Claudio Trionfera

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Emana un fascino raro Thelma (in sala dal 21 giugno, durata 116’) di Joachim Trier, cineasta 44enne nato a Copenaghen ma norvegese di fatto, tre film alle spalle (Reprise, 2006; Oslo, 31 august, 2011; Segreti di famiglia, 2015). Lampi e intermittenze di mistero nella vita della giovane Thelma (Heili Harboe) che con la sua mente elettrica è capace di annientare gli oggetti del proprio desiderio. Sulle sponde di un film che esplora l’arcano cerebrale coi modi di un realismo quasi scientifico mantenendo sempre viva un cifra d’inquietante tensione su quella strana “malattia” che affligge la protagonista.

Sembra epilessia ma non lo è.  E i medici neppure sanno spiegare fino in fondo la matrice reale di quelle che chiamano “convulsioni non epilettiche psicogene”.  Fatto sta che Thelma, timida e timoratissima ragazza di provincia cresciuta nella più severa osservanza religiosa imposta dal padre Trond (Henrik Rafaelsen),  appena arriva a Oslo per frequentare l’università precipita negli abissi della mente.

Itinerario in un inferno paranormale e psicocinetico

Il clic scatta quando l’amicizia per la sua compagna di studi Anja (Kaya Wilkins) tende a sublimarsi trasformandosi in rapimento sentimentale; e il primo manifestarsi delle pulsioni erotiche, di una semplice gota arrossata per l’emozione o anche solo di un’impercettibile inconscia vibrazione aizzano il mostro invisibile che è in lei: traghettandola in un inferno paranormale e psicocinetico impossibile da governare. E che, di certo, ha a che fare con i sensi di colpa,la trasgressione alle prassi dettate da un padre che dilata la sua presenza ingombrante, religioso-integralista e autoritaria, il peso di una famiglia in piena celebrazione di sofferenza e depressione, l’ombra di un ricordo tremendo proveniente, come uno spettro, dal passato.

Spasimi, paure, visioni ed eventi sovrumani

Persone spostate o addirittura disintegrate, spasimi, paure, visioni, eventi scuri e sovrumani inseguono la natura pànica della storia legata agl’impulsi del sesso  e al crescendo sinfonico del desiderio, alle reazioni fisiche a una repressione mentale: facendo saltare in aria la perfezione asettica di un’esistenza nordica vincolata al rispetto delle regole.

Un’attrice sublime protagonista di uno studio “bergmaniano”

E imponendo il talento, per molti versi ancora tutto da scoprire, di un autore come Joachim Trier che usa con facilità disarmante il linguaggio fanta-thrilling: da una parte esponendolo in modo esemplare al soffio bergmaniano nello studio ghiaccio e metallico del dramma di Thelma (Heili Harboe attrice sublime) fotografato con bellezza da brivido (Jakob Ihre), dall’altra contagiandolo con i semi di una estetica del turbamento, del brivido e del mistero che risale lungo il cinema Hitchcock, De Palma e Cronenberg. Come il nero Serpente del Peccato che affligge gl’incubi di Thelma.

Voto: 4/5
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