Cinema

Suburra, la Roma nerissima di Stefano Sollima: 5 cose da sapere

La Capitale è cupa e insidiosa, come la pioggia di notte, in un thriller metropolitano dove politica, Vaticano e mafia si intrecciano

Suburra

Simona Santoni

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Roma e i suoi tormenti. Roma e quelle sue trame di pece nera, nerissima, nascoste e neanche tante nascoste. Roma e i suoi personaggi loschi che hanno già nei soprannomi (Rogna o Bacarozzo) tutta la sporcizia della città. La Capitale di Suburra di Stefano Sollima è cupa e insidiosa, come la pioggia di notte, tema visivo ricorrente del film.

Politica, Vaticano e mafia si intrecciano avvinti da un malcostume che impregna tutto e tutti, come l'acqua piovana che infradicia vestiti, scarpe e calzini e tocca gelida la schiena. Grandi uomini di potere e piccoli, nuovi criminali e vecchi, si muovono pericolosi e coralmente in un thriller metropolitano che anticipa i fatti di Mafia Capitale e si ciba avido di corruzione, riciclaggio di denaro, droga e prostituzione.

Dal 14 ottobre al cinema, in contemporanea è programmato dalla piattaforma on line Netflix, esclusivamente in America. 
Ecco 5 cose da sapere su Suburra:

 

1) La Roma nerissima che non è salvata da nessuno

Suburra è tratto dall'omonimo romanzo del 2013 di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, già autore di Romanzo criminale, ma se ne scosta abbastanza, tanto da eliminare completamente alcuni personaggi (tra cui il poliziotto, protagonista del romanzo) e lasciare solo quelli negativi, per volontà dello stesso Sollima. "Una scelta radicale negativa che ci ha aiutato", spiega Sandro Petraglia, sceneggiatore insieme a Stefano Rulli. "Non c'è un eroe positivo", gli fa eco Rulli, "nessuno salva il mondo: abbiamo accettato questa sfida stilistica, raccontare il mondo dall'interno".
Il film si svolge in una settimana, dal 5 al 12 novembre 2011, giorno dell'Apocalisse (caduta del governo Berlusconi), una trovata di sceneggiatura che vuole dare un punto di riferimento storico e temporale alla storia.

2) La Suburra non salva nessuno 

Se nessuno salva Roma, la Suburra di Roma non salva nessuno, né pescecani né pesci piccoli. Tutti si sporcano.
Nell'antichità Suburra era un quartiere ai piedi del Palatino, un ghetto dove c'erano bordelli e taverne, un punto di incontro tra nobili senatori e gente di malaffare: qui mondi distanti e apparentemente inconciliabili tra loro entravano in stretto contatto. 
Nella Roma di oggi un parlamentare corrotto (Pierfransco Favino) è pilotato dal boss "padrone di Roma", il Samurai (Claudio Amendola), che ha in ballo una grandissima speculazione edilizia sul litorale romano. Anche il delinquente tatuato e violento Numero 8 (Alessandro Borghi) è coinvolto nell'affare, mentre lo "zingaro" Manfredi (Adamo Dionisi) vuole farne parte. Da una nottata di droga e sesso finita male si innesca un devastante domino che insudicia e mette in pericolo tutti, nell'arco di sette giorni prima dell'Apocalisse. Coinvolge anche il debole e vigliacco Sebastiano (Elio Germano), vaso di coccio tra vasi di ferro, la prostituta Sabrina (Giulia Elettra Gorietti), la tossica e passionale Viola (Greta Scarano), fidanzata di Numero 8.
Il finale lascia qualche perplessità e una severa nota stonata in bocca: anche i più temibili e intoccabili sono in realtà toccabili? Sollima ci consegna una pia illusione poco credibile. O forse vuole dirci che, se tutti ci crogioliamo nella nostra impotenza, i pescecani sembreranno sempre inattaccabili?

3) Un film di genere dalle buone interpretazioni

Il ritmo di Suburra è incalzante per buona parte delle due ore di visione, aprendosi a qualche flessione solo nella parte finale. Stefano Sollima ha già firmato il buon ACAB - All Cops Are Bastards e le due serie tv di successo Romanzo criminale e Gomorra, tutti lavori molto maschi e crudi. Suburra conferma la strada intrapresa e quello stile nero e inclemente. I campi lunghi e la fotografia carica di Paolo Carnera accompagnano un'estetica noir ricercata e tesa e valide interpretazioni. Da segnalare il momento fortunato di Alessandro Borghi, viscerale e brutale, dallo sguardo spiritato da giovane perduto: il ventinovenne romano è stato recentemente protagonista anche di Non essere cattivo, alfiere dell'Italia per gli Oscar 2016. Anche il film postumo di Claudio Caligari inquadra un ritaglio di decadenza e delinquenza romana, ma in maniera più intima e per questo più potente, concentrandosi su fragilità e destini segnati di piccoli criminali qualunque. Suburra invece più che al cuore parla al gusto e all'effetto.
"Suburra è un racconto sulla città e sul potere", ha detto il regista. "Abbiamo iniziato due anni e mezzo fa a lavorarci con l'idea di fare un film allegorico, simbolico e non cronachistico. Ho voluto fare una sorta di gangster movie, un noir metropolitano un po' spinto: un film di genere per cui ho anche usato la macchina da presa in un certo modo, con campi lunghi". E ancora: "Suburra è espressione di un 'realismo di genere' dove il 'genere' - inteso nella sua accezione più classica, quindi spettacolare, avvincente ma anche popolare - si coniuga a un preciso e circostanziato racconto del mondo che ci circonda, dando vita ad un quadro, dipinto con estrema attenzione, della realtà di oggi e della sua spaventosa pericolosità". 
Prima dei titoli di coda la dedica di Stefano a suo padre Sergio Sollima, regista e sceneggiatore morto nel luglio scorso.

4) Il Samurai Amendola e Carminati di Mafia Capitale

Suburra era in lavorazione proprio nei giorni in cui scoppiava lo scandalo di Mafia Capitale. "Ho detto scherzando a De Cataldo che un giorno dovrà pagarci i diritti d'autore. So che il personaggio Samurai dovrebbe rievocare la figura di Carminati. La scelta di Amendola però non mi sembra azzeccata". A dirlo a Radio Cusano Campus è l'avvocato Giosuè Naso, difensore di Massimo Carminati, arrestato nel dicembre 2014 e affiliato all'organizzazione malavitosa romana Banda della Magliana. "Amendola è immediato, un po' grezzo, un po' greve. Carminati è più raffinato, più meditato, più fine, anche fisicamente. Da ragazzo era molto bello. Nell'interpretarlo avrei visto bene un Kim Rossi Stuart. Amendola nelle interpretazioni che va a fare è sempre un po' becero. Non credo però che un filmetto come Suburra possa influenzare i giudici nel processo. Non ho alcuna preoccupazione di tal genere".

5) Dal cinema alla serie tv

Se Romanzo criminale si ispirava alla storia della banda della Magliana, Suburra non può che esserne il seguito ideale. E come per Romanzo criminale dopo il libro e il film ci sarà la serie tv. Sarà la prima serie tv originale Netflix italiana, realizzata dai creatori di Gomorra - la serie in collaborazione con la Rai. Sarà costituita da 10 episodi ed esordirà in tutto il mondo nel 2017 su Netflix, rete di Internet Tv con oltre 65 milioni di abbonati. 

Voto: 3/5
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