Cinema

Tahar Rahim, intervista a un Babbo Natale speciale

L'attore francese è il protagonista di "Un amico molto speciale", commedia natalizia sopra i tetti di Parigi. "A destra l'Arc de Triomphe, a sinistra la Tour Eiffel: è stato un privilegio

Tahar Rahim

Simona Santoni

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L'abbiamo conosciuto col viso istoriato di sottili cicatrici, ragazzino costretto a crescere in fretta nel carcere de Il profeta. È stato un carismatico leader arabo ne Il principe del deserto e un padre cupo e problematico ne Il passato. Ma ora Tahar Rahim si mostra come mai l'abbiamo visto: vestito da Babbo Natale. Il trentatreenne attore francese lascia alle spalle i suoi ruoli più tenebrosi e si avventura in Un amico molto speciale, commedia natalizia per famiglie (e non solo) divertente e tenera, dal 4 dicembre al cinema. Il vestito di Babbo Natale che ha addosso Rahim, però, non è che un mascheramento da ladro di appartamenti. Peccato però che un bambino in cui si imbatte sia arciconvinto di aver di fronte davvero Babbo Natale, e di certo il piccolo non si lascerà scappare l'occasione di passare con lui la notte di Natale e di farsi portare sulla slitta con le renne.
Il falso Babbo Natale non si farà il minimo scrupolo a usare l'ingenuità dell'irresistibile bimbetto, dando vita a un improbabile buffo duo. Da una parte tutta la prestanza scenica e l'emotività cangiante e disincantata di Tahar Rahim, dall'altra gli occhioni sgranati e dolcissimi di Victor Cabal. 

Abbiamo intervistato Tahar Rahim, ex promessa, ormai concreta e valida voce del cinema francese.

Nel suo passato ci sono soprattutto ruoli drammatici e impegnati. Recentemente però ha partecipato alla commedia Samba di Olivier Nakache e Éric Toledano, non ancora uscita in Italia, e ora a Un amico molto speciale. Come mai ha scelto questa commedia di Natale?
"Era già da qualche tempo che volevo recitare in una commedia ma quelle che leggevo non corrispondevano alla mia idea di commedia, di umorismo e leggerezza. Ciò finché non sono venuti a cercarmi Olivier Nakache e Éric Toledano che mi conoscono da una vita e sanno che mi piace ridere e che amo la vita, cose che non avevo mai potuto mostrare prima al cinema. Ho iniziato così il mio approccio alla commendia. E anche Un amico molto speciale ha lo stesso tipo di humour. Quando ho letto la sceneggiatura ci ho visto un film fresco, una commedia di Natale proprio su Babbo Natale come non ce ne sono molte in Francia. Il mio personaggio mi piaceva molto, un uomo che incontra un bambino e lo usa mentendogli su qualcosa di molto importante: lo trovavo divertente e affatto naïf. C'è una complessità di relazioni, un rapporto incongruo e quasi malvagio. Fa sorridere ma emerge anche una moralità: il rapporto che si instaura è l'incontro tra un grande bambino e un piccolo bambino. Il grande bambino è destinato a diventare adulto e quasi un padre, il piccolo bambino a imparare a vivere senza un padre. È questo il regalo dell'incontro".

Com'è stato recitare con un bambino di 6-7 anni, il piccolo Victor Cabal? Ha stimolato il suo senso di paternità (Tahar Rahim è sposato con l'attrice Leïla Bekhti, ndr)?
"Mi è chiaro che un giorno diventerò padre: ho voglia di avere dei bambini. Al di là di ciò, questo film mi ha permesso davvero di guardare nuovamente ai bambini. A causa del mio lavoro e della mia vita non passo molto tempo coi più piccoli, coi miei nipoti... Ma per Un amico molto speciale mi sono ritrovato con Victor per nove settimane e questo mi ha ricordato quanto sono gradevoli i bambini e ho meglio capito la connessione con loro. È stato bello".

Nel film interpreta un falso Babbo Natale che manipola i codici del Natale: è stato divertente? Ama il Natale?
"È molto divertente interpretare un personaggio così particolare, che si maschera da Babbo Natale per poter rubare. È buffo. E sì, amo molto il Natale perché è un momento di incontro per mangiare e stare insieme, che permette a tutti di rivedersi. È una bella occasione per ritrovarsi".

In Un amico molto speciale ha recitato soprattutto di notte, sui tetti di Parigi: è stato un privilegio? 
"Assolutamente sì. È stato talmente un privilegio che una sera mi sono ritrovato sui tetti con un mio amico che lavorava nel film: a destra c'era l'Arc de Triomphe, a sinistra la Tour Eiffel, tutta Parigi illuminata in piena notte, abbiamo preso i piatti e abbiamo mangiato tutti e due tranquillamente così, su un terrazzo. È stato stupendo. C'erano tutta la forza e lo charme di Parigi, senza i problemi e gli inconvenienti. Tutti soli a Parigi".

Le piace il cinema italiano? 
"Sì, mi piace molto Matteo Garrone, Gomorra è stata una bella scoperta, incredibile. E poi mi piace il cinema di Paolo Sorrentino. Penso che attualmente siano i registi italiani più esportati e i più conosciuti in Italia. Alla facoltà di cinema ho studiato Fellini, Rossellini e mi sono affacciato alla commedia italiana, la Grande Époque. Mi sono tanto appassionato a C'eravamo tanto amati di Ettore Scola con Nino Manfredi e Vittorio Gassman, un film stupendo".

Ora sta per girare un nuovo film, Les Anarchistes di Elie Wajeman, con Adèle Exarchopoulos di La vie d'Adèle, ambientato nella Parigi di fine '800 all'interno di un gruppo anarchico...
"Sì. E ho appena terminato di girare la parte marsigliese di una di serie tv europea, The Last Panthers, con John Hurt e Samantha Morton. Appena dopo Les Anarchistes dovrei recitare per Kiyoshi Kurosawa, che farà un film in Francia".

Meglio il cinema o le serie tv?
"Amo le serie tv, ma preferisco recitare per il cinema. Le serie di oggi sono un po' il cinema alla tv; il problema però è che la televisione è un supporto che non permette il conforto del tempo. Va tutto molto velocemente ed è un lavoro veramente fisico".

Da adolescente nella sua cittadina di Belfort vinceva la noia andando al cinema e vedendo anche tre-quattro film a settimana. Da qui il suo desiderio di diventare attore. Ora ha tempo di vedere film?
"Purtroppo no, non ho molto tempo. Però in compenso ora li realizzo, ed è meglio". 

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