Claudio Trionfera

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Accadde per davvero, la notte dell’8 maggio ’45, che tra i canti, i balli e gli sventolii di bandiere inglesi che festeggiavano la vittoria nella guerra si aggirassero in incognito le sorelle reali Elizabeth e Margareth Windsor. Così. Come nulla fosse. Per vivere l’emozione popolare o per curiosità non è dato di saperlo, almeno per come si verificò la cosa nella realtà.

Nel film Una notte con la regina (dal 7 aprile al cinema), invece, le cose sono un po’ più chiare sebbene – logicamente – più romanzate e abbastanza fitte di bollicine nella misura narrativa che molto si addice al regista Julian Jarrold (gli si devono, in passato, Becoming Jane – Il ritratto di una donna contro sulla vita di Jane Austen e Ritorno a Brideshead dal romanzo di Evelyn Waugh oltre varii adattamenti letterari per la tv) molto incline a guardarsi indietro nel tempo e a vestire i suoi attori con gli abiti d’una volta.

Un’occasione unica

La storia parte dalla Storia, perciò. Prodiga di supporti documentarii accompagnati proprio in apertura dalla voce e dalla figura di Winston Churchill che proclama la fine del conflitto e la vittoria che ne deriva. Immagini in bianco e nero, milioni di teste esultanti per le strade, masse acclamanti davanti al cancello di Buckingham Palace,  apoteosi popolare che il film si sforza, anche con successo, di riprodurre passando dal realismo dei cinegiornali alla finzione dello schermo. Spostando poi la macchina da presa tra i corridoi e i saloni del palazzo reale con il re Giorgio VI (Rupert Everett), sua moglie la regina Elizabeth Bowes-Lyon (Emily Watson) e le loro scalpitanti figlie Elizabeth (Sarah Gadon) e Margaret (Bel Powley) che premono per uscire, mischiarsi tra la gente, in una occasione davvero unica per non restare chiuse, come dicono, “in quest’orribile mausoleo per il resto delle nostre vite”.

La scorta distratta

Regina rigida, re un po’ meno anche perché indaffarato con un discorso del quale non riesce a venire a capo. Permesso dunque accordato. Magari con la riserva di rientrare all’una di notte al massimo, di rimanere soltanto tra le mura del Ritz e con la scorta di due ufficiali dell’esercito. Tutt’altro obiettivo, invece, quello delle due sorelle principescamente pestifere le quali, dribblando facilmente il controllo dei due militari invero assai beoti, se la svignano dal lussuoso hotel per guadagnare la strada e gli incontri casuali, lasciandosi trascinare dal fiume di folla urlante e bevente dalla malfamata Soho alle caserme di Chelsea.

Identità svelata

Il caos è tale che le sue sorelle si perdono subito, Margaret con l’incoscienza della 14enne qual è mentre Elizabeth, che di anni ne ha 19, è costretta a inseguirla per tutta Londra. È proprio lei, però, tra una corsa e l’altra, a fare l’incontro illuminante che le scalda il cuore – ovviamente senza rivelarsi - con l’aviere Jack (Jack Reynor), disgustato dalla guerra, vagamente eversivo, in piena diserzione dal turno di servizio. Altri equivoci, altre fughe. Le due sorelle si ritrovano alfine, quando diventa inevitabile anche la scoperta della loro identità di principesse. Anche con Jack, che al posto della rosea  smarrita giovinetta appena conosciuta si ritrova di fronte la futura regina d’Inghilterra. Con la quale, dopo l’innocente intreccio di sentimenti e un fuggevole bacio, l’addio diventa ineluttabile, fatale e un po’ struggente. Prima che tutto ritorni al suo posto nel cuore di Buckingham Palace.

Verità, finzione, scandalo

Le cronache narrano che i fatti si svolsero in parte così. Salvo omissioni, le due principesse sarebbero state nei saloni dell’hotel Ritz e alla mezzanotte sarebbero rientrate a palazzo. Quel che accade dopo nel film, dove Margaret ed Elizabeth rientrano invece all’alba, è uno sliding doors molto intrigante e suggestivo, col fascino eterno delle Vacanze romane e della Cinderella ribaltata nell’incontro – quante volte ribadito in tante forme nel cinema – tra due figure così diverse fra loro, socialmente inconciliabili, protagoniste di amori “possibili” solo quando la vera identità dell’una viene nascosta all’altra.

Proprio tutto inventato? Fino ad un certo punto. Chissà, se escogitando questa vicenda, Jarrold non abbia pensato a quel che capitò veramente a corte, con echi anche scandalistici nei primi anni Cinquanta, fra la principessa Margaret e il colonnello della RAF Peter Townsend, aviatore eroe della seconda guerra mondiale, scudiero prima di re Giorgio VI poi di Elisabetta II: storia d’amore destinata a morire anche per l’impossibilità di concludersi in matrimonio, essendo Townsend divorziato.

Commedia dal tocco “british”

Insomma un pizzico di pepe in più su un film che si propone con modi di commedia sentimentale e commedia tout court deliziosamente british su fondali storici, lontana da tentazioni di affresco, qua e là con un tocco di humour che la rende vaporosa e colorata tra le pieghe di cadenze scattanti nella rotondità narrativa. Anche un favola, però, con i suoi contorni di Alice alla scoperta di mondi sconosciuti, qua identificati nelle realtà umane, a volte perigliose, ignote tra i corridoi ovattati di Buckingham Palace.

Un mondo reale dove affiorano, in un passo abbozzato ma abbastanza riuscito, certe tensioni sociali apparentemente contraddittorie rispetto ai climi di tripudio collettivo  che seguono la fine vittoriosa della guerra. Nella notte turbolenta e sorprendente c’è spazio anche per raccontare, sia pure a piccole dosi, le ostilità e gli attriti fra esercito e aviazione inglesi, le angustie delle classi più disagiate, la consapevolezza dei tanti morti seminati dal conflitto e dai suoi orrori, l’ironia un po’ sprezzante verso la Francia nonostante la felice alleanza di guerra.

Attori di qualità

In linea, si può dire, con questi esiti validi e concreti, una recitazione aperta a molti passaggi di qualità, a partire da quelli interpretati dalla sempre magnifica Emily Watson nei panni della regina a Rupert Everett imperturbabile e svagato in quelli del re.  Bel Powley è una Margaret simpaticamente frivola fiancheggiata e tutelata da Sarah Gadon che regala sguardi intensi e grandi occhi a sua sorella Elizabeth. Spesso rivolgendoli all’aviere romantico Jack Reynor del quale s’è davvero innamorata.

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