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Suffragette, al cinema l'eroica lotta per il voto femminile: 5 cose da sapere

Londra, 1912. Nel cuore della battaglia delle donne con Helena Bonham Carter e Carey Mulligan. Alla scoperta di un sorprendente e pioneristico spirito ribelle

Suffragette

Simona Santoni

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"Preferisco essere ribelle che schiava". Le donne protagoniste di Suffragette sanno benne che per cambiare il mondo bisogna far sentir la propria voce al mondo. Anche in maniera piuttosto fragorosa. Il film della regista inglese Sarah Gavron ci porta nel Regno Unito di inizio Novecento, dentro le accese battaglie per l'emancipazione femminile e il diritto di voto alle donne.

Suffragette non è un'opera perfetta, ma è quanto mai utile. Serve a ricordare e a riflettere su ciò che è stato e su quello che deve ancora essere. Alle donne ricorda di non dare per scontati i propri diritti. A tutti gli altri che i diritti civili, politici e sociali dovrebbero essere una garanzia, non qualcosa da gestire tra pochi eletti e su cui alzare battaglie ideologiche. 

Dal 3 marzo al cinema, in prossimità della Festa delle donna e dell'anniversario dei 70 anni del primo voto delle donne in Italia nel 1946, ecco 5 cose da sapere su Suffragette:

 

1) Finzione e tanta storia

Sarah Gavron, regista classe 1970, stupita che la storia straordinaria delle suffragette non fosse mai diventata film, supportata da un team di filmmaker donne, ha deciso di raccontarla. Alle battaglie femminili ha voluto affiancare anche il ritratto di una donna comune che lavorava nella Londra del 1912. Ecco così che accanto a figure storiche importanti e realmente esistite come Emmeline Pankhurst (interpretata da Meryl Streep), Emily Wilding Davison (Natalie Press) e il Cancelliere dello Scacchiere David Lloyd George (Adrian Schiller), mette un personaggio di finzione, Maud Watts (Carey Mulligan), che diventa la protagonista accanto a cui si muove l'universo rumoroso delle suffragette. 
"Abbiamo svolto delle ricerche approfondite, studiando attentamente diari e memoriali inediti, registri della polizia e testi accademici", ha detto Gavron. "La sceneggiatrice Abi Morgan ha passato in rassegna montagne di documenti ed è riuscita a forgiare il ritratto autentico di una donna del suo tempo la cui coscienza politica viene risvegliata".
Maud partecipa a eventi realmente accaduti, intreccia il suo percorso con quelle di donne chiave nel tragitto di riconoscimento del diritto al voto femminile.

2) Sorprendente e pioneristico spirito ribelle

"Never surrender, never give up the fight" (Mai arrendersi, mai smettere di lottare) è la frase con cui Emmeline Pankhurst, leader e fondatrice dell'ala armata delle suffragette inglesi, incitava le donne a conquistare parità di diritti.
È sorprendente e meraviglioso lo spirito pionieristico di queste donne rispetto alla loro epoca. La loro lotta era pasionaria, eroica ed estrema. Infrangevano ogni tabù e convenzione della società di quel tempo. Interrompevano le comunicazioni tagliando i fili del telegrafo, facevano saltare in aria le cassette della posta, attaccavano proprietà private eccellenti, finivano in prigione e ingaggiavano scioperi della fame per attirare l'attenzione sulla loro lotta contro uno Stato sempre più brutale e sordo. "Distruggiamo le finestre del governo coi corpi delle donne", "Rompiamo le vetrine perché la guerra è l'unica cosa che capiscono gli uomini", sono alcune delle frasi da ricordare da Suffragette

3) Il finale scioccante e l'insegnamento di Emily

Il finale di Suffragette è scioccante e porta indubbiamente a chiedersi: "Ma è successo davvero?". Sì, è successo davvero. (Non legga oltre questo punto chi teme lo spoiler, anche se stiamo parlando di Storia).
Aveva 41 anni, Emily Wilding Davison. Il 4 giugno 1913, al derby di galoppo di Epsom, si lanciò contro il cavallo del re Giorgio V, cavalcato dal fantino Herbert Jones. Aveva con sé la bandiera viola, bianca e verde del WSPU (Women's Social and Political Union). C'è stata una forte discussione, a posteriori, su quali fossero state le sue reali intenzioni: il martirio, com'è stato, o un semplice gesto per dare visibilità al movimento, attaccando le bandiere del movimento alle briglie del cavallo, come sostennero le sue compagne? 
Di certo fu un atto estremo, il suo, ma ci lascia un insegnamento da cucire nel cuore, tramite le parole che Emily in Suffragette dice a Maud prima di correr via: "Non smettere mai di lottare".
Una curiosità? Il termine "suffragetta" era stato coniato in senso derisorio dalla stampa britannica per indicare le attiviste del movimento a favore del suffragio elettorale alle donne. A quel punto fu il movimento stesso ad appropriarsi del termine.

4) Elena Bonham Carter finamente senza maschere

Concentrandosi sulla storia di un solo personaggio, Gavron rende Suffragette più personale e intimo, dandoci la possibilità di soffrire o gioire per Maud. Ma sono Emmeline Pankhurst ed Emily Wilding Davison i personaggi su cui vorremmo vedere e sapere di più. Quando la lotta diventa guerra, vorremmo entrare di più negli ingranaggi interni di quel movimento coraggioso. Di sicuro Suffragette ha il merito di aizzare la voglia di aprire libri di storia e conoscere meglio.
Anche la battagliera Edith Ellyn, il personaggio interpretato da Helena Bonham Carter, è in parte veramente esistito, parzialmente ispirato dalla suffragetta Edith New.
Le interpretazioni sono tutte buone (nel cast anche Ben Whishaw, Brendan Gleeson e Anne-Marie Duff). Meryl Streep compare per poco ma quando lo fa trasuda carisma. Ma è Elena Bonham Carter a brillare, finalmente senza caricature o "maschere" grottesche. Per lei recitare in Suffragette è stata una sfida.
"Ha sfidato il suo bisnonno Herbert Asquith, dal 1908 al 1916 ministro in Inghilterra, un arcinemico delle suffragette, nei cui panni Helena si è proprio messa per girare la pellicola", ha raccontato Sarah Gavron. Quanto la regista ha proposto il ruolo alla Bonham Carter, l'attrice ha risposto: "Come potrei non fare questo film, tesoro?".

5) I diritti delle donne allora, le unioni civili oggi

"Riconoscere il voto alle donne significa distruggere la struttura sociale", echeggia da Suffragette in una Londra di inizio Novecento. Una frase che fa quasi sorridere oggi, se non fosse che richiama alla mente frasi simile lanciate recentemente contro il riconoscimento delle unioni civili e i diritti per le coppie omosessuali. La risposta LGBT potrebbe essere mutuata da quella delle suffragette: "Vuoi che rispetti la legge? allora voglio una legge rispettosa".
Prima dei titoli di coda del film, scorre un elenco in cui sono indicati in ordine cronologico Paese e relativo anno in cui è stato introdotto il diritto al voto per le donne. L'Italia, anche lì, tra i Paesi europei compare sul finire dello snocciolare
Ma nel mondo c'è ancora tanto da fare. L'Arabia Saudita solo nel 2015 ha consentito l'iscrizione alle liste elettorali per le elezioni municipali alle donne, che però non possono recarsi da sole ai seggi ma devono essere accompagnate da un uomo.
"Ancora 62 milioni di donne non hanno accesso all'istruzione nel mondo, hanno poca rappresentanza in politica", ha detto Sarah Gavron. "Le donne occupano il 22% dei posti in Parlamento, hanno poco accesso alla ricerca scientifica e a posti di potere".

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