Cinema

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri: 5 motivi per vedere il film di Martin McDonagh

Frances McDormand è l'antieroina furiosa di una commedia provocatoria e divertente dove la rabbia genera una carambola di rabbia deflagrante

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Simona Santoni

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Venezia si rivelerà di nuovo profetica sulla strada degli Oscar (alcuni dei film recenti più apprezzati dall'Academy vengono proprio dal Lido, da Il caso Spotlight a Birdman)? Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh alla Mostra del cinema del 2017 ha raccolto l'entusiasmo di critica e pubblico e il premio per la migliore sceneggiatura. Strizzando un po' l'occhio agli appetiti festosi di chi si ciba volentieri di umorismo nero godereccio e cinismo intelligente, ha riempito gli animi di ardore grondante. Colmando teste e pance. 
Ai Golden Globe ha vinto tre statuette, tra cui quella per il miglior film.

Commedia nera e profonda dall'11 gennaio 2018 nelle sale italiane, è un film da vedere e gustare. Una storia esplosiva, corrosiva, divertente, piena di colpi bassi. Che lascia, sotto lo strato corposo delle risate, il malinconico ritratto in bassorilievo di un'America (e un'umanità) vera, drogata di odio ma ancora capace di amare. 

Ecco 5 motivi per vedere Tre Manifesti a Ebbing, Missouri.

 

1) Quell'inaffondabile di Frances McDormand

Frances McDormand è Mildred, la protagonista che non si arrende e spolpa le calcagna di chi vuole fermarla. Eroina e antieroina. Madre furiosa, cerca verità e giustizia per la figlia, violentata e uccisa. Per svegliare la polizia del posto, che ancora non ha trovato il farabutto responsabile e si perde in discrimazioni verso omosessuali e neri, noleggia tre cartelloni giganti dove fa scrivere tutta la sua rabbia. Scatenerà un vortice di reazioni sempre più catastrofiche.

Con aria da cowboy che mai indietreggia (per la camminata si è ispirata a John Wayne), McDormand è un'iperbole (per lei Golden Globe). Un'inaffondabile che non ha nulla da perdere, perché è già affondata. Un personaggio deflagrante. 

2) Sceneggiatura da rodeo

Mix rock di umorismo, violenza e umanità ferite, Tre manifesti a Ebbing, Missouri danza su una sceneggiatura provocatoria e divertente, scritta dallo stesso regista britannico Martin McDonagh. Assolutamente scorretta, scanzonata, devastante.

Con il sapore del western, sgroppa e si agita, non si fa scrupoli. Woody Harrelson, capace di sfumature sotterranee, interpreta il capo della polizia della cittadina di Ebbing, nel Missouri. È l'unico saggio che sa trovare la verità più profonda dei cuori. Si barcamena tra razzismo, omofobia, odio. La sua battuta clou: "Se mi libero di tutti i poliziotti razzisti me ne resterebbero tre e tutti e tre odierebbero i froci".

3) Sam Rockwell incontenibile

Sam Rockwell è uno spasso. Da prendere a pugni. È la feccia dei poliziotti di Ebbing. Violento, sbruffone, omofobo, razzista, sessista, una scheggia impazzita. Finché non arriva al capezzale della mamma, ancora più brutale di lui, e si riscopre un mammone irrisolto

Per l'attore statunitense Golden Globe come migliore interpretazione da non protagonista. Se c'è un cuore che sa trovare il giusto anche in lui - nei panni del vicesceriffo folle Dixon - allora significa che il mondo ha speranze. 

4) Quanta violenza! Ma la rabbia non risolve

Ebbing è una strana cittadina dove puoi trapassare un pollice altrui con un trapano, buttare una persona dalla finestra o appiccare incendi senza rischiare la minima sanzione. Ebbing è un concentrato di violenza, dove la violenza innesca nuova violenza, sempre più grave e corrosiva. 

Ma è in questa valanga di odio che spunta la scintilla che tutto svela: "La rabbia genera altra rabbia". Già. "L'odio non ha mai risolto niente". Vero. 

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri inizia con la rabbia, la percorre nelle sue più oscure derive e reazioni, ma finisce con una luce di perdono. Eccolo lì il messaggio.

5) L'America dell'odio e dell'umanità

Nell'affresco di questa America di provincia intollerante, McDonagh riesce però a scovare la sua anima più calda. "Il segreto del film è cercare un grano di umanità in ciascuno di noi", aveva detto il regista sceneggiatore a Venezia. 

Di fianco ad atti di violenza quasi inguardabili, ecco che sbucano inaspettate stille di sincera tenerezza. Alla rabbia fa da contraltare l'amore. 

Voto: 4/5
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