Cinema

Venezia 2015, ecco perché Desde allá di Lorenzo Vigas ha vinto il Leone d'oro

Alla larga dal sospettare una spinta "filo-sudamericana" da parte del presidente di giuria Alfonso Cuarón. Il film venezuelano ha meritato. Ecco i motivi del successo, punto per punto

Lorenzo Vigas

Simona Santoni

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I sudamericani hanno fatto man bassa alla 72^ edizione della Mostra Internazionale d'Arte cinematografica di Venezia: Leone d'oro al venezuelano Desde allá, opera prima di Lorenzo Vigas, e Leone d'argento a El Clan dell'argentinto Pablo Trapero. È stato profetico il direttore del festival Alberto Barbera quando, nel presentare la selezione ufficiale, aveva indicato il Sud America come artefice del cinema al momento più interessante, con l'Oriente in flessione.

Ma perché Desde allá (in italiano "Da lontano") ha vinto? Sottolineando che a mio avviso è un premio meritato (era tra i miei preferiti insieme a El Clan, Anomalisa e Rabin, the last day), cerco di spiegarlo, punto per punto.
Premessa doverosa: nessuna intromissione campanilistica da parte del presidente di giuria Alfonso Cuarón, messicano. Sia Desde allá che El Clan si reggono magnificamente in piedi sulle loro gambe. Cuarón stesso ha specificato: "Vorrei chiarire che la mia presenza come presidente della giuria ha lo stesso valore del voto simbolico della regina di Svezia, come giurati abbiamo tutti lo stesso potere". Il verdetto però non è stato unanime: "Ci sono stati dei piccoli scontri", ma "è stato unanime l'approccio con cui si è arrivati alla decisione". 

Ecco i motivi del successo di Desde allá:

1) Indagine sulle relazioni e sull'identità sessuale

Alfredo Castro è Armando, uomo di mezza età che non riesce ad entrare emotivamente in relazione con gli altri. Adesca ragazzini col denaro per vederli spogliarsi, senza toccarli. Li guarda "da lontano", mantenendo la sua distanza dal mondo. La causa di questa separazione è probabilmente da rintracciare nel suo passato traumatico col padre. Elder (Luis Silva), però, giovane di strada violento e affascinante, spezza qualcosa. Armando lo cerca, lotta per connettersi a lui. La mancanza di riferimenti parentali li unisce. Quello che era un legame basato sui soldi si trasforma in altro, qualcosa che assomiglia a un rapporto padre-figlio, che è un abbraccio d'anime, che prende tinte d'amore. La composizione della loro relazione ha tante sfumature. 
Vigas indaga la psicologia complessa delle relazioni e l'identità sessuale su corde inconsuete, guardando al lato emozionale. In maniera avvincente. Anche il suo precedente corto Los elefantes nunca olvidan ("Gli elefanti non dimenticano") tratta le conseguenze di traumi legati al padre. 
La giuria ha probabilmente preferito film con storie di umanità pulsanti a opere più intellettuali e meno dirette tipo Francofonia di Aleksandr Sokurov. 

2) Caracas e la perenne tensione latente

Mentre la relazione tra Armando ed Elder vive di colluttazioni violente, incontri interessati, sottili delicatezze, crude confidenze e solitudini condivise, lo spettatore vive un costante stato di tensione, più o meno sotterranea. Caracas, città pericolosa di sfondo alla narrazione, contribuisce ad alimentare questo sentimento. Armando ed Elder sono due anime opposte di un Paese tormentato che fatica a convivere, di due classi sociali in forte tensione.

 

3) Fa parlare ed emoziona

Nonostante la glacialità di Armando e la fotografia priva di manierismi tengano a distanza, Desde allá eppure conquista ed emoziona. È una storia aspra e cruda, pennellata però da sporadica e viscerale tenerezza. Vigas non è didascalico, lascia tanti "non detti" aperti all'interpretazione. Sappiamo che Armando odia suo padre, presumiamo che abbia subito abusi da piccolo, ma non lo sappiamo con certezza. Il finale scioccante - eppure così inevitabile e compiuto - apre a nuovi interrogativi. 
Il film venezuelano ha un grande merito: usciti dalla sala, continua a far parlare di sé, spinge al confronto tra spettatori.

4) Sintonia tra i due attori

La bravura di Alfredo Castro è nota. Attore cileno feticcio di Pablo Larraín, aveva già dato prova di imperscrutabilità in Tony Manero (2008). "Alfredo ha una ricchezza emotiva profonda e anche la capacità di trattenere tutti quei sentimenti", ha detto di lui Vigas. Verissimo.
La sorpresa è invece il giovane Luis Silva, che racchiude in sé un forte impulso animale e la scaltrezza data dalla strada. "Oltre ad essere carismatico, ha anche un lato oscuro, uno sguardo sofferente", ha affermato il regista che ha subito riconosciuto in lui il suo Elder. Silva aveva 19 anni all'epoca delle riprese, ma non era estraneo a una vita dura di bande e prepotenze. Proviene da una zona venezuelana ancora più difficile di quella vista nel film. 
Tra Castro e Silva c'è una forte sintonia che dà piena credibilità alla loro complessa relazione.

5) Contro l'omofobia

Il rapporto ritratto in Desde allá inquadra più i bisogni emotivi che quelli sessuali, però tocca anche la questione gay. La maggior parte delle culture latino-americane è ancora molto conservatrice circa l'omosessualità e l'omofobia è rintracciabile a tutti i livelli sociali. Elder è la testimonianza di quanto l'omofobia possa essere devastante.

Desde allá di Lorenzo Vigas, il film Leone d'oro - Trailer e foto
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