Claudio Trionfera

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Viaggia in equilibrio perfetto tra commedia e dramma, sorrisi ed emozioni  Toglimi un dubbio (nelle sale dal 21 giugno, durata 95’) di Carine Tardieu, 45enne parigina - regista, sceneggiatrice e scrittrice all’opera terza dopo La Tête de Maman (2007) e Du vent dans mes mollets (2012) – che dopo essersi occupata in passato di madri, passa adesso ai padri. Con una rappresentazione “genetica” grondante tenerezze e sfumature che un po’ sfottendo il suo protagonista innesca una bomba dopo l’altra in un folle spiegamento di artifici e coincidenze in un costante rimpasto degli affetti.

Quell’analisi "fatale" per scovare malattie ereditarie

Di dubbi, in verità, la storia ne semina parecchi. Ma quello dominante rischia di travolgere la vita di Erwan (François Damiens), artificiere vedovo e solitario che oltre sminare vecchi proietti bellici dai campi brètoni si trova a disinnescare una bomba capace di squassargli l’esistenza: la scoperta che Bastien (Guy Marchand), l’uomo che lo ha allevato e curato per più di quarant’anni tra grandi affetti non è suo padre; e che il papà biologico sta, ovviamente, da un’altra parte. Succede tutto per caso. Un’indagine genetica per verificare (dubbio numero due) malattie ereditarie su sua figlia Juliette (Alice de Lencquesaing) rimasta incinta (forse: dubbio numero tre) d’uno sciagurato e paff, ecco la sentenza.

Un papà settantenne stravagante, lunare e simpatico

Dalla sorpresa alla ricerca, Erwan si mette a caccia del vero padre e lo trova in Joseph (André Wilms), settantenne stravagante, lunare e simpatico, antica fiamma di sua madre, col quale, prima di manifestarsi da figlio, intreccia un corposo rapporto che lo conduce ad un’altra squassante rivelazione: Anna (Cécile de France), la dirompente vibrante veterinaria che lo blandisce e della quale s’è innamorato è figlia, pure lei, di Joseph. Dunque sua sorella.

Incastri e simmetrie con la precisione di una miniatura

Nell’esuberanza di sentimenti anche contradditori, il film è costruito con la precisione di una miniatura, tutto incastri e simmetrie andanti sulla scia delle migliori tradizioni letterarie, teatrali e cinematografiche con citazioni obbligate, naturalmente nelle relative proporzioni,  per Ernst Lubitsch e Pierre de Marivaux. Una bella porzione di elogi se la guadagnano gli attori con una recitazione di levità e misure omogenee, mai sopra le righe nonostante le continue sollecitazioni del racconto e le sue spinte centrifughe.

Di grande eleganza e mutevolezza la scelta musicale che passa dal Synth pop di F. R. David con Words alla pertinente nostalgia di Ma fille di Serge Reggiani (Ma fille, mon enfant/Je vois venir le temps/Où tu vas me quitter/Pour changer de saison…), alla sontuosa rivisitazione classica di Peter Braun in Lust auf Musik!: Großen Komponisten auf der Spur - Eine etwas andere Musikgeschichte – kapitel 24.

Voto: 4/5
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