Claudio Trionfera

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Vampiri di terra, d’acqua e d’aria. Tutte le specie nella realtà non cinematografica. In quella dello schermo soprattutto di terra. Per un genere nel quale, curiosamente ma non troppo, si sono cimentati nel corso del tempo molti grandi autori: a differenza, appunto, di altri generi (o non-generi) più “chiusi” e quasi sempre riservati ai loro registi di riferimento. Il motivo? Di sicuro è da ricercarsi nella grande ricchezza di significati, di risvolti, di simboli contenuti nel concetto e nella figura di “vampiro” così come ce lo ha trasmesso una fitta rete di leggende, di miti, di opere letterarie. Tanto ricco, questo campionario di letture seconde, da spingere anche i più sofisticati e intellettuali fra i cineasti ad esercitarvisi. Spesso con grande trasporto e altrettanto grandi risultati. Così, provando a costruire una Top 10 di genere, partendo come sempre dal decimo posto, troveremo disseminati nella classifica parecchi nomi importanti…

10) Miriam si sveglia a mezzanotte (The Hunger), 1983, di Tony Scott

Lentissimo, estenuante, pazzo. E irresistibilmente cult.  L’esordio di Scott è di quelli da ricordare perché spazza via come un tornado la vecchia estetica vampiresca per proporne una nuova di zecca. Con una Catherine Deneuve proveniente dalla notte dei tempi, il suo amante David Bowie destinato ad invecchiare a bruciapelo come tutti gli altri nei secoli e ad essere “sostituito”, la dottoressa Susan Sarandon trascinata nel gorgo di sangue e di cuore. Vampiri disperati, solitari e fragili, non solo notturni ma terribilmente affamati: l’orizzonte diverso si spalanca su profondità tematiche filosoficamente inaspettate e su una mise-en-scène raffinatissima, profeticamente scaraventata verso i videoclip a venire. Bowie è grandioso e mitico nel suo declino senza morte, il postpunk-gothic-rock dei Bauhaus e della loro Bela Lugosi’s Dead stringe i cervelli come una tenaglia mescolato con il Trio in  Sol minore Op.100 di Schubert e il duetto dalla Lakmè di LéoDelibès: a compiere il miracolo anche con la musica.

9) Dracula il vampiro (Horror of Dracula), 1958, di Terence Fisher

Dracula forever. Christopher Lee resterà per sempre legato al vampiro confezionato dalla mitica casa di produzione Hammer Films e messo in scena da Fisher con una maestria capace, allora, di oscurare il conte di Bela Lugosi targato Tod Browning (1931). Si può discutere a lungo sulla qualità dei due film ma nell’intensità dello scontro fra Van Helsing (Peter Cushing) e il conte e soprattutto nella rapacità vitale e sentimentale – con propaggine sessuale - di Dracula si determina un processo innovativo di grande sostanza. Con tratti originali e progressivi rispetto all’originario disegno stokeriano, specie attorno alla figura e al carattere del protagonista al quale, pur senza smantellarne il cliché, la regia assegna inediti requisiti di crudeltà e violenza sanguinaria. Senza, con questo, sottrarre “umanità” e capacità seduttiva ad un personaggio condannato alla segregazione nel suo selvaggio culto del male.

8) Intervista col vampiro (Interview with the Vampire: The Vampire Chronicles), 1994, di Neil Jordan

Basterebbe la scena finale, col volo della macchina da presa e l’incitamento elettrico di Simpathy for the Devil nella strabiliante versione dei Guns N’Roses a trasformare questo film in autentica esperienza. Ma c’è dell’altro, naturalmente. Dal romanzo di Anna Rice affiora una favola nera dal fascino vischioso e avvolgente, con l’incontro sulle rive del Mississippi tra il giovane e ricco Louis e il vampiro Lestat de Lioncourt che dopo averlo morso diventa suo maestro di predazione e scorribande canine da San Francisco a New York e a Parigi, partendo dal 1791 e via per il mondo e nei secoli. Il cinema celebra se stesso, con una magnetica ricchezza visuale, attori spiazzanti e sublimi (dominano Tom Cruise e Brad Pitt, li affiancano Antonio Banderas e Kirsten Dunst), toni da cult gotico aspro e feroce, intensamente drammatico, profondo nei caratteri, modernamente barocco, qualche volta cedevolmente caustico. Irresistibile.

7) Nosferatu, principe della notte (Nosferatu, Phantom der Nacht), 1978, di Werner Herzog

Spettrale, lattescente, orrendamente roditore. Indelebile Klaus Kinski dai grandi rapaci occhi liquidi, le unghie affilate e adunche, il vento di morte che porta con sé. Fa storia l’affondo sul collo candido di Isabelle Adjani, Lucy Harker sacrificale, il rumore secco degli incisivi nel morso avido e disumano. Remake da Nosferatu il vampiro di Murnau (1922) e omaggio dichiarato al cinema tedesco degli anni Venti, il film oltrepassa l’intenzione, scala sull’espressionismo, entra quasi con arroganza nel mondo herzoghiano facendo lampeggiare nell’ombra il Vampiro dei reietti, espulso dall’amore, propagatore di distruzione attraverso un patto scellerato con la natura intesa come potenza demolitrice. Anche dell’ordine borghese. Da antologia le scene della peste, il fiume di topi che Nosferatu porta verso Wismar con la nave della quale stermina l’equipaggio, i panorami visionari, le nebbie, il senso secondo che tutto avvolge e divora.

6) Vampyr – Il vampiro (L’étrange aventure de David Gray), 1932, di Carl Theodor Dreyer

Niente Bram Stoker ma le novelle – Carmilla in testa – della raccolta In the Glass Darkly di Joseph Sheridan Le Fanu. Follemente, oniricamente, esotericamente Dreyer. È il primo film sonoro del maestro danese, in verità girato muto e successivamente sincronizzato, ma i dialoghi sono rarefatti, persi nell’orrore latente, invisibile, felpato, albuminoso. Lo sfondo è naturale, prevale la luce del giorno nel sovvertimento di genere che agguanta il vampirismo al femminile, labirintico e sperimentale. Il bianco e nero, dominato dal compromesso con la gamma dei grigi, è capace di generare un orrore arcano nelle tonalità più chiare o accecanti, nel gioco delle ombre, nel magnetismo gelido degli enigmi disturbanti e larvali. Nell’insieme leggendario resta celebre e ampiamente depredata dal cinema a venire la scena della sepoltura di David Gray, ripresa in soggettiva dal feretro al culmine di un incubo realistico e penetrante.

5) 30 giorni di buio (30 Days of Night), 2007, di David Slade

Capolavori del passato, perle del presente. Slade, nel Gotha del cinema vampiresco, è inserzione doverosa. Col suo film spaventosamente losco, ripreso da una graphic novel di successo, facile nella premessa di raccontare quel che accade in un villaggio dell’Alaska dal tramonto all’alba, dove però la notte è lunga un mese e la zona è infestata di vampiri che aspettano la tenebra arrotando zanne aguzze e metalliche. E quando la notte, finalmente, cala il suo sudario cupo e funesto, incomincia la caccia. Tra i ghiacci si consuma una carneficina lacerante, rabbiosa, selvaggia, urlante. Horror puro, vampirismo e splatter manipolati e frullati in un lunapark dell’emozione folgorante e velenoso. Premessa facile, vero. Ma sviluppo vertiginoso, stilisticamente molto saldo nell’eleganza severa e ferrigna, molto giocato sui fondali darkissimi della notte nordica a contrasto col bianco della neve nell’impasto rosso sangue.

4) Ragazzi perduti (The Lost Boys), 1987, di Joel Schumacher

Un quindicina di pezzi da perderci la testa, valanga rock e variazioni pop, qualche incursione melodica per un horror di culto. In due parole: Ragazzi perduti. E tutto il meglio degli anni Ottanta al cinema in tema di generazioni sediziose, ingovernabili, fermentate. Insomma INXS, Lou Gramm, The Rascals, Run-D.M.C. e via così, coi gioielli Don'tLet The Sun Go Down On Me di Elton John riletta da Roger Daltrey e People Are Strange dei Doors rivisitata da Echo& The Bunnymen. Già i Doors. Quello è lo spirito. Col fantasma di Jim Morrison aleggiante nel manifesto e dietro gli occhiali scuri di Jason Patric sosia perfetto. E tutta l’estetica un po’ maledetta dell’epoca raccolta nella cattiveria di Kiefer Sutherland che fa il capovampiro, col suo seguito di lost boys dall’aria heavy metal. La colonna sonora resta fondamentale, qua, per sostenere tutto il peso emotivo del film, rinfrescando il genere cinematografico e contribuendo a buttare le basi dei videoclip di oggi.

3) Vampires (id.), 1998, di John Carpenter

Un mito. Con dentro tutto il Carpenter più greggio, disadorno, irruente. Vampiri in estetica western, belve strepitanti nella polvere sparate dall’oscurità come proiettili mentre là fuori il loro cacciatore Jack Crow, vale a dire un meraviglioso James Woods, li aspetta, altrettanto spietato, per mandarli in fumo, crepitanti e incendiati sotto il sole. Dall’altra parte il Valek di Thomas Ian Griffith, il Maestro Vampiro che Crow, alla resa dei conti, sfida a mani nude, meglio di un O.K. Corral ma niente John Sturges, piuttosto Sergio Leone che da lassù spedisce fasci luminosi e approvanti. Leggendario l’assalto di Valek alla bella morbida Sheryl Lee, per lui molto, molto appetitosa, quando dal soffitto dov’è letteralmente incollato le piomba sopra per morderla. Ruvido, elettrico, epicamente lugubre e rock il suono cadenzato della chitarra che fa da colonna sonora sulla composizione elementare di Carpenter medesimo e stupefacente.

2) Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens), 1922, di Friedrich Wilhelm Murnau

Prima di tutto una grande lezione di cinema. Horror e non. Murnau viaggia nel cuore dell’Espressionismo deformante senza lasciarlo battere ma piantandogli su il paletto della realtà trasfigurata di echi romantici. Ecco l’orrendo Topo dai poteri ipnotici ondeggiante, flottante, minaccioso, profeta e trasportatore di morte avanzare nel turbine di una coscienza collettiva già minata dal presagio della Storia a venire. Il Conte Orlock assetato di sangue capace di far “sentire” la sua presenza oltre la fisicità, la nave Demeter più torva e spettrale che mai col suo carico di sepolcro, la calamità dominante nell’emisfero dello spirito, gli sfondi gotici, i riflessi pittorici goyeschi danzano attorno ad una rappresentazione che oltraggia costantemente l’evidenza e affonda, quasi, nella psicologia. Abbandonandosi nell’ebbrezza concupiscente del gioco di contrasti e mezzitoni ad una lettura tutta nuova dell’antagonismo fra il Male e il Bene.

1) Il buio si avvicina (Near Dark), 1987, di Kathryn Bigelow

Puro urban style 80’s sul camper selvaggio lungo gli asfalti dell’Oklahoma. Ecco i Nuovi Vampiri in cerca di prede nel più intrigante, magnetico e incantatore tra i film capaci di sfidare l’oltretomba. È l’apoteosi dell’universo teen nell’incursione di genere, l’estasi della vampira Mae per il bel Caleb, la gang scatenata e cadaverica in cerca di sangue fresco on the road o rovistando tra i locali per scovare vene pulsanti da mordere, stavolta senza canini. Linea neoromantica e carneficina frullate nella musica dei Tangerine Dream (colonna sonora abbacinante, profonda nell’ebbrezza estatica), nella patina punk, nel super paradigmatico intrico attorno al malessere e al disadattamento giovanile. Tutto modernissimo, precursore di altre estetiche e successive, pallide decalcomanie di un’intuizione: che l’ancora 35enne Bigelow sfodera alla sua maniera asciutta e fosforescente,  facendo brillare nel buio di quella pallida gioventù bruciata le scintille del sentimento.

… e altri 10 vampiri da non seppellire

I vampiri di Salem's Lot (A Return to Salem’s Lot), 1987, di Larry Cohen

Dracula di Bram Stoker (Bram Stoker’s Dracula), 1992, di Francis ford Coppola

Lasciami entrare (Låt den rätte komma in), 2008, di Tomas Alfredson

Dracula (id.), 1931, di Tod Browning e Karl Freund

Ammazzavampiri (Fright Night), 1985, di Tom Holland

Daybreakers – L’ultimo vampiro (Daybreakers), 2009, di Maichael e Peter Spierig

Per favore non mordermi sul collo!(Dance of the Vampires), 1967, di Roman Polanski

Solo gli amanti sopravvivono (Only Lovers Left Alive), 2013, di Jim Jarmusch

Dal tramonto all’alba (From Dusk till Dawn), 1996, di Robert Rodriguez

Underworld (id.), 2003, di Len Wiseman

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