Claudio Trionfera

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Dov’è Penelope?”. Furibonda e ossessiva è la domanda dell’uomo tornato dal fronte dopo sette anni (fatidici…) in cerca della moglie perduta. È attorno al suo fosco peregrinare che gira Ulysses: A Dark Odyssey (in sala del 14 giugno, durata 115’) di Federico Alotto - trentaquattrenne filmmaker, scrittore e musicista - rivisitazione contemporanea, anzi futura, dell’Odissea omerica di esiti sorprendenti e spiazzanti, pari all’ardimento di una produzione complessa nata dalla fusione di attori e registi  d’ingegni  ed esperienze diversi. Risultato: un film di pregio creativo e bella intuizione capace di accostare una vocazione avanguardistica  e chiaramente autorale ad un preciso percorso spettacolare, in parte anche commerciale: in un insieme emotivo e coinvolgente su fondali drammatici ed esplorazione di generi differenti.

Torino diventa simbolo di violenza e degenerazione

C’è Ulisse, naturalmente. Si chiama Johnny ma si fa chiamare Nessuno (Andrea Zirio, che con Alotto è anche autore della sceneggiatura), torna dopo sette anni da un immaginario fronte mediorientale in una Taurus City (Torino) sprofondata nella distopìa più esasperante e incomincia a cercare sua moglie Penelope (Anamaria Marinca). Mica facile. Anche perché siamo alla fine del 2020, immersi in una specie di apocalisse metropolitana, all’alba degli Stati Uniti d’Europa ridotti a nazione unica e indivisibile governata da una “dittatura illuminata” che, detta così, è in orbita di ossimoro. Comunque unica soluzione politica, a quanto pare, per contrastare droga, immigrazione e violenza d’ogni risma nella deriva delle coscienze.

Le “stazioni” di un percorso per ritrovare il passato

Così Nessuno incomincia la sua febbrile perlustrazione. Prima impazzando nudo per le strade e facendo irruzione nel suo vecchio appartamento ovviamente abitato, adesso, da altri; poi, in fedele ottica omerica legata ai motivi del viaggio e del ritorno, tocca una serie di “stazioni” – affiancato dal fido ex commilitone Niko (Drew Kenney) - che gradualmente potranno condurlo alla mèta. Da uno spazio orientale a uno greco,  un bunker, un Gipsy Camp, un’Opera House, a preparare il coup de théâtre conclusivo. Tra orrori, allucinazioni e scoperte. E personaggi incontrati o ritrovati, amici e soprattutto nemici, una gendarmeria nerissima che gli dà la caccia: tutti però con la funzione, più o meno consapevole, di ricostruire pezzi di sé e lastricare la strada per riportarlo alla sposa d’un tempo.

Un cast di rilievo anche internazionale

Queste figure, in parte riconoscibili attraverso l’attualizzazione dell’intrico, si associano ad artisti importanti, componendo un cast di rilievo, anche internazionale spesso chiamato a recitare con solennità di palcoscenico: il kebabbaro Pòpov (Stewart Arnold), il “Dio dei venti” Aeo (Giovanni Mancaruso), Mr. Ocean (Danny Glover), l'enigmatica transessuale Hermes (Mario Acampa), la fascinosa maîtresse Cici (Sigal Diamant), The Seer (Skin, la cantante leader degli Skunk Anansie), oracolo che aiuterà Ulisse/Johnny/Nessuno a ricordare il suo passato, la seduttiva Kaly (Charlotte Kirk) e Alcyde (Udo Kier).

L’apoteosi nera della deriva metropolitana

Non solo semplici attori ma anche elementi narrativi e figurativi tout court: in un film che il molto deve alla fotografia (di Davide Borsa) dai tratti psichedelici. E che il suo regista ama semplicemente definire una dark love story, probabilmente (auto)riducendone la prospettiva; perché questa Odissea neo-epico-mitologica  s’inventa un genere originale ed esteticamente ibrido tra incantesimi funesti , visioni da fornace e scorciatoie narrative. Colpo di genio o quasi. Con uno stile che nel fermento urbano più viscido e untuoso  affoga pop art, videogioco, fumetto, visual novel e iperrealismo ludico. Senza dimenticare, accanto ai costrutti di genere bellico e azione, la dimensione del trash e dell’horror fin quasi a sconfinare nello splatter.

Tutto dentro insomma, nell’apoteosi  della deriva metropolitana, ma con la luce dei sentimenti più ostinati che guida il cammino di questo Ulisse rinnovato e felicemente ritrovato. La selezione musicale, in linea con il racconto e i suoi snodi più significativi, si muove bene tra l’elettronica Let’s Go! di Lensko, la pianistica Week#10 di Fabrizio Paterlini, l’idillica e onirica The Beauty of Love III del Pilates Music Ensemble, l’intensità rock di I’m A Wanted Man di Royal Deluxe che accompagna i titoli di coda.

Voto: 3/5
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