Natività del Caravaggio a Palermo nel 1969. Sarà imperdibile la masterclass di David Cronenberg, Leone d'oro alla Carriera, mentre parlerà di famiglie Les Estivants di Valeria Bruni Tedeschi che per l'occasione convoca Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, la mamma Marisa e la zia di 95 anni in una vacanza assai autobiografica.

Di arte e di rapporti con la storia del mondo si occuperanno i promettenti Mi obra maestra di Gaston Duprat e Vox Lux di Brady Corbett, con Natalie Portman nel ruolo di pop star con vista sull'America anni '90; per non parlare dei due western di grande firma: The Ballad of Buster Sgruggs dei fratelli Coen e The Sisters Brothers di Jacques Audiard.

L'Orson Welles recuperato

In un festival che mantiene orgoglioso l'antica dizione "Mostra d'Arte" pur nell'epoca della grande mutazione virtuale, la massima metafora sul futuro creativo potrebbe firmarla, perfetto contropiede, nientemeno che Orson Welles. Si scoprirà infatti al lido il leggendario film incompiuto dell'autore di Quarto potere, The Other Side of the Wind, storia di un grande regista che torna a girare nella temibile Hollywood dopo anni di esilio in Europa e il cui montaggio fu interrotto dalla morte di Welles. Oggi il film perduto vede la luce grazie ad un filologico restauro e al sostegno dell'odiata Netflix.

Guardare al passato per trovare l'antidoto e recuperare energia: ci prova Mario Martone con il maestoso affresco Capri-Revolution, l'incontro, nel 1914, tra una comunità di artisti nudisti e libertari, fuoriusciti russi che preparano la rivoluzione d'ottobre e umili dell'isola. Storia vera, magnetica e utopistica finora poco conosciuta che scatenerà sussurri e grida al Lido.

Film tra politica e memoria

Nell'attesa di capire quale tumulto invece accompagnerà lo sbarco di Lady Gaga e se davvero è nata una stella, una cosa è certa, sarà What You Gonna Do When the World's on Fire? il film di Roberto Minervini, marchigiano, 48 anni, da tempo negli Usa, a rivelare l'altra faccia della Mostra della laguna, quella incendiaria e politica. Con piglio documentario Minervini parte in prima linea a Jackson, Mississippi, nel cuore della comunità nera scossa dagli omicidi di due ragazzi di colore, Alton Sterling e Philando Castle. Bianco e nero stringente sulla vita della comunità degli ultimi, schiaffo al suprematismo dell'era Trump e cinepresa fianco a fianco con le Black Panthers in azione.

Se il mondo è in fiamme, come annuncia il titolo di Minervini, i registi non guardano altrove. Attesissimi sono: Peterloo di Mike Leigh sul massacro, a Manchester, il 16 agosto 1819, dei manifestanti che chiedevano lavoro e 22 July di Paul Greengrass che ricostruisce la strage di Utoya in Norvegia del 2011 coni suoi 77 morti per mano di un estremista. Mentre Rick Alverson, in The Mountain indaga sulla malattia mentale di Rosemary, la sorella "cancellata" di Jack e Bob Kennedy. E sei fatti di cronaca, anche politica, virano verso il genere crime, come nel caso di Acusada dell'argentino Gonzalo Tobal che rilegge il caso Amanda Knox per costruire un inquietante mistery famigliare, le brutte vicende storiche, invece, sottolineano il valore della memoria. Come fa Sergei Loznitsa che in Process, con materiali inediti, ci ripropone i processi staliniani. E come fanno anche il premio Oscar Florian Henckel Von Donnersmarck in Werk Ohne Autor, riflessione sull'eredità del nazismo; Giorgio Treves sulle leggi razziali fasciste in 1938-Diversi; Alfonso Cuaron in Roma, misterioso film ambientato nel Messico anni '70.

Mentre sono ben due i film che glorificano la figura mitica dell'ex presidente dell'Uruguay José Mujica: El Pepe, una vida suprema di Emir Kusturica e La noche de 12 años di Álvaro Berchner. Chiacchieratissimo, infine, Charlie Says di Mary Harron, viaggio nella mente delle donne di Manson, l'omicida di Sharon Tate.

Intrighi di corte ed eros

Due i film per chi adora gli intrighi di corte e lo splendore visivo. Il primo è Shadow di Zhang Yimou sulle arti marziali, il secondo è The Favourite di Yorghos Lanthimos, l'autore di Il sacrificio del cervo sacro, genio maligno del cinema contemporaneo. La commedia pare sulfurea: in scena il duello settecentesco fra due cortigiane della regina Anna d'Inghilterra, interpretate da Rachel Weisz e Emma Stone, per accaparrarsi i favori, anche erotici, della sovrana. Un'Eva contro Eva con risvolto lesbo regale: se aggiungiamo la nota crudeltà del regista, che ai festival piace tanto, il film corre già in zona premi. 

(Articolo pubblicato sul n° 36 di Panorama dal 23 agosto in edicola con il titolo "Venezia, si gira")


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