Cinema

Un mondo fragile di César Augusto Acevedo: backstage e intervista

Il regista colombiano inquadra un microcosmo rurale e la sua valorosa e disperata lotta per la sua identità

Un mondo fragile

Simona Santoni

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Campi di canne da zucchero alte e soffocanti a perdita d'occhio... Immagini potenti e soverchianti inquadrano la lotta valorosa e disperata di un piccolo nucleo rurale per mantenere la sua identità. Dal 24 settembre al cinema con Satine Film, Un mondo fragile è l'opera prima di César Augusto Acevedo, colombiano premiato al Festival di Cannes con la Caméra d'Or per il miglior esordio.
Tracciato da un ritmo lento e dolente, il film è ambientato nella Valle del Cauca, terra d'origine del regista trentunenne, che mette in scena un microcosmo in difficoltà per raccontare come la falsa illusione del progresso tecnologico abbia minacciato la storia e la memoria di un intero popolo.

Vediamo una famiglia composta da cinque persone, una piccola casa, un albero circondato da un campo di canne da zucchero. Alfonso (Haimer Leal) è un vecchio contadino che, dopo diciassette anni, torna dalla sua famiglia per accudire il figlio Gerardo (Edison Raigosa), ora gravemente malato. Ritrova la donna che un tempo era la sua sposa (Hilda Ruiz), la giovane nuora (Marleyda Soto) e il nipote (Felipe Cárdenas) che non ha mai conosciuto. Il paesaggio che lo attende, però, sembra uno scenario apocalittico: vaste piantagioni di canna da zucchero circondano la casa e un'incessante pioggia di cenere, provocata dai continui incendi per lo sfruttamento delle piantagioni, si abbatte su di loro. L’unica speranza per tutti è andare via, ma il forte attaccamento a quella terra rende le cose più difficili. Dopo aver abbandonato la sua famiglia per tanti anni, Alfonso ora cercherà di salvarla.

In questo video in esclusiva momenti del backstage di Un mondo fragile e dichiarazioni di César Augusto Acevedo e del direttore del suono Felipe Rayo:

Un mondo fragile ha il patrocinio dell'Associazione Slow Food Italia. "Il pianeta malato ha bisogno che ce ne prendiamo cura e che rimettiamo al centro l’uomo e la natura, sacrificando lo sfruttamento della terra e la speculazione", ha detto Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia. "Il film è ambientato in Colombia ma le vicende che narra potrebbero benissimo avvenire in Italia o ovunque nel mondo".

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