Cinema

Veloce come il vento, Stefano Accorsi pilota decadente: 5 cose da sapere

Curve, scontri famigliari e riconciliazione. Un film con tanto cuore e adrenalina, dal piacevole accento emiliano-romagnolo

Veloce come il vento

Simona Santoni

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"Se hai tutto sotto controllo significa che non sei abbastanza veloce". Con le parole del pilota automobilistico Mario Andretti si apre Veloce come il vento, un film su corse d'auto, legami famigliari scombussolati e passioni pulsanti, con tanto cuore, adrenalina e gradevoli stille comiche. 

Dal 7 aprile al cinema, propone al panorama cinematografico italiano due nuovi nomi interessanti: l'attrice esordiente Matilda De AngelisMatteo Rovere, regista che proprio "nuovo" non è. A 34 anni è al suo terzo lungometraggio ma con questo film tocca una conferma importante. E poi c'è Stefano Accorsi, certo, forse mai visto così convincente.

Ecco 5 cose da sapere su Veloce come il vento:

 

1) Ispirato al pilota di rally Carlo Capone

Giulia De Martino (Matilda De Angelis) ha 17 anni e un talento innato come pilota di corse automobilistiche. Viene da una famiglia di campioni. Suo padre (Giuseppe Gaiani) è il suo coach. La vita però le riserva prove ben più impegnative di quelle che deve affrontare in pista. È così che all'improvviso si ritrova a dover pensare al suo fratellino Nico (Giulio Pugnaghi) e a gestire il complicato rapporto col fratello maggiore "ritrovato", il tossico ed ex pilota Loris (Stefano Accorsi). Sarà quest'ultimo, inaffidabile ma dotato di uno straordinario sesto senso per la guida, ad allenarla per il Campionato GT in corso.
Veloce come il vento nasce da persone e vicende vere, attorno a cui è stata aggiunta finzione. Il personaggio di Loris si ispira a Carlo Capone, campione talentuoso e irregolare del mondo del rally. "La sua vita è ai limiti dell’incredibile e noi, attraverso il nostro racconto, lo abbiamo voluto ricordare e omaggiare", ha detto Rovere, che è autore anche della sceneggiatura insieme a Filippo Gravino e Francesca Manieri. "Dopo aver lasciato la carriera da pilota, negli anni '90, Capone aveva accettato di lavorare come trainer per una pilota, mentre tragicamente scivolava nel tunnel della dipendenza, e così abbiamo deciso di prendere questi personaggi veri e costruirci attorno una vicenda di fantasia ispirata alla loro storia".
La miccia del film è stato l'incontro con Tonino Dentini (interpretato da Paolo Graziosi), un vecchio meccanico esperto di preparazione ed elaborazione di motori scomparso recentemente. "Capone al momento si trova in una struttura psichiatrica in Piemonte", racconta Rovere. "Lo abbiamo incontrato più volte, ci ha raccontato le sue avventure, ma il rapporto non è stato semplice e ho vissuto le sue gesta soprattutto attraverso i racconti di Tonino. Capone è stato un pilota controcorrente, ha detto dei no sbagliati ed è stato mandato via anche se era il più forte".

2) Stefano Accorsi tragico e comico 

Smagrito ma dai muscoli torniti, barba e capelli lunghi incolti e denti che chiedono pietà, Stefano Accorsi è entrato anima e corpo dentro il suo Loris, drogato senza più via d'uscita, ex pilota soprannominato "Ballerino" per come ballava sulle curve. Per la parte ha perso 11 chili e ha messo per giorni la sveglia alle 3 di mattina per sembrare più emaciato e sfatto. Il suo Loris è comico e tragico al contempo. Accorsi è bravissimo e stacca una delle sue interpretazioni migliori. 
Veloce come il vento è ambientato a Imola. I De Martino sono una famiglia dell'Emilia Romagna e il film è in dialetto emiliano-romagnolo. Matilda De Angelis di Pianoro, Stefano Accorsi di Budrio, Paolo Graziosi di Rimini: tutti hanno riportato alla luce la lingua dei loro nonni.
Ogni "Vacca boia" che esce dalla bocca di Accorsi solleva un sorriso. È piacevole lasciarsi andare alla sonorità gradevole di una lingua imprescindibilmente legata al mondo delle corse. 
"È stato forse il film più faticoso che io abbia mai girato ma ho capito subito che ne valeva la pena", ha raccontato Accorsi. "Abbiamo iniziato la preparazione e lo studio diversi mesi prima delle riprese, c’è stato un lento percorso di avvicinamento al film, mentre il dimagrimento è dovuto essere piuttosto veloce e brutale, non potevo mantenere quel peso per troppo tempo. Andavamo a seguire il campionato GT nei circuiti di Vallelunga, Mugello, Imola e Monza, filmando tutto con la troupe. Il lunedì e il martedì, in particolare, le macchine correvano per noi".

3) Matilda De Angelis, lucente scoperta

Alla sua prima uscita, Matilda De Angelis sostiene magnificamente il suo ruolo da protagonista, con sensibilità e nervi. Attrice esordiente classe 1995 proveniente dal mondo della musica, è stata notata da Rovere nel 2014, durante un casting a Bologna, ed è stata coinvolta con tenacia nonostante le sue prime resistenze: "Matilda aveva un'energia e uno sguardo magnetici e in lei vedevo nitidamente il personaggio di Giulia che avevo in mente", ha detto il regista. 
La ragazza, nel frattempo vista nella serie tv Tutto può succedere, ha interpretato molto scene d'azione senza controfigure. Racconta: "Avevo appena preso la patente e mi sono ritrovata a fare corsi di guida veloce su pista, conducendo auto da quasi 600 cavalli, dei veri mostri!".

4) Sceneggiatura tra epicità e umorismo

Matteo Rovere, romano, ha alle spalle i film Un gioco da ragazze (2008) e Gli sfiorati (2011). È anche un giovane produttore (Smetto quando voglio, La foresta di ghiaccio). In Veloce come il vento ci mette mestiere, talento e un po' di furbizia. In apertura si lascia un po' andare a toni melodrammatici e in chiusura gioca con lo spettatore, tenendolo con il fiato sospeso e pigiando l'acceleratore sui buoni sentimenti. In mezzo mette però ritmo avvincente e sangue caldo, in equilibrio convincente tra scene d'azione, tensione, dialoghi e momenti più intimi. 
La sceneggiatura è croccante, alterna epicità e umorismo, affidato per lo più alle labbra di Accorsi. "Allegria, te è facile che campi cent'anni ma saranno anni di malinconia e tristezza", dice Loris al fratellino troppo serio Nico. Alla sorella, invece: "Non affrontare ogni curva come se fosse l'ultima, perché dietro ce n'è sempre un'altra". 

5) I film di genere e un cinema diverso

Dopo Gabriele Mainetti con Lo chiamavano Jeeg Robot, un altro giovane italiano sforna un film "diverso", dove l'intrattenimento non si declina nella forma usata e abusata della commedia.
"Nei racconti del meccanico Tonino i piloti non erano campioni, ma eroi, e le macchine non correvano, volavano, e io volevo ricreare quell’atmosfera leggendaria", ha detto Rovere. 
Veloce come il vento è un film di genere, ma è anche il racconto di trame famigliari riottose e complicate e un racconto di formazione, dove la necessità di crescere in fretta si mescola alla velocità in pista. È riconciliazione e risveglio da un letargo interiore. 
"Mi sono fatto trasportare da una storia che volevo raccontare, e per farlo ho scelto il cinema di genere", spiega il regista sceneggiatore. "Sono consapevole quindi di aver realizzato un film anomalo nel panorama del cinema italiano, dove i concetti di intrattenimento e divertimento sono spesso identificati solo con la commedia. Penso però che il pubblico abbia voglia anche di nuovi stimoli e di un intrattenimento declinato in altri termini". Non c'è solo la voglia, ce n'è profondamente bisogno.

Voto: 3/5
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