Cinema

Sylvester Stallone, I mercenari 2: ritorno col botto

Il suo nuovo film? Brutto, ma imperdibile (e con un cast da non credere). Così il divo di “Rocky” ha sbancato il box office

Yu Nan, Terry Crews, Sylvester Stallone, Randy Couture e Dolph Lundgren in una scena di I Mercenari 2 (AP Photo/Lionsgate-Millennium Films, Frank Masi)

Io adoro Sylvester Stallone, da sempre. Mi sembra una persona perbene, leale, un po' goffa e fin troppo sincera. Avete presente quelli che, dopo cinque minuti che vi conoscono, si sentono in dovere di mettere le mani avanti, snocciolando tutti i loro difetti? Lui lo fa con i film, da sempre: si mostra per quello che è, anzi quasi sempre si peggiora, scegliendo personaggi che somigliano a quello che era tanti anni fa. Un disperato di Hell's Kitchen, New York City, che a 15 anni aveva già cambiato 14 scuole. Oggi no, Sly è molto diverso: di anni ne ha 66, a dispetto dei critici (e delle molte boiate girate dagli Anni 70 a oggi) è entrato nella storia di Hollywood, spende moltissimo in beneficenza e si diletta a fare il pittore. Che ci crediate o no, i suoi quadri sono valutati decine di migliaia di dollari: del resto, vuoi mettere l'invidia degli ospiti quando, indicando la parete del soggiorno, puoi svelare che quello appeso è uno Stallone del periodo surrealista...

Comunque, torniamo al cinema: il 17 agosto è uscito il suo ultimo film, I mercenari 2. Sono due le cose da sapere: primo, è talmente brutto da provocare in noi, cultori dell'orrido, brividi di autentico piacere. Secondo, è il fenomeno del momento.

Nei primi quattro giorni di programmazione ha  sfiorato nel nostro Paese i 2 milioni di euro d'incasso, con una media  giornaliera (5.000 euro a sala) che in agosto è fantascientifica. In pratica, nonostante le vacanze e le temperature tropicali, circa 300.000  persone sono andate a vederlo. Anche negli Stati Uniti l'accoglienza è  stata ottima, con un incasso di circa 30 milioni di dollari (sempre nello stesso lasso di tempo), che sale a 43 a livello mondiale. Nessuno a questo punto di stupirebbe se il sequel superasse i risultati (ottimi) del primo episodio che, costato 70 milioni di dollari, ne ha incassati 266. Con queste cifre, è difficile sostenere che a gremire le sale siano solo legioni di tamarri in ciabatte e infradito, di quelli che fanno 15 chilometri con la stessa Big Babol.

La trama è semplice: ci sono tanti cattivi, ma i buoni li ammazzano tutti. Tecnicamente non sarebbero proprio buoni buoni, infatti fanno i mercenari, però in fondo al cuore hanno tanta sete di giustizia. E, se s'incazzano, scusate la ripetizione, sono cazzi: tenere il numero dei morti ammazzati è praticamente impossibile. L'impegno psicofisico richiesto allo spettatore è leggermente inferiore a quello di un videogame, perché non c'é console né joystick: gli attori sparano in autonomia, e tu ti godi in libertà una storia al cui confronto Cenerentola è neorealismo.

Eppure ci si diverte moltissimo, e il merito è proprio di Stallone. Non tanto per il ruolo di capo dei mercenari (chi avrebbe potuto contenderglielo?), ma in quanto artefice di un progetto sublime: quello (avviato nel primo film e ampliato nel secondo) di riunire in un unico set tutti quelli che, nel corso della sua carriera, gli hanno fatto concorrenza nel reame dell'action movie. C'è di tutto, in questa ultimate collection di picchiatori stagionati: divi del suo livello e seconde scelte, che hanno comunque incassato miliardi facendogli il verso. In prima fascia troviamo il suo storico rivale Arnold “Terminator” Schwarzenegger (65 anni) e Bruce Willis (57), l'immortale detective in canottiera della saga di Die Hard; dalle retrovie, invece, l'ex Rambo ha pescato reperti come Dolph Lundgren (54), l'armadio con le meches che in Rocky IV gli gridava “Ti spiezzo in due”, e Jet Li (solo 49!), ai quali nel secondo episodio si sono aggiunti altri due giganti del B movie come Jean-Claude Van Damme (51) e perfino Chuck Norris, tostissimo nonostante i suoi 72 anni.

Un cast nel quale l'astro nascente Jason Statham (45) fa la figura del bambino, e che sublima la voglia di revival degli esperti del ramo. Se ci fossero stati anche Steven Seagal e Wesley Snipes, l'Olimpo sarebbe stato al completo. Basterebbe già questo per correre al primo multisala disponibile, ma c'è di più. Gli attori fingono di calarsi nei rispettivi personaggi, ma in realtà ammiccano al pubblico rimanendo se stessi. A Schwarzenegger gridano: “Occhio, o sarai terminato!”, e nel bel mezzo di una sparatoria, c'è chi si chiede : “E adesso chi arriva? Rambo?”. Il risultato è meravigliosamente surreale, come una tela di Stallone: un conclave di cardinali del kitsch, alle prese con un rito che nessuno potrebbe celebrare meglio di loro.

Per avere un'idea del genere, ci voleva un genio. Per realizzarla, facendo oltre tutto un sacco di soldi, ci voleva Stallone. Ma la cosa più stupefacente è che, lo si capisce lontano un miglio, i suoi vecchietti si sono divertiti quanto lui a tornare in pista. A quanto pare lo spasso è contagioso: ne sa qualcosa Novak Djokovic, il fortissimo tennista serbo che ha accettato di apparire gratis  in un cameo.

Per una volta, la racchetta non gli serviva per vincere tornei, ma per spaccare qualche testa. La scena in questione è stata tagliata, ma il numero 2 del mondo non se l'è presa: pare anzi che se la sia goduta parecchio. E poi, sarà per la prossima volta: a proposito, quando esce I mercenari 3?

© Riproduzione Riservata

Commenti